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Via Fivy: un assaggio del Pianarella sulle orme di Calcagno

by Montagnatore
7 minuti di lettura

Il Bric di Pianarella è la più grande parete del ricco comprensorio di Finale Ligure. Ben visibile dall’autostrada dei Fiori, è caratterizzata da enormi erosioni rossastre. Le vie che la solcano, lunghe fino a 300 metri, garantiscono forte esposizione e difficoltà mediamente alte. La roccia è la quintessenza del fantastico calcare che rende tanto apprezzata Finale in Italia e non solo.

La via Fivy non affronta al centro il “paretone”: si mantiene nello spicchio più a sinistra, con una linea comunque di grande intuito ed eleganza, degna del suo più noto apritore: Gianni Calcagno, tra i primi a scovare su queste pareti itinerari di grande difficoltà. Nel caso di Fivy, chiodatura sicura, limitato ingaggio e difficoltà abbordabili ne fanno una via molto frequentata. Si tratta comunque di una salita da affrontare con il dovuto rispetto: i VI sono pieni, e i fittoni presenti solo dove necessario.

Prima salita: Gianni e Lino Calcagno, S. Ghislione e S. Sismondini, 1 giugno 1975

BRIC DI PIANARELLA (350 m) – VIA FIVY

Il Bric di Pianarella. La via Fivy sale sulla parte sinistra

Il Bric di Pianarella. La via Fivy sale sulla parte sinistra

INFO TECNICHE
Itinerario

Via Fivy

Gruppo Montuoso
Cima/ZonaSettoreBric Pianarella
Tempo

5 h (3,45 h la via)

Sviluppo

150 m

Avvicinamento

10 min

Discesa

35 min a piedi

Difficoltà D+6aChiodaturaS2
RocciaCalcareTipologia arrampicata
EsposizioneFrequentazioneAlta
Attrezzatura consigliata
Normale da arrampicata
12 rinvii
Periodo consigliato
Salita in data

06/11/2016

Ripetizioni
Cordata REDclimber

INDICAZIONI STRADALI

L’accesso è comodissimo: uscire dall’A10 a Orco – Feglino, dunque prendere a destra per Finalborgo. Il Bric di Pianarella è già ben visibile a sinistra. Parcheggiare dopo un paio di chilometri in prossimità di un ponticello con indicazione per l’Agriturismo Ca’ di Alice. Vari spiazzi lungo la strada.

Noi abbiamo parcheggiato qui

AVVICINAMENTO

Il sentiero parte di fianco a una cappelletta votiva (tabella CAI), e si inoltra nel bosco raggiungendo brevemente la base della parete. Seguire i segnali CAI in salita a sinistra, e dopo un paio di tornanti individuare un ometto con due triangoli rossi: una traccia abbastanza evidente sale a destra e porta in pochi minuti all’attacco della via, ancora dentro il bosco (scritta alla base).

RELAZIONE

1° tiro: salire la placca ben ammanigliata (IV, chiodo) dunque traversare a destra e uscire camminando su un terrazzo boscoso. La sosta è sotto un evidente diedro. 15 m, un chiodo

2° tiro: affrontare il diedro verticale sfruttando le fessure al centro (6a, fittoni). Superare lo strapiombo che lo chiude da sinistra, sfruttando due mono-diti (6a+); dunque riprendere a salire al centro del diedro, ora un poco più facile e “disturbato” da qualche solido albero… che però può fare comodo! Dopo una clessidra con cordone ci si può spostare sulla parete sinistra, con bella roccia lavoratissima e ottime maniglie (V-), poi si esce a destra sostando in un comodo grottino, grande clessidra con catena, (35 m, 6a+, 5 fix, due clessidre con cordino).

3° tiro: salire sopra la sosta con passo un po’ sbilanciante (V-, fix), dunque proseguire facilmente lungo la linea principale del diedro, qui un po’ sporco, che tende leggermente a destra. Superare uno stretto camino (V, fix e clessidra) dal quale si esce su un terrazzino a destra (vecchio cordone su pianta). Proseguire sulla placchetta lavorata soprastante (IV+) che porta a passare sotto un grande masso presso il quale si trova la comodissima sosta (35 m, V (due passaggi), 2 fix, una clessidra con cordino, un cordino su pianta).

4° tiro: superato uno strapiombetto ben ammanigliato, si traversa a destra con passo delicato in spaccata (6a, clessidra e fix). Si sale dunque verticalmente lasciandosi a destra la grande erosione rossastra. La roccia è semplicemente magnifica: ricca di buchi, cristallizzazioni, clessidre, che fanno quasi passare in secondo piano la crescente esposizione e le difficoltà sempre sostenute sul 5c/6a! Dopo un passo verticale (clessidra con cordino) si inizia a traversare a sinistra puntando a un grande tetto rosso sotto il quale si trova la sosta, un po’ appesa ma non troppo scomoda (35 m, 6a, 9 fix, 3 clessidre con cordone).

5° tiro: si continua a traversare a sinistra, sotto lo strapiombo, sempre in piena esposizione ma più facilmente (V, 1 fix, 1 clessidra e 1 chiodo un po’ basso), fino a uno spiazzo ai piedi di un’erosione – possibile uscire ora dalla via per il boschetto adiacente. Salire sul lato sinistro della “caverna”,  dunque traversare a sinistra sotto lo strapiombo sfruttando ottime maniglie (V+, 1 fix e un chiodo inutile). Con un ultimo passo atletico si esce presso una comoda grotta e si attrezza la sosta su pianta (30 m, 5b, 3 fittoni, 2 chiodi, 1 clessidra con fettuccia).

DISCESA

Traversare a sinistra sotto le rocce, fino a quando è possibile oltrepassarle in salita entrando in un boschetto piuttosto sporco. Salire per una decina di minuti fino a quando si incontra un sentiero, che si prende a sinistra. Raggiunto un ometto, si segue un’altra traccia più debole (segnata a bolli blu), che scende senza tanti complimenti. Tenere la sinistra a un paio di bivi finché non si incontra il sentiero marcato CAI; imboccare anche lui a sinistra tornando in breve all’auto (40 minuti scarsi dalla fine della via).

OSSERVAZIONI

Via che merita una ripetizione per la roccia fantastica e la linea coraggiosa. I primi tre tiri sono un po’ disturbati dalla vegetazione e hanno qualche tratto sporco; ma gli ultimi due ripagano pienamente l’intera salita. Qualche presa importante si presenta un po’ unta per i tanti passaggi.

RELAZIONE PDF

 

 

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Il diedro del secondo tiro

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Quarto tiro, attacco

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Inizio del quinto tiro

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Lo scenario grandioso del quarto tiro

 

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