Via Fivy: un assaggio del Pianarella sulle orme di Calcagno

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Il Bric di Pianarella è la più grande parete del ricco comprensorio di Finale Ligure. Ben visibile dall’autostrada dei Fiori, è caratterizzata da enormi erosioni rossastre. Le vie che la solcano, lunghe fino a 300 metri, garantiscono forte esposizione e difficoltà mediamente alte. La roccia è la quintessenza del fantastico calcare che rende tanto apprezzata Finale in Italia e non solo.

La via Fivy non affronta al centro il “paretone”: si mantiene nello spicchio più a sinistra, con una linea comunque di grande intuito ed eleganza, degna del suo più noto apritore: Gianni Calcagno, tra i primi a scovare su queste pareti itinerari di grande difficoltà. Nel caso di Fivy, chiodatura sicura, limitato ingaggio e difficoltà abbordabili ne fanno una via molto frequentata. Si tratta comunque di una salita da affrontare con il dovuto rispetto: i VI sono pieni, e i fittoni presenti solo dove necessario.

Prima salita: Gianni e Lino Calcagno, S. Ghislione e S. Sismondini, 1 giugno 1975

BRIC DI PIANARELLA (350 m) – VIA FIVY

Il Bric di Pianarella. La via Fivy sale sulla parte sinistra

Il Bric di Pianarella. La via Fivy sale sulla parte sinistra

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INDICAZIONI STRADALI

L’accesso è comodissimo: uscire dall’A10 a Orco – Feglino, dunque prendere a destra per Finalborgo. Il Bric di Pianarella è già ben visibile a sinistra. Parcheggiare dopo un paio di chilometri in prossimità di un ponticello con indicazione per l’Agriturismo Ca’ di Alice. Vari spiazzi lungo la strada.

AVVICINAMENTO

Il sentiero parte di fianco a una cappelletta votiva (tabella CAI), e si inoltra nel bosco raggiungendo brevemente la base della parete. Seguire i segnali CAI in salita a sinistra, e dopo un paio di tornanti individuare un ometto con due triangoli rossi: una traccia abbastanza evidente sale a destra e porta in pochi minuti all’attacco della via, ancora dentro il bosco (scritta alla base).

RELAZIONE

1° tiro: salire la placca ben ammanigliata (IV, chiodo) dunque traversare a destra e uscire camminando su un terrazzo boscoso. La sosta è sotto un evidente diedro. 15 m, un chiodo

2° tiro: affrontare il diedro verticale sfruttando le fessure al centro (6a, fittoni). Superare lo strapiombo che lo chiude da sinistra, sfruttando due mono-diti (6a+); dunque riprendere a salire al centro del diedro, ora un poco più facile e “disturbato” da qualche solido albero… che però può fare comodo! Dopo una clessidra con cordone ci si può spostare sulla parete sinistra, con bella roccia lavoratissima e ottime maniglie (V-), poi si esce a destra sostando in un comodo grottino, grande clessidra con catena, (35 m, 6a+, 5 fix, due clessidre con cordino).

3° tiro: salire sopra la sosta con passo un po’ sbilanciante (V-, fix), dunque proseguire facilmente lungo la linea principale del diedro, qui un po’ sporco, che tende leggermente a destra. Superare uno stretto camino (V, fix e clessidra) dal quale si esce su un terrazzino a destra (vecchio cordone su pianta). Proseguire sulla placchetta lavorata soprastante (IV+) che porta a passare sotto un grande masso presso il quale si trova la comodissima sosta (35 m, V (due passaggi), 2 fix, una clessidra con cordino, un cordino su pianta).

4° tiro: superato uno strapiombetto ben ammanigliato, si traversa a destra con passo delicato in spaccata (6a, clessidra e fix). Si sale dunque verticalmente lasciandosi a destra la grande erosione rossastra. La roccia è semplicemente magnifica: ricca di buchi, cristallizzazioni, clessidre, che fanno quasi passare in secondo piano la crescente esposizione e le difficoltà sempre sostenute sul 5c/6a! Dopo un passo verticale (clessidra con cordino) si inizia a traversare a sinistra puntando a un grande tetto rosso sotto il quale si trova la sosta, un po’ appesa ma non troppo scomoda (35 m, 6a, 9 fix, 3 clessidre con cordone).

5° tiro: si continua a traversare a sinistra, sotto lo strapiombo, sempre in piena esposizione ma più facilmente (V, 1 fix, 1 clessidra e 1 chiodo un po’ basso), fino a uno spiazzo ai piedi di un’erosione – possibile uscire ora dalla via per il boschetto adiacente. Salire sul lato sinistro della “caverna”,  dunque traversare a sinistra sotto lo strapiombo sfruttando ottime maniglie (V+, 1 fix e un chiodo inutile). Con un ultimo passo atletico si esce presso una comoda grotta e si attrezza la sosta su pianta (30 m, 5b, 3 fittoni, 2 chiodi, 1 clessidra con fettuccia).

DISCESA

Traversare a sinistra sotto le rocce, fino a quando è possibile oltrepassarle in salita entrando in un boschetto piuttosto sporco. Salire per una decina di minuti fino a quando si incontra un sentiero, che si prende a sinistra. Raggiunto un ometto, si segue un’altra traccia più debole (segnata a bolli blu), che scende senza tanti complimenti. Tenere la sinistra a un paio di bivi finché non si incontra il sentiero marcato CAI; imboccare anche lui a sinistra tornando in breve all’auto (40 minuti scarsi dalla fine della via).

OSSERVAZIONI

Via che merita una ripetizione per la roccia fantastica e l’ardimento della linea. I primi tre tiri sono un po’ disturbati dalla vegetazione e hanno qualche tratto sporco; ma gli ultimi due ripagano pienamente l’intera salita. Qualche presa importante si presenta un po’ unta per i tanti passaggi.

 

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Il diedro del secondo tiro

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Quarto tiro, attacco

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Inizio del quinto tiro

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Lo scenario grandioso del quarto tiro

 

 

 

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