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Spigolo Jori a Punta Fiames, una perla delle Dolomiti Ampezzane

by Montagnatore
18 minuti di lettura
Punta Fiames - Spigolo Jori

Il gruppo del Pomagnon, appena a nord di Cortina, rischia di figurare come il tipico vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro: montagne ben più alte e ingombranti, dai nomi evocativi, come Tofane Cristallo Sorapiss e Croda Rossa lo circondano, concedendogli giusto la visuale della splendida conca ampezzana e poco altro. Eppure proprio nel Pomagnon si trova una delle più belle arrampicate di IV/V grado delle Dolomiti: si tratta dello spigolo sud est di Punta Fiames, linea elegantissima ben riconoscibile dalle vie di Cortina, sopra i tetti dei negozi e degli hotel.

Salita nel lontano 1909 dalla guida di Rovereto Francesco Jori, nome non così famoso nell’olimpo degli alpinisti – ma era insieme a Tita Piaz alla prima dello spigolo della Torre Delago e nel 1921 compie la prima salita della parete nord est dell’Agner, senza nemmeno scomodare il VI grado – oggi è una via apprezzata e molto ripetuta, anche grazie alle soste attrezzate con resinati. Sui tiri però la chiodatura è ridotta all’osso, e i gradi sono decisamente “dolomitici”: cioè obbligati e sostenuti. La via Jori è in realtà una variante della via Dimai alla parete sud, che si segue per le prime 4 lunghezze, spostandosi poi per facile cengia sullo spigolo dove l’arrampicata diventa più verticale e sempre in bella esposizione fino in cima.

Prima salita: F. Jori, K. Broske, 1909

PUNTA FIAMES (2240 m) – VIA DIMAI + SPIGOLO JORI

Punta Fiames - Spigolo Jori

Lo spigolo visto dal bosco

INFO TECNICHE
Data Uscita16 Giugno 2018CompagniMario Brunelli, Luca Castellani
ItinerarioSalita alla Punta Fiames per la via Dimai e lo spigolo JoriZona MontuosaDolomiti Ampezzane - Pomagnon
Tempo 10 h (1,45 h avvicinamento, 6/8 h la via, 2 h discesa)Dislivello1000 m (400 m la via)
Località di PartenzaSS 51 fra Cortina d'Ampezzo e Fiames Quota partenza e arrivo1290 m - 2240 m
Difficoltà globaleD+ Difficoltà tecnicaIII con passi di IV la via Dimai; spesso IV e V la via Jori con due tratti di V+
ChiodaturaSoste su fittoni cementati (tranne le ultime due); chiodatura essenziale sui tiriMaterialeUna decina di rinvii, serie di friend
Tipologia arrampicata Soprattutto fessureRocciaDolomia ottima
Periodo consigliatoTarda primavera e autunnoLibro di vettaNo
Punti d’appoggioNessunoAcquaNo
Cartografia utilizzataMappa online KompassBibliografia utilizzataRelazioni online (Sass Baloss e Sergio Ramella)
Giudizio100100100100100Consigliata Sì, linea bellissima e arrampicata dal gusto di altri tempi

INDICAZIONI STRADALI

Da Cortina d’Ampezzo seguire le indicazioni per Dobbiaco. All’uscita del paese proseguire lungo la statale 51 per circa un km, trovando uno spiazzo sulla destra con panchine e una sbarra. 100 metri dopo si trova il mobilificio Lacedelli, e poco più avanti un campeggio.

AVVICINAMENTO

Seguire la strada oltre lo sbarramento, immettendosi poco dopo su una pista ciclabile. Seguirla pochi metri in direzione Dobbiaco fino a un bivio con sentiero Cai (indicazioni Punta Fiames e Pomagnon). Seguirlo in salita nel bosco di larici fino a immettersi nel sentiero 208 che sale dal paese di Fiames. Imboccarlo a destra e continuare a risalire il bosco di larici fino a un ghiaione da cui si può osservare la parete ormai vicina e il suo zoccolo.

Raggiunto un boschetto di mughi ormai ai piedi delle pareti, il sentiero piega nettamente a destra: qui si stacca una traccia a sinistra (ometto) che prima attraversa la fitta mugaia poi risale un canale di erba e roccette. Al suo termine si traversa in direzione dello spigolo, di nuovo visibile, senza perdere quota. Ci si ritrova alla base del ripido canale che separa la punta Fiames dalla montagna vicina (cima della Croce): risalirlo pochi metri poi salire a sinistra su una cengia esposta che conduce a uno spiazzo erboso alla base della parete, dove volendo ci si può legare per affrontare in sicurezza il prossimo tratto.

Risalire il camino soprastante (III), o la paretina in parte erbosa a sinistra (più facile ma esposto). Continuare nel camino, con passi di II e III grado (cordino in clessidra), per poi uscire su terreno più facile (fix sulla destra da usare come eventuale sosta.

Continuare a traversare seguendo gli ometti fino a un grande ghiaione: puntare a due camini paralleli sull’estrema sinistra della parete, che si raggiungono per terreno ripido ma poco esposto. La via Dimai attacca alla loro base, terrazzino erboso con grossa clessidra (1.45 h) .

RELAZIONE

1° tiro: salire nel camino di destra, poi spostarsi a destra su placca (III) puntando a una strozzatura: superarla stando a destra (IV, cordone in clessidra), dunque proseguire a sinistra per camino (III) fino a uscire facilmente su un terrazzino con pini mughi dove si sosta (20 m, 1 cordone in clessidra).

2° tiro: traversare a destra per placche (III, chiodo) poi facilmente lungo una cengia con pini mughi fino a doppiare uno spigolo, dove si sosta (40 m, 1 chiodo, 1 sosta intermedia).

3° tiro: salire il camino sopra la sosta (IV) poi proseguire su terreno più facile puntando a un grande diedro. Risalirlo (sosta intermedia), spostandosi a piacimento sulle placche appoggiate a destra (IV-/IV). Raggiunto un secondo fittone vicino al diedro, proseguire ancora 5 metri (III+) incontrandone un terzo in un punto più comodo, dove conviene sostare (45 m, 2 soste intermedie).

4° tiro: ancora lungo il diedro, poi spostarsi più decisamente a destra cercando i punti più deboli dell’ampia placconata fino a uscire su una comoda cengia ai piedi di strapiombi (40 m, III, 1 sosta intermedia).

Percorrere ora la cengia camminabile a destra fino a raggiungere il filo dello spigolo  per 90 metri (scritta Jori).

5°-6° tiro: Salire la fessura a sinistra della sosta: noi i primi 3 metri siamo saliti sulla placca a destra (1 chiodo, IV classico, sostenuto!). La roccia inizialmente ottima peggiora un po’ nella seconda parte del tiro.

Raggiunta una terrazza con pino mugo e chiodo arancione molto a destra, probabilmente di una variante, la via sembra proseguire logicamente lungo una rampa a sinistra (III); noi siamo saliti ma non abbiamo trovato la sosta, e la placca soprastante a occhio ci è sembrata più di IV grado: così siamo ridiscesi alla cengia col mugo e siamo saliti 5/6 metri a sinistra del filo dello spigolo per un sistema di lame di roccia discreta (almeno IV+), proteggendoci a friend. Dopo questo breve muro, la parete si abbatte un po’: non vedendo ancora la sosta, ci siamo spostati nella parte destra dell’ampio filo dello spigolo, trovando però roccia brutta (IV-): abbiamo comunque puntato al primo evidente tetto dello spigolo, sotto il quale è comparso il fittone della S6. 55 metri.

Guardando in seguito altri schizzi oltre alle due relazioni che avevamo, discordi riguardo a questo tiro, abbiamo certificato che la via passava più a sinistra: probabilmente ci siamo persi una sosta o sulla terrazza col mugo o su quella dopo la rampa.

L6 sale per placche (IV) da sinistra verso destra. 

7° tiro: salire il camino a destra della sosta (III+), poi continuare su terreno più facile fino a una cengia, a destra rispetto al filo (20 m).

8° tiro: salire per parete lavorata (IV-, 1 chiodo) verso una evidente fessura bianca, tendente a sinistra. Scalarla con arrampicata fisica su roccia più che ottima (V sostenuto, 4 chiodi). Al termine un breve camino (IV-) permette di riguadagnare lo spigolo, dove si sosta in posizione spettacolare, vicino a un grande pulpito sospeso (35 m, 5 chiodi).

9° tiro: affrontare l’esposta fessura strapiombante a sinistra del pulpito (V+, 1 chiodo e 2 cordini su sassi incastrati, il primo non troppo stabile). Le difficoltà calano un poco prima di uscire su un terrazzo detritico. Rimontare un pilastrino a destra (III) ritrovandosi sul filo dello spigolo, e sostare poco dopo sulla destra (25 m, 1 chiodo, 2 cordoni).

10° tiro: lunghezza magnifica. Salire la placca bianca sopra la sosta (IV). Dal filo (sosta intermedia) seguire una stretta fessura (IV+, passo V, 1 chiodo piantato molto a fondo). Raggiunto un terrazzino con un’altra sosta evitabile su resinato e vecchi chiodi, spostarsi a destra entrando nella spettacolare fessura-camino, che permette di aggirare il tetto (V sostenuto, 3 chiodi). Sosta su comodo pulpito (40 m, 4 chiodi, 2 soste intermedie).

11° tiro: spostarsi a destra in leggera discesa ed entrare in un camino, oppure salire i primi metri di placca alla sua sinistra senza scendere (V). Superare una strozzatura ben appigliata (V-, 1 chiodo e 1 cordone su masso incastrato) fino a uscire su cengia. Proseguire per placca a destra dello spigolo (IV, chiodo) fino a un’altra cengia con la sosta (25 m, 2 chiodi, 1 cordone).

12° tiro: salire un muretto (IV+) ed entrare nel soprastante camino (III+). Quando il terreno si abbatte, piegare nettamente a destra. Dopo un breve tratto di discesa ci si ritrova su una grande terrazza, e si va a sostare ai piedi di un diedro, punto più debole dell’ultima impennata dello spigolo (35 m).

13° tiro: affrontare il diedro su piccole tacche, fino a che la strada è sbarrata da una scaglia strapiombante (V, 1 chiodo e 1 fix); qui si traversa a sinistra su piccole lame per poi tornare a destra riprendendo il camino formato dalle scaglie e la parete vicina (V+, fix). Seguire il camino (IV) fino a un terrazzino sul lato destro dello spigolo dove si sosta su clessidra con cordone, rinforzabile (30 m, 1 chiodo, 2 fix).

14° tiro: seguire un sistema di lame ascendente in diagonale a destra (III), superando una breve fessura più difficile (IV+, chiodo). Continuare dunque sempre in leggero traverso fino alla vetta (2240), dove si sosta su spuntone o clessidra (35/40 m, 1 chiodo).

DISCESA

Scendere per ampia traccia verso nord, ma senza scendere troppo nell’altopiano del Pomagnon: puntare alla selletta da cui scende il canale a destra dello spigolo. Poco sotto ad essa c’è un’ampia traccia (omettti) che traversa senza perdere quota. Superato un breve tratto attrezzato, si raggiunge la Forcella del Pomagnon, sotto spettacolari pareti rosse. Scendere nel ghiaione verso Cortina,  seguendolo a lungo fino al limite delle pareti: qui si intercetta una traccia con ometti che traversa a destra, andandosi a congiungere con il sentiero CAI 208 percorso in salita, poco sopra alla deviazione nei mughi per l’attacco. Seguirlo a ritroso fino all’auto (1,30/2 h circa dalla vetta).

OSSERVAZIONI

Bellissima ascensione, la prima per noi nella conca ampezzana. Rispetto ad altre salite in Dolomiti di difficoltà simile (Wiessner al Sass d’Ortiga, Preuss al Campanile Basso) la abbiamo trovata meno chiodata. Anche i gradi ci sono sembrati abbastanza severi, ma forse è perché siamo a inizio stagione… Abbiamo dormito in tenda nei pressi dell’inizio del sentiero così abbiamo potuto compiere salita e discesa in tutta calma.

METEO INCONTRATO (16 giugno 2018)

Giornata soleggiata, qualche nuvola al pomeriggio. La via è andata al sole dopo le 11, poi dalle 15 in ombra. Scalato quasi sempre in maglietta.

RELAZIONE PDF

 

 
Punta Fiames - Spigolo Jori

Sulla placca bianca dell’8° tiro

Punta Fiames - Spigolo Jori

Sulla placca bianca dell’ottavo tiro

Punta Fiames - Spigolo Jori

Soste su comodi e panoramici terrazzi

Punta Fiames - Spigolo Jori

Esposizione sul nono tiro

Punta Fiames - Spigolo Jori

10° tiro

Punta Fiames - Spigolo Jori

L’impegnativo 13° tiro

Punta Fiames - Spigolo Jori

Vetta

 
 
Punta Fiames - Spigolo Jori

In discesa, vista sulle pareti rosse del Pomagnon

il racconto della salita

Il cinico Ardito Piazza ci esclude dalla spedizione alla Presanella: ormai anziano Riccardo Brunelli, troppo esuberante e imprevedibile Cesare Castellani. Così mentre il “ducetto” di Urzano e Achille Rossetti già ronfano al rifugio Denza dopo una lauta cena, noi che nel pomeriggio abbiamo dovuto lavorare pasteggiamo a mantovane dell’Esselunga e Simmenthal in un tavolo esterno di un autogrill fra Venezia e Belluno.

A Cortina arriviamo che è notte, e neanche a farlo apposta ci accampiamo vicino al mobilificio Lacedelli. Alla luce delle frontali, con fatica cerchiamo tra i larici sopra alla statale un poco di spazio libero da fazzoletti sospetti per piantare la tenda: mannaggia quanto cagano i turisti ricchi! La notte coi sacchi a pelo estivi patiamo un freddo cane e quando alle 6 usciamo dalla tenda sembriamo due affetti dal morbo di san Vito. Oltrettutto ho dimenticato di fregare le bustine di zucchero in autogrill, così il caffè liofilizzato ce lo dobbiamo pure bere amaro!

Ci basta alzare lo sguardo oltre i larici però per ritrovare l’energia: la Punta Fiames lancia verso il cielo il suo spigolo come una freccia, è per lei che siamo venuti! Zaini pieni di ferraglia corde e cordini, ci lanciamo su per il sentiero a razzo, e troviamo senza problemi l’attacco, salendo slegati lo zoccolo. Una cordata è già partita, un’altra sta arrivando dietro, ma entrambe seguiranno la via Dimai: lo spigolo Jori è tutto per noi!

Marione negli ultimi 6 mesi si è messo le scarpette solo per salire La Bellezza della Venere: eppure si muove a suo agio su questi IV dolomitici senza chiodi che ad Arco sarebbero V pieni di spit cordini e disegnini. Quando inizia la via Jori e la situazione si impenna, entro in azione io mettendo in pratica l’apprendistato primaverile in Apuane: e vado subito fuori via! Per fortuna il bello degli spigoli è che più di tanto non puoi perderti, e infatti ritrovo con piacere il resinato sul filo. Iniziano i quinti! Che razza di manico questo Francesco Jori che nel 1909, con sì e no i moschettoni, si infilava su per queste fessure in mezzo ai tetti…

La giornata è buona, scaliamo con calma, facciamo tante foto, ci godiamo la splendida corona di montagne tutte attorno a noi. In cima arriviamo circa 8 ore dopo aver attaccato. Io ho un rigurgito futurista e mi connetto su booking per cercare hotel economici liberi nel paese 1000 metri a picco sotto di noi, che a momenti se urliamo ci rispondono… Mario sarebbe più per passare un’altra notte in tenda, ma dopo un’ora di discesa su ghiaione, inizia a vedere nuvole a forma di cuscini e letti a forma di Tofane, e convincerlo diventa fin troppo facile!

Il giorno dopo spinge per una salita più plaisir, così invece che la Dibona al Falzarego ci dirigiamo alle 5 Torri… leggiamo qua e là che sono unte, anche la via Jori doveva esserlo, ma noi che andiamo a svernare al Muzzerone l’unto ce lo mangiamo come la focaccia! Su qualche appiglietto della bella via Miriam in effetti il sacchetto della magnesite lo avrei apprezzato, ma saliamo lo stesso anche qui senza mungere nulla; anche perché da mungere c’è ben poco!

In cima l’ambiente è surreale, sembra di essere su un’astronave di dolomia che sta atterrando su Cortina. Altri alpinisti salutano dalle cime delle altre torri, su alcune c’è spazio giusto per una persona… che posto incredibile! La discesa è rapida, c’è tutto il tempo per una birra al rifugio Scoiattoli. Ma mentre chiedo a Mario che birra vuole, un gruppetto di turiste straniere lo bloccano per farsi fare una foto con le torri: <<You’re lucky, he’s a professionist!>>. E veramente ci vuole della professionalità per portarsi su per i camini una mirrorless appesa allo zaino, grande Mario! Prossimamente (speriamo non troppo) vedremo le sue foto nelle relazioni delle due vie, un ottimo inizio di stagione dolomitica!


 

 




   

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