Monte Cusna per il Fosso del Prassordo, la discesa dalla testa del Gigante

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Linea di discesa

8

Ingaggio della salita

6

Bellezza dell'ambiente

8.5

Bella gita con molte varianti possibili. Prevedere ripellata!

Il Cusna (2121 m) è la cima più alta dell’Appennino Reggiano, e la seconda dell’Emilia Romagna dopo il Cimone. Noto anche come Il Gigante, lo è di nome e di fatto: si distingue da buona parte della Pianura Padana, dalle Prealpi e dal Golfo di La Spezia; ma lo scorcio più iconico di sé lo offre salendo da Reggio verso Castelnovo Nè Monti, quando al termine delle gallerie si staglia all’orizzonte alle spalle della Pietra di Bismantova, enorme rispetto a tutte le altre montagne (Cimone compreso).

La lunga dorsale del Gigante comprende in verità più cime distinte sul filo dei 2000 metri (Ravino, Vallestrina, Piella, Uomo Morto); il Cusna vero e proprio è la sommità più a nord ovest di questo crinale, e risulta particolarmente incombente visto da Ligonchio e dalla valle dell’Ozola dove precipita con ripidi versanti alti più di 1000 metri. Tutti gli altri versanti del Gigante risultano più dolci e ondulati, a volte solcati da canali dove la neve si accumula, e sono ideali per lo scialpinismo.

La conca sopra Febbio/Rescadore ospita una storica stazione sciistica, quasi sempre chiusa; mentre sul versante nord-ovest che guarda Monte Orsaro si trova il profondo e articolato Fosso del Prassordo. A livello geologico si tratta di un luogo unico nel suo genere, che ricorda vagamente i calanchi che si trovano nel basso Appennino reggiano: sotto alla grande e liscia “pala” a nord della vetta, vari fossi si convogliano nello scolo principale, che nella parte bassa si biforca in almeno due diramazioni principali. Con innevamento abbondante il Prassordo diventa un vero e proprio parco giochi per gli scialpinisti: grazie alla quota e all’esposizione la neve si mantiene spesso fino a primavera inoltrata, e rispetto ad altre zone più esposte vicino al crinale risulta meno rovinata dal vento, grazie alla conformazione “infossata” del versante.

MONTE CUSNA (2121) - DISCESA SCIALPINISTICA PER IL FOSSO DEL PRASSORDO

Esposizione
Salita
2.30 h
Discesa
1.30 h
Tempo totale
4 h
Dislivello
850 m D+
Sviluppo
10 km
Punti d’appoggio
Salita il
16 Febbraio 2022
12 Marzo 2024
16 Febbraio 2025
Itinerario
Monte Cusna, salita per Spallone Nord e discesa per il Fosso del Prassordo
Tipologia itinerario
Località di partenza
Quota di partenza e arrivo
1300 m – 2121 m
Difficoltà scialpinistica
Pendio a 35°, spesso 30°.
Difficoltà tecnica
Difficoltà alpinistica
Frequentazione
Periodo consigliato
Attrezzatura consigliata
Normale da scialpinismo, Ramponi, Piccozza

Webcam Rifugio Monteorsaro

ALTRE WEBCAM APPENNINO REGGIANO

Passo del Cerreto (RE) | Alpe di Succiso e Casarola, versanti est
Succiso Nuovo (Ventasso, RE) | Alpe di Succiso versante nord da Succiso Nuovo
Sassalbo (Fivizzano, MS) | Groppi di Camporaghena, versante sud ovest
Castelnovo ne Monti (RE) | Pietra di Bismantova, versante sud
Monte Orsaro (Villa Minozzo, RE) | Cusna, versante nord
Rifugio 2000, Febbio (Villa Minozzo, RE) | Cusna e Uomo Morto, crinale
Cerreto Laghi (RE) | Partenza Piste Cerreto Laghi
Ventasso Laghi (RE) | Ventasso da nord
Passo del Cerreto (RE) | Vallone dell’Inferno e Nuda

PREVISIONI METEO APPENNINO REGGIANO

INDICAZIONI STRADALI

Raggiungere Villa Minozzo salendo da Sassuolo se si viene da Modena, o passando da Felina se si sale da Reggio e Parma. Dalla rotonda al centro del paese svoltare a destra verso Ligonchio, proseguire circa 400 metri e al primo bivio svoltare a sinistra verso Monteorsaro e Santonio. Tenere la sinistra anche al successivo bivio dopo un paio di chilometri sempre seguendo le indicazioni per Monteorsaro. Superare il paese di Santonio e proseguire lungo la stradina stretta con alcuni tornanti.

Dopo una pineta ci si affaccia sul versante di Febbio e si imbocca subito una strada in salita a destra (indicazioni per il Rifugio Monteorsaro). Salire la stradina generalmente pulita dalla neve fino al bivio per il rifugio e parcheggiare senza intralciare il traffico. Essendo la gita piuttosto affollata, spesso (specialmente se c’è neve già alla partenza, conviene lasciare l’auto in un parcheggio appena oltre il bivio per il rifugio, vicino ai bidoni della spazzatura, e salire la stradina a piedi evitando manovre scomode in auto. Se invece c’è poca neve e si dispone di un fuoristrada si può parcheggiare anche oltre il rifugio.

SALITA

Dal Rifugio Monteorsaro seguire la sterrata diretta al Passo Cisa (talvolta battuta dal gatto); dopo un paio di chilometri si incontra un bivio col sentiero 623a che taglia alcuni tornanti, intercettando la strada diverse volte (il primo taglio è il più ripido e può presentare un piccolo guado iniziale). Se si segue la sterrata si passa dal Passo Cisa (1542 m) dove si prosegue sempre sulla strada in direzione del Cusna, se invece si percorre il sentiero si tagliano altri tornanti ricongiungendosi una volta per tutte alla sterrata attorno a quota 1650 (45 minuti).

Continuare sulla strada in falsopiano per un breve tratto fino a un bivio col sentiero 619a che scende nel bosco a sinistra (indicazioni per il Ricovero Rio Grande). Scendere senza togliersi le pelli fino a una radura dove si tiene la direzione sud confluendo in un altro sentiero. Dopo un paio di guadi ci si trova allo sbocco del Fosso del Prassordo (o Rio Grande, 1 h). Guadare il torrente e salire un iniziale tratto ripido per portarsi sullo spallone vero e proprio. Salire più dolcemente nel bosco rado sempre in direzione sud. Usciti dal bosco continuare a seguire fedelmente l’ampio crinale che si presenta come un ampio pendio, superando un breve tratto più ripido. La cresta diventa poi più marcata e quasi pianeggiante e ci si porta sotto la pala finale. Traversare a destra fino a raggiungere la più dolce cresta nord ovest che seguita a sinistra conduce brevemente in cima (2.30 h).

DISCESA

Scendere con percorso libero la bella pala (più ripida a destra, max 35°, più dolce a sinistra sul percorso di salita). Puntare all’inizio dello spallone e buttarsi nel fosso principale verso sinistra facendo attenzione a eventuali accumuli. Sono possibili almeno tre ingressi diversi nel fosso per canali paralleli: conviene scegliere in base alla qualità della neve. Superati i pendii/canali d’ingresso, il fosso si adagia su pendenza dolce ma costante, regalando una bella sciata fluida. A quota 1850 si giunge a una strettoia più ripida che si può affrontare direttamente se ben coperta oppure aggirare da sinistra (35°), Subito dopo si trova una spianata dove è possibile scegliere tra più discese.

Se si prosegue nel fosso principale, dopo un altro tratto dolce e infossato si raggiunge una prima strettoia e la si supera da sinistra (breve pendio ripido), poi ci si sposta a destra del torrente e si traversa con attenzione stando alti: se c’è molta neve anche questa parte del fosso risulta “piallata” e si può restare sul fondo; in stagioni normali invece a cavallo delle strettoie si comincia a trovare un po’ di acqua nel torrente, e conviene tenerselo quasi sempre a sinistra. Dopo il primo traverso delicato si può restare direttamente nell’alveo un po’ disturbato dalle piante, eventualmente guadando il torrente nei tratti in cui la sponda destra è più ripida. Raggiunto il bivio con lo spallone ci si rimette le pelli e si risale per 50 metri lungo la traccia dell’andata fino alla strada, e da qui si scende per la suddetta eventualmente tagliando per il sentiero fino al rifugio Monteorsaro (1.20 h).

VARIANTI DI DISCESA
Sono possibili molte linee diverse sia di ingresso, molto belli e spesso meno battuti i pendii/canali che dallo Spallone si affacciano sul Fosso (attenzione alle cornici); sia da metà mentendosi sui pendii più a sinistra.

Dalla spianata ci si può spostare nel fosso parallelo più a destra, che arriva sempre alla partenza dello spallone ma nella parte finale è leggermente più incassato (quindi consigliabile farlo se c’è buona copertura).

Nel caso in cui ci sia poca neve nella parte bassa, sempre dalla spianata ci si può mantenere a sinistra su una rampa sospesa, che si affaccia al fosso di sinistra, quello più vicino alla cresta nord-ovest, inizialmente ripido; continuare lungo la rampa e poi scendere a sinistra per breve tratto a 35°; una volta nel canale seguirlo fino a quando piega a destra ormai vicino al bosco (quota 1700 m). Da qui si traversa sul versante della cresta, inizialmente in salita e poi con vari saliscendi cercando di mantenere la quota ed evitando i tratti più ripidi, fino a uscire sugli ampi pianori del Monte Bagioletto. Qui arriva la strada carrozzabile dal Passo Cisa che si segue in discesa fino a Monteorsaro. Il traverso si riesce a fare con qualche accortezza senza dover rimettere le pelli, e volendo lo si può percorrere anche all’andata se si intende salire per il Prassordo ma richiede un po’ di dimestichezza e conoscenza della zona.

Se la parte Bassa del Fosso del Prassordo non è in condizione conviene fermarsi prima delle due strettoie e tornare sullo Spallone risalendo dal fosso stesso, per poi ridiscendere dallo Spallone evitando guadi (e guai!).

osservazioni

La discesa dalla vetta del Cusna si può compiere in diverse direzioni, e se si prevede di ripellare almeno una volta si aprono molte possibilità: descriviamo le più consigliabili.

Spallone NE, MS
Si tratta della via di salita sopra descritta, raccomandata anche come discesa soprattutto quando c’è ancora acqua nella parte bassa del Fosso del Prassordo. Lo Spallone presenta pendenze più dolci e omogenee rispetto al Prassordo, con ampi pendii che risultano particolarmente appaganti subito dopo le nevicate. Essendo più esposto al vento però la neve tende a volare via soprattutto nella parte alta che si presenta spesso pelata. In primavera l’esposizione settentrionale fa sì che spesso sia dura. Alcuni tratti presentano qualche sasso.

Canale della Borra, OSA
Si tratta di una discesa diretta dalla cima breve ma ripida e molto bella, che prende il sole già dal mattino e si può affrontare in primavera in attesa che il sole scaldi un po’ i pendii del Prassordo e dello Spallone, salendo dal quale si può osservare il versante di discesa. Dopo recenti nevicate richiede attenzione alla stabilità del manto, il canale è soggetto ad accumuli. Dalla cima del Cusna si scende in direzione est sulla cresta spartiacque, o se in condizione poco a sinistra (ripido, 50°, e spesso pelato / da scendere a piedi) per poi imboccare l’evidente canale che scende a nord-est puntando a una depressione (45° abbastanza costanti nei primi 100 metri, poi via via meno ripido). Finito il canale si piega verso est su pendenze più dolci fino sul fondo della Conca della Borra, da cui conviene ripellare. Se si vuole evitare il tratto ripido dalla cima e il canale, si può scendere la prima parte della pala stando più possibile a destra, poi dalla parte finale dello spallone nord scendere a destra verso la conca (due canali paralleli, quello a sinistra è più largo, max 35°, MS). Questo percorso è quello da cui conviene ripellare in salita per tornare in vetta dal fondo della Borra.

Canale sud-est, BSA
Bella discesa nel selvaggio e solare versante sud del Gigante: la discesa è ben visibile dalla vetta ed è particolarmente consigliata quando la neve sul versante nord non molla. Dalla cima si scende per non più di 100 metri il crestone in direzione ovest, mantenendosi vicino al filo, fino a quando risulta possibile scendere a sinistra puntando a un colletto: questo passaggio risulta spesso privo di neve e con rocce affioranti, in tal caso si deve scendere a piedi (45°). Dal colletto si prende un bel canale rivolto a sud-est, sui 35° gradi costanti; nella parte bassa si piega verso sud/sud-ovest su ampi pendii alternati a conche scendendo a piacimento fino poco sopra al limite del bosco: in una delle conche si trova il piccolo Lago del Cusna (1750 m), quasi sempre sepolto dalla neve. Si ripella dalla traccia di discesa.

Versante ovest, OSA
Discesa ancora più avventurosa della precedente, rigorosamente primaverile e da affrontare solo se c’è tanta neve. Scendere sempre lungo il crestone ovest, puntando a un paletto segnaletico. Qui si scende diretti per il muro sempre in direzione ovest (50° all’inizio, poi costante sui 40°). Quando la pendenza cala ci si sposta verso sud (a sinistra scendendo) andando a prendere una bella rampa/canale con pendenza costante che termina in una spianata poco sopra il limite del bosco (1700 m circa), dove si incrocia il sentiero CAI 623: qui conviene ripellare e seguire il sentiero verso destra (direzione nord), traversando lungamente sotto la cresta nord ovest (tratti ripidi). A circa 1750 metri si torna sul crestone nord ovest e da qui si scende verso il Bagioletto trovando la strada per il Passo Cisa.

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

Il Rifugio Monteorsaro alla partenza della gita è il punto d’appoggio ideale. Spesso affollato, ma si mangia bene. In alternativa si può scendere a Febbio (vari bar, consigliato l’Armaduk).
Tracciando la parte bassa dello Spallone
Tracciando la parte bassa dello Spallone
Parte centrale del Fosso in salita
La parte finale dello Spallone
La parte finale dello Spallone
La vetta del Cusna e in secondo piano il Prado
La vetta del Cusna e in secondo piano il Prado
Belle tracce sulla pala
Belle tracce sulla pala
Fosso del Prassordo, parte centrale
Fosso del Prassordo, parte centrale
Belle curve sui pendii d'ingresso al Fosso del Prassordo
Belle curve sui pendii d'ingresso al Fosso del Prassordo
L'inizio della parte centrale del Prassordo
L'inizio della parte centrale del Prassordo
La parte centrale del Prassordo poco prima delle strettoie
La parte centrale del Prassordo poco prima delle strettoie

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