Desiderio sofferto, la classica sul calcare a gocce di Brentino

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Logicità della linea

8.5

Ingaggio della salita

7.5

Bellezza dell'ambiente

7.5

Qualità della roccia

9.5

Eleganza dell'arrampicata

9.5

Peccato solo sia breve!

Il versante del Monte Baldo che guarda la Valle dell’Adige è una lunga sfilata di pareti, su cui casca l’occhio di ogni alpinista che risalga l’A15 verso le Dolomiti o Arco…  e il punto con più roccia sono le pendici del Monte Cimo, appena prima del santuario della Madonna della Corona. Eppure questi scudi di calcare perfetto, per molti paragonabile a quello del Verdon, sono rimasti per lo più inesplorati fino ai primi anni ’80, quando nel giro di breve tempo da un lato il parmigiano Alberto Rampini e dall’altro il veronese Sergio Coltri, con diversi compagni e quasi in una sorta di “gara”, hanno aperto gli itinerari più classici: oggi ben protetti a spit, al tempo con uno stile di chiodatura decisamente più ingaggioso.

Desiderio Sofferto è una delle prime vie salite dai veronesi, oggi la più ripetuta del settore. Affronta una placconata sulla destra di un diedrone chiuso in alto da un tetto di dimensioni ciclopiche. Dopo i primi metri, si inizia ad apprezzare subito la qualità eccezionale della roccia, un calcare lavoratissimo a gocce, mai unto, da affrontare con un’arrampicata esterna e molto elegante; la chiodatura richiede padronanza del grado obbligatorio, anche se si ha quasi sempre qualcosa di buono in mano. Nonostante la presenza dell’autostrada in fondo alla valle, l’ambiente è selvaggio, con un sentiero di avvicinamento che fa molta più selezione rispetto alle difficoltà da affrontare! Il periodo ideale sono le mezze stagioni: la parete guarda a est e va all’ombra abbastanza presto nel pomeriggio.

Prima salita: Sergio Coltri, Carlo Laiti, Bepo Zanini, 1983

MONTE CIMO (SASS DE MESDI) - VIA DESIDERIO SOFFERTO

Brentino - Desiderio Sofferto (1)
Le pareti del monte Cimo: in giallo avvicinamento, in rosso Desiderio Sofferto, in blu la possibile discesa a piedi
INFO TECNICHE
Itinerario
Desiderio sofferto
Gruppo Montuoso
Cima/ZonaSettoreSass de Mesdì
Tempo
5 h (3.15 h la via)
Sviluppo
150 m
Avvicinamento
45 min (300 D+)
Discesa
40 min in doppia + 30 min a piedi
Difficoltà TD-6aChiodaturaS3
Spit talvolta distanti
RocciaCalcareTipologia arrampicata
EsposizioneFrequentazioneMedia
Attrezzatura consigliata
Normale da arrampicata
10 rinvii
Mezze Corde da 60 m
Periodo consigliato
Salita in data
01/11/2019
Ripetizioni
27/04/2024
Cordata REDclimber

INDICAZIONI STRADALI

Dal casello autostradale di Affi si seguono le indicazioni per Rivoli e Caprino Veronese, poi a un incrocio con semaforo per Avio e Trento. Proseguire sulla provinciale destra Adige fino allo svincolo a sinistra per il centro di Brentino. Il parcheggio più vicino è un ampio spiazzo di fronte al cimitero, prima del paese; ci hanno però riferito che sono piuttosto frequenti furti all’interno delle auto, quindi se non si vogliono aver pensieri conviene parcheggiare in paese a Brentino (bar sempre aperto), percorrendo circa un km di strada pianeggiante e poco trafficata a piedi andata e ritorno.

AVVICINAMENTO

Andare all’ingresso del cimitero e seguire a sinistra un sentiero tra le vigne. Le pareti del monte Cimo sono già ben visibili, così come il canale da cui sale il sentiero. Alla fine del vigneto si imbocca un sentiero che si inoltra nel bosco, e inizia presto a salire faticosamente su terreno ghiaioso (bolli rossi e gialli). Continuare a salire ignorando un bivio a sinistra per il settore Mamma Olga, superare tre corde fisse seguendo sempre i bolli fino a un bivio (scritta Raccordo su un masso). Si è qui alla base della lunga parete dove salgono la maggior parte delle vie: imboccare verso sinistra il sentiero che la costeggia; dopo circa 10 minuti ci si troverà alla base di un diedro chiuso in alto da un tetto gigantesco. La via sale la placconata sulla destra, nome alla base e comodo spiazzo.

SALITA

1° tiro: superare un piccolo strapiombino (nut incastrato), dunque salire dritti lungo la bella placca a gocce seguendo gli spit blu; superare una sosta intermedia, il successivo strapiombino e sostare su una piccola cengia (45 m, 5b, 6 spit). La via originale probabilmente stava più a sinistra, vicina al diedro.

2° tiro: traversare a destra sulla cengia, superare un saltino strapiombante su prese buone ma piccole, poi continuare in obliquo a destra fino alla sosta (20 m, 5c, 5 spit).

3° tiro: tiro chiave. Proseguire a destra della sosta fino alla base di una placca grigia compatta, con gli spit piuttosto lontani. Seguirla cercando la via più facile fino a una paretina leggermente strapiombante, dopo la quale si traversa a destra con passaggi delicati fino alla cengia con la sosta (50 m, 5c, due passi di 6a/A0, 9 spit).

4° tiro: salire lo strapiombino a destra della sosta spostandosi poi a sinistra lungo una bella sequenza di lame rovesce. Una seconda pancetta vicina allo spigolo poi si raggiunge un terrazzino. Proseguire dritti sulla successiva placca su difficoltà minori uscendo a sinistra su un altro terrazzo con due soste vicine (6a poi 5b, 30 m, 10 spit). Se non si vuole scendere in doppia valutare di sostare appena oltre per non fare un altro tiro breve, non verificato.

DISCESA

Dalle vie sull’estrema sinistra delle Pale Mediane, come Desiderio sofferto, è sicuramente più rapido scendere in doppia, siccome il sentiero compie un giro lungo scendendo sull’estrema destra del settore, per poi raccordarsi con il sentiero basso.

Dall’ultima sosta ci si può calare 50 metri superando quella precedente fino a un’altra sosta con catena (attenzione, a noi si è incastrata la corda, valutare se fare 2 calate più brevi!). Da qui altra calata di 20 metri fino a un piccolo terrazzino con alberello (sosta nuova con catena). Altra calata da 50 metri abbondanti (sosta intermedia, ma bruttina) e si è alla base della parete, poco più in basso e a destra rispetto all’attacco.

osservazioni

Via breve ma sostenuta, dove è 6a si riesce a rinviare prima dei passaggi ma sul 5c bisogna viaggiare tranquilli. Nella primavera 2019 uno degli apritori ha “segnalato” la via spruzzando con la vernice blu gli spit e le piastrine… forse si poteva trovare un metodo meno impattante, ma bisogna ammettere che con le tante vie che si intersecano in questo settore, chi sale per la prima volta si orienta sicuramente meglio!

Abbiamo sempre un po’ snobbato questa zona, finendoci nelle giornate con meteo incerto o uggioso. Stavolta addirittura ci siamo finiti per ripiego, siccome la via prescelta era il Diedro degli Elfi, ma la presenza di ben tre cordate al parcheggio ci ha fatto deviare su Brentino, nonostante l’avvicinamento più lungo e i gradi più severi. Va detto che il Monte Cimo come ambiente è tutta un’altra cosa rispetto a Tessari e immediati dintorni, qui sembra un po’ più di essere in montagna; per non parlare della roccia, sicuramente fra le più belle incontrate finora. Vedremo di tornarci con il bel tempo per apprezzare ancora di più l’arrampicata!

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

A Brentino in paese simpatica accoglienza, piadine sorprendenti, birre e vini al Bar della Gigia.
Brentino - Desiderio Sofferto
1° tiro
Brentino - Desiderio Sofferto
Luca e Gianpaolo alla prima sosta
Brentino - Desiderio Sofferto
3° tiro
Brentino - Desiderio Sofferto
3° tiro

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