Pilastro Gabrielli: una linea perfetta e vertiginosa sulla parete di Mandrea

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Logicità della linea

10

Ingaggio della salita

8

Bellezza dell'ambiente

8

Qualità della roccia

8

Eleganza dell'arrampicata

9.5

Tra le più belle vie in Valle del Sarca

All’improvviso mi apparve tutta la parete dalla quale risaltava imponente, scultura della natura, il Pilastro della Mandrea: un invito, un sogno che incantava. 

(da “Lasciami Volare”, Giuliano Stenghel)

La parete di Mandrea si trova in una valle appartata a ovest di Arco. Lunga più di un km e alta fino a 300 metri, è percorsa da itinerari alpinistici quasi sempre difficili, e vede una minor frequentazione rispetto ad altre strutture più vicine al fondovalle; ma anche rispetto alla vicina parete di Padaro. Il Pilastro Gabrielli è una delle vie storiche, forse la più ripetuta, e porta la firma del grande e indimenticato alpinista trentino Giuliano Stenghel.

Il pilastro visto dal basso è magnifico e slanciato, a prima vista inespugnabile; solo una volta girato l’angolo appare la sequenza ideale di diedri e fessure che lo taglia in due. L’arrampicata è sostenuta, esposta e di grande eleganza; per salire divertendosi occorre una buona padronanza del grado e capacità di proteggersi adeguatamente. Le soste sono a spit, mentre sui tiri si trovano poche protezioni, tra cui molti cunei di legno piuttosto malandati. Via di soddisfazione, tra le più prestigiose classiche della Valle del Sarca.

Prima salita: G. Stenghel, G. Vaccari, 1968

MANDREA (650 M) - PILASTRO GABRIELLI

Mandrea - Pilastro Gabrielli
Tracciato della via

Cima
Settore
Esposizione
Avvicinamento
10 min a piedi + 20/30 min zoccolo
Discesa
50 min/ 1 h a piedi
Tempo totale
5 h (3.30 h la via)
Dislivello
300 m D+ (230 m la via compreso lo zoccolo)
Sviluppo
180 m la via + 150 m zoccolo
Punti d’appoggio
Acqua
Alla partenza
Salita il
17 Novembre 2024
Cordata REDclimber
Itinerario
Pilastro Gabrielli
Tipologia itinerario
Località di partenza
Quota di partenza e arrivo
350 m – 650 m
Tipologia arrampicata
Difficoltà globale
TD+
Difficoltà tecnica
VII
Max VII, tratti sostenuti di VI+, spesso VI
Chiodatura
R3
Soste a spit, vecchi chiodi e cunei di legno sui tiri
Roccia
Frequentazione
Periodo consigliato
Attrezzatura consigliata
Normale da arrampicata, Serie di friend (da 0.3 – 2 BD), Friend 3 BD, Friend 4 BD, 12 rinvii

Webcam sulla Parete di Padaro

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PREVISIONI METEO VALLE DEL SARCA

INDICAZIONI STRADALI

Raggiungere Arco; venendo da Rovereto tenere le indicazioni per il centro superando il ponte, dunque aggirare il centro storico in direzione di Riva del Garda fino a un bivio a destra per Laghel. Salire la strada che passa vicino al castello poi prosegue stretta tra gli uliveti, fino a una chiesetta (Santa Maria di Laghel) dove si volta a sinistra su una strada inizialmente ripida e stretta, poi più piana e sterrata ma ben percorribile. Superare diverse villette fino al termine della strada (crocifisso e fontanella). Parcheggiare negli spiazzi senza divieto evitando le proprietà private.

AVVICINAMENTO

Salire la sterrata che parte a destra del crocifisso, superando una sbarra. Dopo un tornante si inizia a costeggiare le pareti, passando sotto l’evidente linea del Pilastro Gabrielli, con lo zoccolo boscoso in basso a destra. Nei pressi di un grosso masso triangolare lato valle, imboccare una traccia che sale a sinistra nel ghiaione arrivando sotto alla parete – scritta Gabrielli (10 min).

SALITA

Zoccolo
Salire le roccette (bollo rosso) e traversare a destra (III), dunque proseguire per deboli tracce su bosco ripido e roccette fino a una fascia rocciosa, che si segue brevemente a destra. Da una paretina penzolano alcune vecchie corde fisse: salire aiutandosi con la pianta sotto dunque seguire le corde prima verticalmente poi in traverso a sinistra (esposto); subito oltre si interrompono e occorre attraversare un canale sempre verso sinistra (II, delicato), dunque salire dritti per roccette un po’ instabili nel bosco (I) fino a un’altra fascia rocciosa. Traversare a sinistra su cengetta boscosa giungendo subito dopo nei pressi dell’attacco- cordini su pianta (150 m, 20 min circa andando slegati. Consigliato assicurarsi!).

1° tiro: salire il canale tendente a sinistra o le roccette alla sua sinistra (piuttosto instabili, III), dunque proseguire per breve camino (IV) fino a un terrazzino con pianta e chiodo – eventuale sosta intermedia. Da qui si dipartono due fessure parallele, quella a sinistra più larga e con un chiodo ad anello a metà; abbiamo salito quella a destra, che forma un diedro (V/V+, utili friend grandi, cordone su masso incastrato in alto). Al suo termine si traversa a sinistra (V+, roccia cattiva) entrando in un camino dove c’è la vecchia sosta a chiodi. Salire in spaccata e uscire a sinistra (V+, chiodo), superando il filo dello spigolo e ribaltandosi sulla successiva placca a gocce. Allungare bene le protezioni. Sosta a spit sul filo (45 m, III, IV, V+, 2 soste intermedie, 2 chiodi, 1 cordino su masso incastrato).

2° tiro: dritti sulla placca rossa sopra la sosta fino a una presa rovescia che permette di traversare un paio di metri a destra del filo (VI+/A0, 2 chiodi); si segue poi la fessura strapiombante con arrampicata sostenuta (VI+/VII, 1 cuneo, 1 chiodo e 1 cordone su masso incastrato) fino a un terrazzino. Continuare nel successivo diedro scuro con roccia più compatta (VI, 1 bong e vari cunei) fino a un nuovo comodo terrazzino dove si sosta su spit (35 m, VI+, VII, VI, 3 chiodi, 5/6 cunei di legno, 1 bong, 1 cordino su masso incastrato).

3° tiro: nuovo diedro scuro su roccia molto lavorata, simile al precedente (VI). Dopo i primi metri difficili la roccia diventa più lavorata e si esce su un ampio terrazzo alla base del diedro bianco finale (20 m, VI, V, 1 cuneo e un cordone su masso incastrato).

4° tiro: salire la fessura sprotetta nei primi 15 metri (V/V+, friend grandi). Il diedro diventa poi più strapiombante (VI+, 1 cuneo e 1 chiodo), ma la roccia è ottima e ruvida. Quando la fessura si biforca se ne segue il ramo di sinistra, con arrampicata sempre sostenuta (VI+) fino a un chiodo a pressione sotto lo strapiombo che chiude il diedro. Qui si esce a sinistra continuando logicamente nella fessura, meno continua e su roccia grigia a buchi (cordini in clessidra a sinistra) fino alla sosta (45 m, VI, VI+, 1 cuneo, 2 chiodi, 3 cordini in clessidra).

5° tiro: in traverso a sinistra aiutandosi con le piante; prendere poi la bella placca a buchi spostandosi sempre piuttosto a sinistra (cordini in clessidra e 1 chiodo verso la fine). Uscire così nel bosco sul bordo della parete facendo attenzione a non far cadere massi – terreno molto instabile! Sosta su pianta con cordone (30 m, V/V+, 2 cordini in clessidra, 1 chiodo).

DISCESA

Salire per tracce nel bosco ripido fino a una paretina, che si costeggia verso destra (un poco esposto) fino a una rampetta diedro che permette di uscire dalle difficoltà (I e II, attenzione ai massi instabili). Sulla “vetta” si trova il libro di via. Scendere per traccia più marcata verso destra spalle alla parete, poi piegare a sinistra raggiungendo una casa. Costeggiare la proprietà verso sinistra su sentiero CAI; appena prima di raggiungere una strada asfaltata, si imbocca una sterrata a sinistra (indicazioni per Laghel). Al seguente bivio tenere ancora la sinistra, con un primo tratto in leggera salita. Il sentiero CAI percorre inizialmente un crestone panoramico sul bordo della parete, poi scende più ripido verso sinistra. Si incrocia un sentiero più ampio da MTB e lo si prende a sinistra fino alla strada sterrata che sale da Laghel già percorsa in auto. Seguirla verso sinistra fino a tornare all’auto (1 h scarsa dall’uscita della via).

osservazioni

Via dalla logica sorprendente, con arrampicata prevalentemente in diedri e fessure e qualche breve placca. Alcune relazioni parlavano di roccia brutta e tratti unti… a parte il primo tiro, dove qualcosa di marcio oggettivamente c’è, a noi non è sembrato così. Le soste sono a spit e tutte abbastanza comode, mentre lungo i tiri le protezioni sono spesso assenti, distanziate e quasi sempre inaffidabili; un paio di spit erano stati piantati sul quarto tiro ma sono stati rimossi. Per proteggersi adeguatamente occorre una buona dose di friend (meglio raddoppiare i grandi), e soprattutto una buona padronanza del grado. Non va sottovalutato lo zoccolo, così come il pericolo di caduta sassi in caso di cordate davanti: seppur breve e a bassa quota, il Pilastro è una via alpinistica in ambiente. La parete è esposta al sole ma i diedri restano in ombra quasi tutto il giorno (almeno in autunno/inverno) quindi valutare che può esserci freddo.

Strano pensare che nella stessa valle, a volte a distanza di poche centinaia di metri, ci siano vie comode, ripulite, dove lo spit – e certe volte persino l’appiglio – compaiono sempre puntuali quando ce ne è più bisogno; e vie come il Pilastro Gabrielli, che sulla carta magari hanno lo stesso grado di difficoltà ma richiedono un impegno fisico e mentale completamente diverso. Senza nulla togliere a tante vie plaisir tracciate qui come altrove, che pare ricevano molte più visite, salite come questa lasciano qualcosa in più. La parete di Mandrea, difficoltà e chiodatura a parte, è anche più appartata e panoramica rispetto a quelle più vicino al fondovalle; la discesa è poi particolarmente piacevole, soprattutto in autunno con le foglie degli alberi colorate e la luce calda del pomeriggio.

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

Numerose possibilità in paese ad Arco. Consigliato il Caffè Marchetti vicino al Duomo.

METEO, WEBCAM E BIBLIOGRAFIA

Previsioni meteo
Avvicinamento al pilastro
Avvicinamento al pilastro
1° tiro: la fessura di destra
1° tiro: la fessura di destra
2° tiro
2° tiro
Quarto tiro
Quarto tiro
La "vetta" col libro di via
La "vetta" col libro di via

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