L’entroterra di Finale Ligure negli anni 70 era frequentato per lo più da cacciatori; ma qualche alpinista genovese aveva cominciato ad esplorare quelle pareti dal calcare ruvidissimo, tagliente, spesso cosparso di forellini, resti di fossili, zone erose simili a grandi alveari rossastri. Il più audace del gruppo forse era Gianni Calcagno, già protagonista di notevoli imprese invernali su montagne più alte; che però anche sulle “piccole” pareti del finalese trovò modo di esprimere il suo talento e il gusto per l’esplorazione.
Difficile pensare che qualcun altro avrebbe potuto aprire con gli scarponi e i mezzi tradizionali una via come Catarifrangente, con una placca pressoché sprotetta di VI grado, un traverso vertiginoso che conduce sotto difficili strapiombi che allora potevano essere solo vinti in artificiale… il tutto su una parete alta 250 metri, non proprio una falesia dove allenarsi per le scalate “serie”.
Oggi la via è protetta con solidi fittoni resinati sia alle soste sia lungo i tiri, che possono essere percorsi in arrampicata libera con un discreto margine di sicurezza. Alcune varianti rendono più godibile e “sportiva” anche la parte bassa della via, piuttosto disturbata dalla vegetazione. Si tratta comunque di un itinerario di un certo impegno, da cui non è così scontato tornare giù se a metà si è scoppiati!
Prima salita: Gianni e Lino Calcagno, Sergio Casaleggio, Giustino Crescimbeni, F. Dotti, 1977



















