Via Catarifrangente, un viaggio tra le erosioni e i buchi del Bric Pianarella

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Logicità della linea

9

Ingaggio della salita

7

Bellezza dell'ambiente

7.5

Qualità della roccia

9.5

Eleganza dell'arrampicata

10

Via simbolo del Finalese! Da non perdere

L’entroterra di Finale Ligure negli anni 70 era frequentato per lo più da cacciatori; ma qualche alpinista genovese aveva cominciato ad esplorare quelle pareti dal calcare ruvidissimo, tagliente, spesso cosparso di forellini, resti di fossili, zone erose simili a grandi alveari rossastri. Il più audace del gruppo forse era Gianni Calcagno, già protagonista di notevoli imprese invernali su montagne più alte; che però anche sulle “piccole” pareti del finalese trovò modo di esprimere il suo talento e il gusto per l’esplorazione.

Difficile pensare che qualcun altro avrebbe potuto aprire con gli scarponi e i mezzi tradizionali una via come Catarifrangente, con una placca pressoché sprotetta di VI grado, un traverso vertiginoso che conduce sotto difficili strapiombi che allora potevano essere solo vinti in artificiale… il tutto su una parete alta 250 metri, non proprio una falesia dove allenarsi per le scalate “serie”.

Oggi la via è protetta con solidi fittoni resinati sia alle soste sia lungo i tiri, che possono essere percorsi in arrampicata libera con un discreto margine di sicurezza. Alcune varianti rendono più godibile e “sportiva” anche la parte bassa della via, piuttosto disturbata dalla vegetazione. Si tratta comunque di un itinerario di un certo impegno, da cui non è così scontato tornare giù se a metà si è scoppiati!

Prima salita: Gianni e Lino Calcagno, Sergio Casaleggio, Giustino Crescimbeni, F. Dotti, 1977

BRIC PIANARELLA (363 m) - CATARIFRANGENTE

Esposizione
Avvicinamento
10 min (50 m D+)
Discesa
30 min (250 m D-)
Tempo totale
5.10 h (4.30 h la via)
Dislivello
250 m (200 m la via)
Sviluppo
280 m
Punti d’appoggio
Salita il
5 Ottobre 2024
Itinerario
Via Catarifrangente
Tipologia itinerario
Quota di partenza e arrivo
100 m – 350 m
Difficoltà globale
Difficoltà tecnica
Tiri di 6b+/6c, tratto di A0/A1
Chiodatura
Soste a spit, spit e qualche chiodo nelle difficoltà
Roccia
Frequentazione
Periodo consigliato
Attrezzatura consigliata
Normale da arrampicata, Friend a misure alterne, 12 rinvii

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PREVISIONI METEO LIGURIA

INDICAZIONI STRADALI

Uscire dall’Autostrada dei Fiori a Feglino, e svoltare a destra verso Finale Ligure. La parete è ben visibile già dalla strada. Superare il bivio per Orco e parcheggiare dopo un paio di chilometri nei pressi di una cappelletta votiva con pannello (diversi spiazzi lato monte).

AVVICINAMENTO

Prendere come riferimento il pilastro grigio che separa le due grandi erosioni rosse: la via sale alla sua sinistra. Dietro la cappelletta parte un sentiero CAI che si segue in salita per un centinaio di metri; al primo bivio (ometto) prendere una traccia a destra che conduce alla base della parete. Salire a sinistra superando gli attacchi di alcune vie; superare una breve corda fissa in salita che termina sotto a un diedro con lama tendente a sinistra.

SALITA

La via originale attaccherebbe più a destra (in comune con la Vaccari) ma risulta piuttosto disturbata dalla vegetazione, ed è consigliabile percorrere per i primi due tiri la variante qui descritta.

1° tiro: portarsi per breve placca fin sotto alla lama (III+, primi metri sprotetti), dunque salirla con bell’arrampicata (V) uscendo a destra in placca (V). Usciti su una cengia ci si sposta un poco a destra facendo sosta su sotto una bella parete a buchi gialla (25 m, V, 3 fittoni).

2° tiro: salire dritti sopra la sosta per la splendida placca a buchi, via via più verticale (6a/6a+). Superare con decisione lo strapiombo finale (6b+, difficile ristabilimento in uscita), dunque proseguire più facilmente fino a un terrazzo con grossi massi. Può essere conveniente ignorare la prima sosta con cordone e salire pochi metri a destra sopra il masso andando a sostare sotto un diedro/camino grigio (35 m, 6b+, 11 fittoni).

3° tiro: qui si riprende la via originale. Salire il bellissimo camino, all’inizio esterni sfruttando gli ottimi buchi delle pareti laterali (VI+) poi incastrandosi dentro. Il camino tende a sinistra ed esce su una comoda terrazza dove si sosta (20 m, VI, 4 spit).

4° tiro: superare la breve paretina (V+, spit e chiodo) dunque salire più facilmente per traccia nella vegetazione fino a una seconda fascia rocciosa. Superarla (III, un po’ sporco, possibile proteggersi con le piante) raggiungendo poco dopo una vaga cengia ormai sotto alle erosioni. Non seguirla ma salire ancora il successivo muretto (III, ) verso sinistra, puntando a una grande clessidra con cordone. Da qui inizia una facile cengia sabbiosa che si percorre verso sinistra fino alla sosta, sotto un diedro (40 m, p. V+, brevi tratti di III, 1 spit, 1 clessidra con cordone).

5° tiro: salire il bel diedro sopra la sosta (V) prestando attenzione ad alcuni massi instabili. Dopo 10 metri si sale a destra direttamente nel punto in cui la parete è più lavorata (VI). Superare un difficile passaggio liscio (VII+) uscendo a destra su vago diedro, che conduce alla sosta in un comodo e suggestivo grottino (25 m, 5c, passo 6b, 7 spit).

6° tiro: traversare a destra su ottime prese (IV+, clessidre con cordoni); ignorare la linea di spit che salgono dritti (via Menti perdute) e spostarsi a destra sulla magnifica placca bianca (V+/VI, spit e chiodi), che si segue cercando le prese migliori, inizialmente dritti poi in traverso a destra, con un passo in discesa. Si sosta su 3 fix in un piccolo terrazzo (30 m, 2 cordoni in clessidra, 7 fix, 2/3 chiodi, IV+, VI).

7° tiro: ancora in traverso a destra, all’inizio in discesa scavalcando un diedro (V+), poi direttamente sullo strapiombo superando lo spigolo in grande esposizione (VI, fittoni e vecchi cordini). Continuare a traversare su terreno via via più facile rimontando poi su una facile cengia che si segue a destra fino alla sosta (30 m, VI, 8 fix).

8° tiro: a sinistra della sosta su parete strapiombante con buoni buchi. Continuare con arrampicata sostenuta dritti o leggermente a sinistra, dunque sotto uno strapiombo spostarsi delicatamente a destra andando a prendere un diedro un poco più facile che conduce alla comoda grotta con la sosta (20 m, 6b+, 8 fix).

9° tiro: salire a sinistra della sosta superando il pronunciato strapiombo grazie a buone canne con buchi. Aiutandosi col diedro a sinistra, spostarsi delicatamente a destra andando a prendere una lama dalla quale si esce a sinistra su terreno meno difficile. Continuare dritti fin sotto ad una pancia (spit alto), non affrontarla direttamente ma spostarsi con movimenti delicati un paio di metri a sinistra dove la parete è più lavorata. Usciti su una cengetta, la si percorre a destra fino alla sosta sotto il diedro finale (25 m, 6c, 8 fix).

10° tiro: portarsi in salita all’altezza del diedro obliquo a destra, chiodato per A0/A1 (in libera secondo noi è minimo 7a). Terminata la parte difficile si continua nel diedro superando una pianta, e lo si segue fedelmente con arrampicata elegante (V, pp. V+) fino a uscire dalla parete. Sosta su pianta (30 m, 8 spit e 4 chiodi, 6a e A0/A1, poi V).

DISCESA

Salire nella macchia in direzione opposta alla parete per vaghe tracce fino a incrociare poco dopo un sentiero che si prende a sinistra. Presso un ometto lo si abbandona per un’altra traccia che scende a sinistra e riporta con qualche tratto un po’ ripido alla strada, poco a monte rispetto alla cappella votiva (30 minuti).

osservazioni

Una delle arrampicate più belle che abbiamo mai fatto, nonché più difficili. Purtroppo non siamo riusciti a percorrerla tutta in libera, ma ci abbiamo provato! La prima parte dell’ultimo tiro (data 6c+) ci è sembrata ben più difficile rispetto agli altri tiri dati 6c. Nella parte bassa le varianti sono consigliabili (l’originale sembra molto sporca) e rendono la salita più omogenea: la parte di cengia e boschetto sotto l’erosione non disturba poi più di tanto, anzi permette di tirare un po’ il fiato! Attaccare dai primi tiri di Fivy probabilmente fa perdere un po’ del suo fascino alla salita, oltre ad accorciarla nettamente.

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

Bar a Feglino, ampia scelta a Finalborgo.

METEO, WEBCAM E BIBLIOGRAFIA

Previsioni meteo
Cartografia
2° tiro (variante)
2° tiro (variante)
Il diedro del 3° tiro
Il diedro del 3° tiro
5° tiro
5° tiro
La placca bianca del 6° tiro
La placca bianca del 6° tiro
Lo strapiombo iniziale del 9° tiro
Lo strapiombo iniziale del 9° tiro

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