Spigolo del Dolo: una lama di arenaria in Appennino

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Logicità della linea

8

Ingaggio della salita

6.5

Bellezza dell'ambiente

7.5

Qualità della roccia

7

Eleganza dell'arrampicata

7

Una linea particolare con bei passaggi

La via Spigolo del Dolo (nome dei primi apritori) o Lama del Dolo percorre il filo di cresta di una bancata di arenaria che si innalza dal torrente Dolo. Aperta il 12 ottobre 2003 da Alberto Montanari e Antonio Vaccari, chiodata a spit nel 2011 da Giampaolo Simonini e Aleardo Menozzi. E’ composta da 6 tiri su roccia, non sempre stabile ma nel complesso buona, tutti ottimamente chiodati a fix (chiodatura più distante dove è più semplice) e soste sempre su 2 spit per uno sviluppo di circa 150 m. La salita è un’alternanza di salti rocciosi verticali più impegnativi e passaggi più facili, in un bell’ambiente in cui l’unico suono è il piacevole rumore del torrente sottostante (a volte complica la comunicazione, in particolare nei primi tiri). Il materiale necessario è quello classico d’arrampicata, non servono protezioni veloci.

Prima salita: Alberto Montanari e Antonio Vaccari il 12 ottobre 2003 (chiodata a spit nel 2011 da Giampaolo Simonini e Aleardo Menozzi)

CIVAGO - SPIGOLO DEL DOLO (980 m)

Esposizione
Avvicinamento
30 min, 150 m D-
Discesa
10 min (50 m D+)
Tempo totale
3 h ( 2.20 h la via)
Dislivello
150 m (100 m la via)
Sviluppo
130 m
Attrezzatura consigliata
Normale da arrampicata, 10 rinvii
Salita il
22 Novembre 2012
30 Ottobre 2017
Itinerario
Spigolo del Dolo
Tipologia itinerario
Località di partenza
Quota di partenza e arrivo
980 m
Tipologia arrampicata
Difficoltà globale
D+
Difficoltà tecnica
VI
Chiodatura
S2
Soste a spit, spit in via
Frequentazione
Periodo consigliato

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INDICAZIONI STRADALI

Raggiunto Villa Minozzo nell’Appennino Reggiano si prosegue in direzione Civago (SP 9) e alcuni chilometri prima del paese si lascia la macchina in una piazzola a sinistra all’imbocco della galleria (QUI), che passa sotto la Torre dell’Amorotto.

AVVICINAMENTO

Si imbocca l’evidente sentiero (indicazioni CAI, sentiero 690) in direzione SE e si seguono le indicazioni per la palestra di roccia. Giunti alla staccionata si lascia il sentiero e si scende a sinistra per ripide tracce, in breve vediamo lo spigolo della lama alla nostra destra, si prosegue la discesa aiutandosi con tronchi e alberi per non scivolare. Si perde quota molto velocemente e in una decina di minuti vediamo già da vicino il torrente Dolo. Nell’ultima parte della discesa conviene allontanarsi della lama e passare alla sinistra di un’altra fascia rocciosa per evitare un salto di roccia marcia. Si giunge quindi nel greto del torrente, si risale quest’ultimo per arrivare all’attacco della via (ometto), a destra rispetto al filo dello spigolo (caratteristico strapiombo sopra il torrente). Sono visibili gli spit nella parte destra del diedro. (30 min)

Un accesso meno ripido è possibile in periodi secchi, quando il Dolo si può guadare facilmente. Superare la galleria e proseguire circa 100 metri lungo la provinciale verso Civago, fino a una piccola piazzola da cui parte il sentiero di accesso per la ferrata Barranco del Dolo, segnato da bolli bianchi. Seguirlo quasi fino all’attacco della ferrata, dunque guadare il torrente per aggirare le placche lisce; in prossimità di un’ansa, dove comincia lo spigolo, riportarsi sul versante di prima e risalire il boschetto fino all’attacco. (40 min)

SALITA

1° tiro: si sale verticalmente la destra del diedro (V), poi più facile (IV). Il dolo impedisce di sentirsi ma se ci si allontana dalla parete, scendendo qualche metro, si vede il compagno alla prima sosta. 30 m

2° tiro: si segue il filo alternando passaggi più facili (III) a salti più verticali (IV). 25 m

3° tiro: bel tiro, si parte con una dulfer di un paio di metri, poi 2 passi non banali, uno di uscita dalla dulfer e uno più in alto più atletico (V+). 15 m

4° tiro: si attacca o passando a dx su rocce instabili o traversando leggermente a sx (IV), poi placca e un piano molto inclinato, infine bisogna scavalcare un salto strapiombante (V+), a sx forse più facile. 25 m

5° tiro: Seguire la cresta, percorsa in questo tratto anche dalla via ferrata, fino alla base dell’ultimo salto (II). 25 m

6° tiro: tiro chiave della via, il più bello con il terzo. Si sale il pinnacolo su placca, aiutandosi poi con i bordi e i caratteristici buchi (VI), quindi si cammina fino alla sosta su catena. I primi apritori sono saliti da un diedro qualche metro a sinistra, probabilmente più duro (VI+) ma proteggibile, presente ancora un chiodo. 10 m

DISCESA

Per tornare al parcheggio si sale nel bosco su tracce fino alla palestra di roccia, alla staccionata e in breve sullo stesso sentiero già percorso alla galleria.

osservazioni

Abbiamo percorso la via in novembre in una giornata nuvolosa e la via era a tratti umida in particolare nella prima parte, probabilmente il periodo migliore per percorrerla è quello estivo o una bella giornata di sole autunnale. La via merita per i passaggi mai banali, la bella dulfer del terzo tiro, i passaggi sul pinnacolo finale ma anche per la bellezza dell’ambiente, le acque del Dolo e il caratteristico lastrone di arenaria che si innalza nel bosco.
La ferrata inaugurata nel 2015 ha reso un po’ meno ingaggiosa la salita (se di ingaggio si può parlare per una via così comoda e ben spittata…), ma di fatto non disturba più di tanto l’arrampicata, mantenendosi quasi sempre a sinistra del filo, a parte nel facile 5° tiro.

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

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