Sperone Centrale del Braiola – Lichenomania: un “vione” in Appennino

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Logicità della linea

7.5

Ingaggio della salita

8.5

Bellezza dell'ambiente

8

Qualità della roccia

5.5

Eleganza dell'arrampicata

6.5

Per alpinisti sinceramente appassionati dell’Appennino. Di sicura soddisfazione.

La Bastionata del Braiola è un angolo nascosto dell’Appennino. Il versante sud occidentale di questa montagna è costituito da una spettacolare sequenza di imponenti salti rocciosi. L’ambiente è selvaggio e severo. Attualmente sono state tracciate 4 vie (lo Sperone Sinistro (400 m V+)Macigno Paradise (300 m V+), lo Sperone Centrale o Lichenomania (700 m VI-) e Macigno Codigno (V+ e A0) ), ma lo spazio per nuove salite è ancora tanto. Lo Sperone Centrale sorge al centro del settore ed è la più maestosa delle creste rocciose di questo versante. Il settore è stato sicuramente battuto da alpinisti del luogo ma manca qualsiasi tipo di informazione e documentazione. La via, ribattezzata Lichenomania sale interamente lo sperone seguendo la via più logica, quasi sempre lungo il filo di cresta.

Al netto di qualche discontinuità, si tratta di una salita dal grande sviluppo nel contesto dell’Appennino Settentrionale: i tratti erbosi ci sono ma non disturbano più di tanto. La roccia è il macigno classico dell’Appennino globalmente sufficiente, con tratti molto belli alternati ad altri più rotti oppure a passaggi lichenosi con aderenza pessima. Occorre quindi tenere sempre alta l’attenzione. La via non è attrezzata: all’inizio del primo tiro si incontrano due spit (di ignoti), mentre lungo il resto della salita ci sono 2 chiodi alla sosta finale del primo tiro (anch’essi di ignoti) e tre chiodi lasciati da noi sul 10° tiro (un altro chiodo era stato lasciato sul 2° tiro ma è stato rimosso durante una parziale ripetizione). Per il resto occorre integrare interamente comprese le soste (spesso su spuntone) con una serie integrale di friend e una scelta di dadi e chiodi.

Prima salita: Primo tiro ignoti. Lo sperone: A. Piazza e F. Rossetti in due giornate successive, il 4 luglio e il 19 settembre 2013. Utilizzati 5/6 chiodi (lasciati 3) e protezioni veloci.

BASTIONATA DEL BRAIOLA (1500 m) – SPERONE CENTRALE

Bastionata del Braiola - Macigno Codigno
Le vie della Bastionata del Braiola (foto Alberto Cozzi)

Esposizione
Avvicinamento
1.40 h (350 m D+, 50 m D-)
Discesa
1.30 h (550 m D-, 50 m D+)
Tempo totale
10/11 h (8/9 h la via)
Dislivello
600 m D + (400 m la via)
Sviluppo
500 m (250 m di arrampicata vera e propria).
Attrezzatura consigliata
Normale da arrampicata, Serie di friend (da 0.3 – 2 BD), Serie di dadi, Scelta di chiodi, Martello, 8 rinvii
Salita il
19 Settembre 2013
21 Luglio 2024
Itinerario
Sperone centrale o Lichenomania
Tipologia itinerario
Quota di partenza e arrivo
1000 m – 1600 m circa
Tipologia arrampicata
Difficoltà globale
D+
Passo di VI- e 3/4 passi di V+, numerosi tratti di IV con passi di IV+, V- e V, spesso III
Difficoltà tecnica
VI-
Chiodatura
R3
Pochissimi chiodi sulla via, soste da attrezzare
Frequentazione
Periodo consigliato

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INDICAZIONI STRADALI

Dall’uscita A15 di Pontremoli si seguono le indicazioni per Filattiera. Qualche chilometro prima del paese si prende a sinistra, indicazioni Serravalle – Prati di Logarghena. Si sale per stradina superando il paesino di Serravalle e seguendo le indicazioni per i Prati di Logarghena. Nei pressi di un agriturismo la strada diventa sterrata e prosegue lungo l’ampio crinale fino a un trivio con fontana. Ignorare sia la sterrata che scende a destra sia quella che sale a sinistra e proseguire dritti sulla sterrata che da qui in poi diventa più sconnessa (impraticabile con macchine basse). Si prosegue per circa un km fino a un valico dove conviene lasciare l’auto; a destra sale la sterrata il Rifugio Mattei che però ormai si riesce a salire solo in jeep.

AVVICINAMENTO

Salire la sterrata fino a raggiungere l’ex rifugio Mattei (20 min). Continuare lungo la carrareccia nella faggeta (Sentiero CAI 128). Oltrepassato un valico, si scende leggermente nella Val Caprio per poi risalire ad una sella, il Portile (1173 m – 0,20 h) che separa il Monte Logarghena dalla cresta del Braiola. Si segue il sentiero verso il Monte Braiola per una cinquantina di metri fino a una carbonaia. Si abbandona il sentiero e si procede a mezzacosta a destra (verso N/NE) per tracce di animali nel bosco (ometti e bolli neri poco evidenti). Si attraversa un rio e si continua a mezzacosta fino alla base dello Sperone Sinistro (scritte su sasso), si attraversa un canalone incassato e si continua a traversare per prati e boschetti puntanto alla base dello sperone contro il cielo. Nell’ultimo tratto bisogna risalire il ripido pendio erboso fino alla base della parete in una sorta di anfiteatro. L’attacco è in corrispondenza di una paretina nerastra, sosta vecchia su chiodo spit e cordone (1.30 h).

SALITA

1° tiro: dalla sosta (spit, chiodo uniti da cordone) si sale la paretina nerastra, placca con bell’arrampicata (IV+). Superato il secondo spit con moschettone di calata si sale su roccia brutta ma più facile fino all’inizio di un canale erboso. Si attraversa il canale e si risale lo speroncino alla sua sinistra non facilmente proteggibile (III/III+) oppure il canale erboso in cui ci sono due vecchi chiodi. Al termine dello sperone si sale dritti per erba fino alla base della parete successiva dove si sosta su due chiodi (40 m – 2 chiodi e 2 spit).

1° tiro (Variante): attaccare pochi metri a sinistra della sosta vicino allo spigolo, seguendo alcuni vecchi chiodi lungo un diedrino (IV). Continuare lungo la più logica successione di diedri su roccia brutta (IV) fino a uscire sui prati, andando a sostare sotto lo spigolo seguente (da attrezzare). 40 m, 3 chiodi.

2° tiro (Variante più facile): traversare a sinistra costeggiando la parete verso lo spigolo, e salire il breve camino alla sua destra (IV-). Proseguire sullo spigolo e attrezzare la sosta (arbusti o massi incastrati). 40 m

2° tiro (Originale): tiro bello e impegnativo. Si sale verticalmente alla sosta (IV+), poi si procede verticalmente spostandosi leggermente verso destra lungo un diedro con fessure, passo non banale (V+) ma proteggibile quindi, dove il diedro si fa strapiombante, si esce verso sinistra (VI-, chiodo tolto). Si arriva quindi in cresta dove si sosta su arbusto (30 m – 1 chiodo).

Proseguire lungo il filo dello sperone con camminata alternata a brevi passaggi (II) puntando alla parete soprastante. Arrivati alla sua base (passo ripido su erba) traversare a destra su esile cengia fino a una piazzola dove si può sostare su un masso staccato che forma una sorta di clessidra. 90 m

3° tiro: salire con attenzione sopra la sosta (III, erba e rocce scivolose!) puntando al diedro sulla destra dello spigolo: questo inizialmente presenta roccia instabile e conviene alzarsi più possibile nel diedro per poi abbandonarlo spaccando a sinistra e tornando sullo spigolo (V-, delicato). Proseguire sul filo con un bel passaggio esposto (IV+, chiodo) dunque superare una placchetta sprotetta (V) e la successiva paretina (roccia rotta, uscita su erba). Si sosta su spuntone (35 m).

Portarsi per terreno facile e roccette senza mai allontanarsi dal filo dello sperone (max II) fino alla base di un breve salto più pronunciato che lo interrompe (60 m).

4° tiro: salire il breve diedro a destra del filo (III) dunque proseguire su difficoltà minori andando a sostare su arbusto (30 m)

5° tiro: Rimontare la placca sul lato sinistro del filo (a destra c’è un alberello) inizialmente compatta e un po’ scivolosa, poi con buone fessure (III). Camminare fino sotto alla successiva paretina che si supera sul lato sinistro proteggendosi con una bella fessura (IV), roccia delicata in uscita. Sostare su friend o massi incastrati poco dopo (40 m).

Camminare fino alla base dell’impennata successiva dello sperone (20 m).

6° tiro: Salire a destra del filo puntando a un diedrino con massi rotti e piantina (III, attenzione alla roccia!). Salire lo spigoletto a destra della pianta, più solido (III+), dunque seguire le placche sempre stando a destra del filo puntando a una fessura sotto gli strapiombi. Superarla con un bel passaggio facilmente proteggibile (V-), dunque spostarsi a destra salendo un vago diedro che permette di superare gli strapiombi (IV, 1 chiodo lasciato). Continuare su terreno più appoggiato sul filo dello spigolo (III) e sostare (usati due chiodi, tolti). 45 m, 1 chiodo

Superare un breve saltino (II) e poi camminare fino a quando lo spigolo si impenna di nuovo. 30 m

7° tiro: si sale l’evidente diedro con passi tecnici (IV+) con brutta aderenza su licheni gialli, poi più facile (III+) fino a un terrazzino dove si sosta (10 m).

Variante: salire lo strapiombino a destra del diedro (VI- proteggibile a friend nella lama rovescia) dunque seguire la bella placca aiutandosi col filo dello spigolo a destra (V, improteggibile).

8° tiro: Salire i primi metri del diedro erboso (quello sopra al precedente, chiuso da tetti), quindi traversare a destra per placca con appigli dubbi (IV+) tornando sul filo dello spigolo. Seguirlo superando un tratto più sottile e caratteristico, dunque attrezzare la sosta sul successivo terrazzo. 30 m. Possibile unire questo tiro al precedente allungando bene le protezioni.

Camminare sul filo portandosi alla base del breve salto successivo, con alla base una spettacolare clessidra (15 m).

9° tiro: Affrontare il salto direttamente sopra la clessidra (IV+ atletico, un po’ più facile a sinistra) dunque per bellissima fessura con un passo di non facile lettura (V), quindi si esce sul seguente terrazzo alla base di una paretina a tetti (sosta su masso incastrato, 15 m).

10° tiro: tiro chiave della via. Dalla sosta si sale verticalmente con bell’arrampicata su roccia lavorata ma sempre da controllare (IV+ sostenuto e passo di V). Dopo circa 10 m si trova un chiodo lasciato durante la ripetizione (non ottimo) che inviterebbe a proseguire verso destra (VI?): passarlo ma rispostarsi delicatamente a sinistra nel più facile e logico diedro, un po’ scivoloso, dove si trovano i due chiodi lasciati in apertura (passo di V+ su piccole lamette). Si prosegue nel diedro con arrampicata delicata (V); possibile uscire a sinistra su piccola cengetta erbosa dove si può attrezzare una sosta, ma è più consigliabile proseguire ancora nel diedro sempre sostenuto sul V ma con roccia discreta uscendo poi a destra sulle placche dove la roccia è migliore e più fessurata. Proseguire più facilmente (IV) fino al termine del salto. Attrezzare la sosta su spuntoni o friend. 30 m, 3 chiodi

Proseguire per prati alternati a facili e divertenti roccette sul filo (max II+) per altri 100 m fino al termine dello sperone. Ci si trova sulla Cima Pontremolese di sotto (1599 m), nei pressi della quale passa il sentiero della Direttissima del Braiola (la cui vetta è raggiungibile in un’oretta).

DISCESA

Dalla sommità si sale brevemente per prati fino a riconquistare il sentiero CAI 130. Si segue il ripido sentiero in discesa a sinistra, non molto evidente ma ben segnato, fino alla sella dove si incrocia il 128. Da qui su carraia già percorsa all’andata si raggiunge il Rifugio Mattei e l’auto (1.45 h dall’uscita della via).

osservazioni

Salita alpinistica che come sviluppo, continuità e severità dell’ambiente trova pochi simili nell’ambito dell’Appennino Settentrionale. E’ possibile uscire dopo il sesto tiro percorrendo una cengia erbosa verso destra e quindi risalendo un ripido canale fino alla sommità. Altre vie di fuga sono probabilmente possibili ma non verificate. Una ritirata in caso di brutto tempo risulta problematica per la conformazione del versante. Stiamo ancora cercando i chiodatori del primo tiro.

Nel dicembre 2023 Federico, Luca, Francesco e Stefano, in una giornata di perlustrazione/esplorazione, hanno ripetuto i primi 3 tiri della via, uscendo poi per una cengia a destra e scendendo con alcune calate nel canale. Nell’occasione Federico e Francesco hanno salito due varianti più a sinistra rispetto al primo e al secondo tiro; nel primo c’erano due o tre vecchi chiodi; la variante al secondo tiro risulta invece più facile e nel caso consigliabile, anche se l’originale merita. Luca e Stefano hanno rimosso il chiodo ormai inaffidabile che aveva lasciato Alberto in apertura prima del passo di VI-

Nel luglio 2024 finalmente la via è stata ripetuta integralmente in giornata da Luca e Francesco, che hanno salito il primo tiro originale e la variante più facile del secondo. Nel settimo tiro hanno salito una variante in placca appena a destra del diedro consigliabile per la roccia molto bella. Un chiodo è stato aggiunto sul sesto tiro, un altro sul decimo.

Rispetto alla vecchia relazione (che indicava 18 tiri) noi ne abbiamo fatti 9, trovando più logico camminare in conserva tra un salto e l’altro. Alla fine i tiri continui e più arrampicabili sono il 1°, il 2°, il 3°, il 6° il 7° (che abbiamo concatenato con l’8°, ma forse è meglio spezzarli) e il 10° (che abbiamo unito con quello che era l’11° tirando dritto nel diedro, in questo caso consigliabile).

La via nell’insieme merita: bisogna affrontarla con la consapevolezza che i tratti di arrampicata equivalgono a quelli in cui si cammina sull’erba, e ci sono diverse “vie di mezzo”… il luogo è isolato e severo, purtroppo molto scomodo da raggiungere ma anche questo contribuisce al suo fascino. L’alpinista sinceramente appassionato di Appennino e vie avventurose prima o poi dovrebbe farci un salto.

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

Miriam Caffè a Scorcetoli, Caffè Letterario in piazza a Pontremoli (panini e testaroli anche al pomeriggio, ma se siete dei draghi la potete provare a fare in mattinata…).
1° tiro
2° tiro originale
Il risalto del 6° tiro
7° tiro: variante in placca
9° tiro
10° tiro
10° tiro
La facile parte finale dello sperone
Chiodi nel macigno: variante di attacco a Lichenomania
Variante di attacco a Lichenomania

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