Spigolo Irena Sendler, una “via polacca” sul Monte Penna

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Logicità della linea

6

Ingaggio della salita

6

Bellezza dell'ambiente

8

Qualità della roccia

5

Eleganza dell'arrampicata

6

Il posto merita, la via è un po’ ricercata.

Camminando per alta val d’Aveto e zone limitrofe, si resta colpiti dalla grande quantità di strutture rocciose: ruvide, rossastre, spesso di forme bizzarre, talvolta davvero imponenti… ma purtroppo solo di rado solide e adatte all’arrampicata. La Rocca del Prete, affacciata su Santo Stefano, è la parete con più storia alpinistica alle spalle, e un buon numero di vie per tutte le difficoltà; ma in tutta la zona compresa fra il monte Ragola e il Penna sono tante le possibilità, in un contesto ambientale pregevole.

Agli apritori dello Spigolo Irena Sendler, il merito di avere reso fruibile agli arrampicatori un angolo del Parco dell’Aveto noto più che altro agli escursionisti: la surreale dolina carsica della Nave, luogo unico nel suo genere. La ben individuata cima che sorveglia la Nave da sud-ovest, dirimpetto alla più massiccia ma discontinua piramide del Penna, ora ha un nome; e una breve via dal gusto classico – anche se spittata in abbondanza – che sale il suo solare spigolo sud-ovest, con qualche passaggio divertente ed esposto.

Prima salita: Giuseppe Foscili, Anna Perka, Eugenio Pinotti, 12/07/2015

Cima Janusz Korczak (1626 m, zona Monte Penna) – Spigolo Irena Sendler

Gruppo Montuoso
Esposizione
Avvicinamento
30 min (80 m D+)
Discesa
40 min a piedi
Tempo totale
2.40 h (1.30 h la via)
Dislivello
180 m (100 m la via)
Sviluppo
130 m
Attrezzatura consigliata
Normale da arrampicata, 10 rinvii
Salita il
5 Giugno 2016
Itinerario
Spigolo Irena Sendler
Tipologia itinerario
Località di partenza
Quota di partenza e arrivo
1457 m – 1627 m
Tipologia arrampicata
Difficoltà globale
D-
Spesso III e IV
Difficoltà tecnica
V
Chiodatura
S1
Fittoni resinati vicini
Roccia
Frequentazione
Periodo consigliato

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INDICAZIONI STRADALI

Il Passo del Chiodo si trova al confine fra le province di Parma e Genova; si può raggiungere da Bedonia sia proseguendo verso Santa Maria del Taro fino a Ponte Strambo, dove si volta a destra per Alpe; sia raggiungendo il Passo del Tomarlo. Da Piacenza e Genova si sale invece passando da Amborzasco/Casoni, sotto Santo Stefano d’Aveto. Questa è anche l’unica strada che viene ripulita dalla neve in inverno.

AVVICINAMENTO

Dal Passo si imbocca il comodo sentiero CAI con indicazioni per la Nave; dopo circa 20 minuti, prima di uscire dal bosco, si incontra una lapide: qui voltare a sinistra seguendo una traccia che attraversa la dolina in una zona di grossi massi e risale un ghiaione (ometti); puntare allo spigolo sud-ovest della parete più imponente, che ha sulla destra un evidente canale (la via di discesa più breve).

SALITA

1° tiro: risalire lo spigolo inizialmente facile (II), poi via via più verticale. Passaggio esposto su roccia piuttosto delicata (4c) sotto il penultimo spit (30 metri – 8 fix).

2° tiro: dal terrazzino di sosta a destra (II, spit) si sbuca su un’ampia cengia erbosa, da salire leggermente verso sinistra, puntando a una rampa/diedro: la si risale per pochi metri (IV+, 2 spit) fino alla sosta (30 m – 3 fix)

3° tiro: proseguire sul diedro sfruttando una bella lama, dunque rimontare con attenzione su un gendarmino isolato (IV+, 2 spit un po’ alti a sinistra. Attenzione, massi grandicelli in bilico!). Da qui a destra su terreno più facile ed erboso (due o tre spit un po’ inutili sui sassi) fino alla sosta ai piedi di un’evidente fessura (30 m – 5 fix)

4° tiro: sulla fessura a sinistra sale una variante più difficile (6a), mentre la via affronta la placchetta sopra la sosta (2 spit, passaggio di V), per poi traversare a sinistra (V+, fisico ed esposto, aggirabile uscendo sull’erba a destra); si prosegue dunque per placchette via via più appoggiate (III, 3 spit) dunque sul facile filo di cresta fino alla sosta poco sotto la vetta (40m – 6 fix).

DISCESA

Si può tornare all’attacco della via in 10/15 minuti scendendo a destra fino a un intaglio, dove si imbocca un canale con qualche passaggio umido e delicato su roccette. In alternativa, c’è una traccia evidente che dalla cima scende nel bosco verso N e con ogni probabilità raggiunge più facilmente il Passo del Chiodo (non verificata).

osservazioni

La via è ancora poco ripetuta, dunque piuttosto sporca… noi la abbiamo anche trovata bagnata, specie nel primo tiro. Arrampicare su questo genere di roccia richiede una certa delicatezza: meglio non fidarsi ciecamente di quel che si ha in mano o sotto i piedi! La salita è un po’ discontinua ma tutto sommato si arrampica: soprattutto placca, ma anche qualche passaggio in diedro e uno strapiombino. E’ soprattutto l’ambiente a conferire fascino alla scalata; consigliabile salire a primavera (non prima di aprile) e autunno anche inoltrato, quando i colori del bosco danno il meglio di sé e il sole illumina tutto il pomeriggio la bella linea dello spigolo.

Un grazie a Misha, che nelle foto non compare mai perché le ha scattate tutte lui con tanto di reflex e obiettivo fisheye… c’è il rischio che questo spigolo appaia meglio di quanto non sia in realtà!

Ci era giunta voce che i fittoni sul primo tiro ballavano un po’… prestare attenzione.

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

Il bar di Anzola all’inizio della salita per il Passo del Tomarlo è uno di quei posti dove sembra di tornare indietro nel tempo.

INFO UTILI, METEO, BIBLIOGRAFIA

Previsioni meteo
Bibliografia
Terzo tiro

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