Via Rosso di sera al monte Altissimo: una chicca per apuanisti

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Logicità della linea

6.5

Ingaggio della salita

7.5

Bellezza dell'ambiente

8.5

Qualità della roccia

7.5

Eleganza dell'arrampicata

8

Bella salita in un angolo dimenticato di Apuane

Visto dalle spiagge della Versilia, il Monte Altissimo rende ragione del suo nome: è una delle vette apuane più vicine al mare e da questo lato si presenta imponente e isolato. Come molte delle montagne vicine (che sono in realtà più alte di lui), non ha una una vera e propria parete bensì un versante ripido e scosceso di erba e roccia, su cui si arrampica un’ardita strada marmifera percorsa dai camion in servizio alle cave. La montagna fu visitata nel 1517 da Michelangelo in persona, che esaltò la qualità del suo marmo: oggi ci sono ancora cave attive, ma la maggior parte sono abbandonate. L’Altissimo, come pure il Monte Sella, si può considerare un museo a cielo aperto dell’attività estrattiva, dove sentieri, vie di lizza e cenge dall’esposizione sconcertante testimoniano il lavoro pericoloso che nei secoli scorsi portarono avanti gli uomini del marmo.

Questa montagna però non è soltanto cave! I pilastri che dalla vetta scendono a sud ovest, saliti da storiche vie alpinistiche ormai dimenticate, sono stati recentemente riscoperti con tre aperture di vie moderne a spit, tra cui spicca Rosso di sera. La prima parte della via sale in un canale seguendo placche di marmo lavorate dall’acqua, per poi puntare dritto alla sommità del pilastro lungo una logica sequenza di diedri. Da un’arrampicata di aderenza su roccia spesso compattissima a rigole, si passa a una progressione più atletica e verticale dove bisogna un po’ tastare quello che si ha in mano. Nel complesso la via è un’ascensione completa e appagante, in un ambiente aspro e isolato con vista aperta sul mare, da non sottovalutare per l’impegno complessivo.

Prima salita: Marco Merlini, Maurizio Santini, Alessandro Galeffi, 2018 

MONTE ALTISSIMO (1589 m) – ROSSO DI SERA

Monte Altissimo - Rosso di sera
Il versante sud ovest del monte Altissimo

Esposizione
Avvicinamento
2 h (350 m D+, 200 m D-)
Discesa
1 h (500 D-)
Tempo totale
7.30 h (4.30 h la via)
Dislivello
750 m D+ (400 m la via)
Sviluppo
500 m (400 la via di cui 110 m facili di zoccolo + 100 m di cresta finale per la vetta)
Attrezzatura consigliata
Normale da arrampicata, Friend a misure alterne, 12 rinvii
Salita il
1 Aprile 2023
Cordata REDclimber
Itinerario
Via Rosso di sera
Tipologia itinerario
Quota di partenza e arrivo
1080 – 1589 m
Tipologia arrampicata
Difficoltà globale
TD-
Spesso V
Chiodatura
RS2
Spit alle soste e sui tiri, lontani sul facile
Frequentazione
Periodo consigliato

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INDICAZIONI STRADALI

Raggiungere il Passo del Vestito attraversando Massa (utile navigatore!) oppure salendo da Castelnuovo in Garfagnana. La strada ufficialmente è chiusa per frana da qualche anno dal versante massese ma di fatto si passa. Superata la galleria si scende un tornante dal lato Garfagnana e si parcheggia nei pressi del ristorante Le Gobbie (ampio spiazzo).

AVVICINAMENTO

Dal parcheggio si imbocca il sentiero CAI 133 che sale nel bosco in direzione del Monte Altissimo, ben visibile e molto meno imponente da questo lato. Dopo 10 minuti si confluisce su una strada marmifera che si segue a sinistra ignorando un primo bivio; poco dopo se ne trova un secondo e si sale a destra sempre lungo il 133 in direzione Passo degli Uncini. In circa 30 minuti si raggiunge il valico, dove si ignorano i due sentieri sulla cresta per scendere in direzione mare in un ripido canalone, su una traccia evidente segnata con qualche bollo rosso. Dopo la prima parte la traccia inizia a traversare nettamente a sinistra faccia a valle, e presto compare il versante sud ovest dell’Altissimo coi suoi pilastri. Dopo il traverso si scende di nuovo decisamente fino a intercettare il sentiero CAI 32, che si imbocca a sinistra raggiungendo presto un tratto attrezzato con cavo metallico. Seguirlo sempre traversando a sinistra e superare il primo sperone; poco dopo, in vista di una cava termina il corrimano di ferro e guardando verso l’alto è visibile il canalone risalito dalla via. (2 h)

SALITA

1° tiro: dall’ultimo fittone della ferrata, risalire lo zoccolo il leggero obliquo a destra, puntando alle piante isolate vicino a cui si trova la prima sosta (55 m, I).

2° tiro: dritti lungo il canale cercando il percorso più facile. La sosta si trova sulla destra, alla base di una placca (55 m, I/II).

Questi due tiri si possono fare tranquillamente slegati se si ha un minimo di confidenza col terreno apuano… però meglio vestirsi e prepararsi prima, la seconda sosta non è così spaziosa!

3° tiro: sulla destra della sosta superando un primo passo su placca liscia (evitabile) poi facilmente alla base di una placca più alta. Affrontarla direttamente fino a una fessura da proteggere, traversare a destra sopra un diedrino poi proseguire su placca compatta di aderenza. Raggiunta una cengia, si sale più facilmente su una rampa obliqua a sinistra fino alla sosta (40 m, 6a, 6 spit).

4° tiro: su per le belle rigole a sinistra della sosta, poi dritti su terreno più facile e lavorato fino alla base di un’altra placconata più grande (55 m, 5c poi IV+, 3 spit).

5° tiro: dritto sopra la sosta per rocce facili fino a un chiodo, dunque spostarsi a sinistra sotto un diedro compatto e liscio. Non salirlo direttamente ma portarsi sullo spigolo alla sua sinistra dove le prese sono piccole ma nette. Riportarsi poi a destra in piena placca superando alcuni passi difficili di aderenza, dopo una cengia si prosegue ancora con difficoltà minori fino alla sosta (30 m, 6a+, 5 spit e 1 chiodo).

6° tiro: dritti sopra la sosta seguendo bellissime rigole per circa 20 metri, poi traversare a destra fin sotto un diedrino, che si affronta con passo delicato sulla sinistra. Proseguire sempre leggermente a sinistra per diedrini più facili (da proteggere) fino alla sosta (50 m, 5c/6a, 8 spit).

7° tiro: puntare a una corda fissa visibile sulla verticale della sosta: questo tiro non è spittato, il terreno è più discontinuo ed erboso rispetto a prima e va seguito senza percorso obbligato, cercando i tratti con roccia migliore dove si incontra qualche chiodo. Nella parte finale ci si sposta un po’ a sinistra per aggirare una placca liscia (attenzione ai massi instabili) dunque si sosta su 2 spit alla partenza della corda fissa, che eventualmente se seguita a destra permette (non verificato) di uscire su uno spigolo più facile evitando gli ultimi due tiri (50 m, III/IV, passi di V non obbligatori, 4 chiodi)

8° tiro: salire il diedro sopra la sosta, sbarrato da un tettino con spit: passaggio secco che può convenire aggirare per più facili e logiche fessure a sinistra. Continuare nel diedro soprastante, all’inizio appoggiato poi via via più verticale e atletico ma ben proteggibile. Dall’ultimo spit si esce sullo spigolo a sinistra evitando l’ultima parte strapiombante con massi dubbi, dunque ci si riporta a destra prestando attenzione alla roccia che da qui in poi peggiora. La sosta (un po’ scomoda) è appena dietro un pilastrino sulla verticale del diedro (35 m, 6a+, 4 fix e 2/3 chiodi).

9° tiro: riportarsi a sinistra nella continuazione del diedro, superando una prima strozzatura e poi una seconda più difficile da cui si esce a destra. Gli spit seguono ora il filo dello spigolo dove le difficoltà calano ma la roccia scagliosa e rotta esige molto garbo, non salire dritti per dritti ma cercare le zone più sane! La sosta è appena sotto la sommità dello sperone (45 m, V+ poi IV).

Proseguire in conserva o anche slegati lungo il filo della cresta ora più appoggiata e con “tracce” di capre (passi di I esposti) scendere a una selletta e dunque per rampa finale alla cima con grande croce del Monte Altissimo (1589 m, circa 100 metri dal termine della via).

DISCESA

Dalla vetta si scende lungo la bella cresta ovest seguita dal sentiero CAI 143 (passi di I). Nella parte bassa la cresta si fa più ripida e il sentiero si sposta a destra sul versante garfagnino per poi riportarsi sul crinale e salire una quota minore, dopo la quale si raggiunge il Passo degli Uncini. Da qui per il percorso seguito all’andata si torna all’auto (1 ora circa dalla vetta).

osservazioni

Abbiamo salito la via in una giornata fredda e inizialmente soleggiata; dopo le 12 nuvole basse di passaggio hanno un po’ disturbato la salita siccome il vento le spingeva proprio su per il canale limitando a tratti la visibilità… senza si sarebbe stati in maglietta. Durante la discesa dalla cima il cielo si è parzialmente rasserenato offrendoci bei panorami sul mare.

La via merita senz’altro di essere ripetuta, non solo da apuanisti incalliti ma anche da chi ha voglia di scoprire un posto nuovo decisamente fuori dalle rotte; con un avvicinamento non breve ma neppure troppo scomodo e una discesa veloce e panoramica. Su una montagna come l’Altissimo, a cui l’escavazione ha cambiato e continua a cambiare il volto, poter arrampicare placche di marmo compattissime non ancora affettate e portate via da ruspe e camion è un atto di libertà e leggerezza! Tanti complimenti agli apritori della via che hanno fatto un gran lavoro, mostrando che un altro futuro è possibile per queste montagne tanto maltrattate; e che anche su una “parete” con la fama di essere marcia, erbosa e poco attraente per l’alpinista si può trovare ottima roccia.

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

Bar ristorante le Gobbie alla partenza. Ci abbiamo giusto bevuto una birra veloce prima di ripartire e non ci sentiamo di consigliarlo… va detto che aveva appena riaperto dopo l’inverno. Altrimenti c’è da scendere in città a Massa.

INFO UTILI, METEO, BIBLIOGRAFIA

Previsioni meteo
Monte Altissimo - Rosso di sera
La breve ferrata di avvicinamento
Monte Altissimo - Rosso di sera
1° tiro
Monte Altissimo - Rosso di sera
Rigole!
Monte Altissimo - Rosso di sera
5° tiro
Monte Altissimo - Rosso di sera
La splendida placca a rigole del 6° tiro (e la nebbia apuana)
Monte Altissimo - Rosso di sera
8° tiro

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