Il Monte Rosa è sinonimo di ghiacciai, di alta quota, di 4000; il gruppo culmina a 4633 metri con la vetta della Punta Dufour, la seconda cima delle Alpi e punto più elevato della Svizzera. Qui l’alpinista alle prime armi trova nelle salite delle tante vie normali obiettivo ideale e di soddisfazione mentre i più esperti puntano a creste e traversate, spesso su terreno nevoso o misto. Queste sono grandiose salite in quota dai panorami sconfinati ma in un contesto complessivamente mai opprimente e soprattutto dalle discese comode o comodissime. Unica eccezione, la Punta Dufour, che soprattutto dal lato italiano si difende con la grandiosa parete Est e sul lato meridionale con una larga bastionata alta circa 400 metri. Su questa diretta dalla cima si sviluppa in direzione SSW un marcato crestone dedicato a Guido Rey.
Guido Rey, figura di perfetto alpinismo del secolo scorso, che amò e cantò le montagne con arte e delicatezza. […] Guido Rey trascorse gli ultimi anni della sua vita al Breuil, dove poteva ammirare il Cervino da ogni finestra della sua casa. Con rammarico vide il progresso invadere la sua valle, i clacson delle automobili sostituire lo scampanio delle greggi. Morì nel 1935, l’anno in cui la strada carrozzabile arrivò sul limitare della sua proprietà. […] Il nome di Guido Rey s’incontra in vari posti sulle Alpi, ma forse proprio qui, su questo sperone, egli è più degnamente ricordato. Il “Cantore della montagna” ben meritava che il suo nome fosse legato a questa via di un bellezza sobria e naturale.
La Cresta Rey alla Dufuor è una delle classiche impegnative del Gruppo del Monte Rosa; la via si sviluppa tutta in quota tra i 4200 e i 4600 metri circa seguendo il ripido sperone sempre ascendente tra passaggi su neve e roccia. Le condizioni sono spesso variabili ma risulta percorribile in tutte le condizioni: secche o miste. Le difficoltà dell’itinerario non sono mai eccessive, un passo di IV e qualcuno di III su roccia discreta ma sostenute dall’inizio alla fine. L’orientamento è facilitato dalle numerose ramponate che aiutano a scegliere i passaggi che comunque non risultano mai obbligati e non si discostano dal filo di cresta. La discesa dalla normale italiana permette di chiudere un elegante giro ad anello sull’esposto filo di cresta spartiacque ed è l’ultima difficoltà prima di ritornare sui dolci pendii del Monte Rosa dove la carrozzabile poco amata da Guido Rey non è ancora arrivata, ma la traccia che arriva della Capanna Margherita è sempre presente e abbondantemente frequentata.
Prima salita: E. Hulton, J. Moser e P. Rubi il 20 agosto 1894









