Sperone della Tournette, una via poco frequentata del Monte Bianco dal sapore Himalayano

Home > Alpinismo Alta Quota > Sperone della Tournette, una via poco frequentata del Monte Bianco dal sapore Himalayano
Logicità della linea

9

Ingaggio della salita

10

Bellezza dell'ambiente

10

Qualità della roccia

5

Eleganza dell'arrampicata

6

Vione di sicura soddisfazione!

Il Monte Bianco non è una montagna come le altre. Forse perché è la più alta delle Alpi, forse perché è il luogo dove è nato e cresciuto l’alpinismo ma quando si pensa di salire il Monte Bianco si ragiona diversamente. Non c’è una sola via normale ma ben quattro e oltre a queste si può optare per decine e decine di vie più impegnative per raggiungere la cima. Molti sono itinerari classici, altri sono vie moderne di alta difficoltà. Visto l’imbarazzo della scelta ogni alpinista può trovare il proprio itinerario perfetto per salire il suo Monte Bianco.

Il versante Sud-Ovest del Bianco non è il più severo, impervio o verticale – all’apparenza é quasi a misura d’uomo e meno opprimente rispetto all’opposto del lato meridionale, il versante della Brenva – ma certamente è quello più nascosto e selvaggio. Non ci sono vie dai nomi famosi o altisonanti, linee che catturano subito l’occhio ma è il grandioso insieme tra seracchi, speroni e ghiacciai, racchiusi tra le ultime propaggini di granito del Bianco della Cresta del Brouillard e la spartiacque Cresta delle Bosses che fanno di questa zona del Gigante una di quelle meno frequentata del massiccio. È curioso però che questo stesso luogo sia stata teatro della prima salita del versante, il 2 luglio 1872 da parte di Thomas Stuard Kennedy, Jean-Antoine Carrel e Johann Fischer (7 anni dopo la prima salita dello Sperone della Brenva, molto più evidente e ‘comodo’ dal basso), lungo quello che oggi è conosciuto come lo Sperone della Tournette.

La via dello Sperone della Tournette è infatti la salita più evidente e logica di tutto il versante, un marcata cresta rocciosa, alta 1100 metri che dalla parte superiore del Ghiacciaio del Monte Bianco termina direttamente sulle Rocher de la Tournette a quota 4706 metri lungo la frequentata via normale francese. Oggi è la più classica di questo spicchio di Monte Bianco e una delle più ‘semplici’ tra le grande course del lato meridionale. La via, dove le difficoltà tecniche si perdono nella lunghezza dell’itinerario (dalla partenza alla vetta sono oltre 3000 metri di dislivello) è un vero viaggio, a partire dal lungo avvicinamento del primo giorno alla storica Capanna Sella, che richiede i suoi tempi e la pazienza che porta ad apprezzare la fatica, la roccia dubbia e le piccole gioie che solo l’alta montagna sa regalare.

Prima salita: T. S. Kennedy, J-A. Carrel e J. Fischer il 2 luglio 1872  

MONTE BIANCO (4810 M) - SPERONE DELLA TOURNETTE

Esposizione
Avvicinamento
7.15 h, 1850 m D+ fino al Bivacco Sella
Discesa
8 h (3350 m D-, 100 m D+ dalla Normale Italiana per il Rifugio Gonella)
Tempo totale
23.15 h (7/9 h la via)
Dislivello
3450 m (1500 m la via)
Sviluppo
32,5 km
Acqua
Ruscello lungo la salita al bivacco.
Salita il
5 Agosto 2024
Itinerario
Sperone della Tournette dalla val Veny per il Bivacco Sella e discesa dalla Via Normale Italiana
Tipologia itinerario
Quota di partenza e arrivo
1560 m – 4810 m
Difficoltà globale
Grandiosa salita in quota.
Difficoltà tecnica
Passi di III, spesso I/II
Chiodatura
Nessun chiodo in via, un friend incastrato.
Frequentazione
Periodo consigliato
Attrezzatura consigliata
Normale da ghiacciaio, 2 piccozze, Friend a misure alterne, Mezza corda

ALTRE WEBCAM MONTE BIANCO E GRUPPO DEL RUTOR

Punta Helborrern (Courmayeur, AO) | Monte Bianco e Maudit
Lavachey (Courmayeur, AO) | Val Ferret
Refuge du Dome | Vista su Aguille de Bionassay
Refuge du Dome | Vista sul Gran Couloir
La Thuile | SS Piccolo San Bernardo
Valgrisenche (AO) | Vista verso l”alta Valgrisenche

PREVISIONI METEO MONTE BIANCO E GRUPPO DEL RUTOR

INDICAZIONI STRADALI

Da Courmayeur seguire la strada della Val Veny fino al divieto posto in prossimità di un grande parcheggio (aria pic nic, 1560 m). Dal 2024 il parcheggio è a pagamento (15 euro il primo giorno, 8 euro il secondo). Da qui è possibile partire a piedi o prendere il bus che conduce fino alla località La Visaille risparmiando circa 15 minuti e 70 metri di dislivello. Per raggiungere a piedi La Visaille dal parcheggio seguire la poderale che costeggia il torrente, quindi prima del ponte imboccare il sentiero a sinistra (chiuso ma percorribile nell’estate 2024) che in circa 15 minuti conduce a La Visaille.

In alternativa è possibile partire direttamente da Courmayeur in autobus risparmiando il costo del parcheggio. Questa opzione è consigliabile se non si vuole scendere dalla Via Normale Italiana per la quale invece conviene avere la macchina al parcheggio della Val Veny, così da non essere vincolati agli orari dei bus al ritorno.

AVVICINAMENTO

Da La Visaille seguire la strada asfaltata che costeggia la Dora di Veny. Un sentiero permette di tagliare un ampio tornante e ritornare sulla strada che sempre in salita conduce al margine della bellissima piana del Combal. Prima del ponte tenersi a destra e raggiungere in breve il Rifugio Combal (1968 m, 50 minuti). Salire a sinistra prima del rifugio, seguendo l’ampio sentiero, oltrepassare la costruzione, e rimontare sul margine della morena del Miage. Seguirla restando sul filo fino a quando termina sul lato sinistro del vallone (1.15 h, 2120 m). Scendere sul lato destro per terreno polveroso e scivoloso, tracce, abbassandosi sul Ghiacciaio del Miage (che si presenta coperto di pietre). Portarsi nella parte centrale dove si trovano numerosi ometti che aiutano a trovare la strada migliore e risalirlo lungamente. Giunti in prossimità del verticale Ghiacciaio del Monte Bianco abbandonare gli ometti (che porterebbero al Rifugio Gonella) e deviare a destra puntando allo zoccolo di roccia chiara su cui si snoda la salita al Bivacco Sella (3.15 h, 2450 m). Da qui inizia la parte più faticosa e verticale della salita.

Lo zoccolo si attacca sulla sinistra del Ghiacciaio del Monte Bianco, risalendo un conoide di neve e detriti fino alle evidenti corde fisse (verdi, corde protette da canna dell’acqua). Le corde sono presenti subito sulle rocce a sinistra e permettono di evitare il canale che scarica. Seguire le corde fisse attaccando un diedrino verticale, poi spostandosi a sinistra, quindi verticalmente uscendo su un terrazzino. Traversare a destra fino a un tratto privo di corde, rimanere bassi traversando fino a un canaletto che si risale fino a ritrovare le corde. Continuare a salire per le placche (faticoso) prima verso destra poi a sinistra fino a una prima rampa erbosa. Seguendo la corda se ne raggiunge una seconda più ampia e agevole. Si traversa poi a destra fino a un evidente canale (acqua). Lo si attraversa per poi risalire il fianco destro fino al termine delle corde (2650 m circa, 0.30 h dall’attacco delle corde). Risalire il pendio ripido di erba percorrendolo tutto fino ad avvicinarsi al ghiacciaio sulla destra e salendo al punto più alto dove arrivano i prati; lungo il prato scorre un torrente che può essere utile come fonte di acqua intermedia. Lasciandosi a destra il margine del ghiacciaio si piega decisamente a sinistra; salendo per terreno più ripido con percorso non obbligato tra roccia ed erba (passi I/II), con andamento verso sinistra fino a raggiungere un canale poco marcato. Lo si risale agevolmente con qualche tratto più ripido poi salendo verso destra verso un’evidente spalla (quota 2870 m circa, 2 h dall’attacco delle corde). Si risale la creta ampia per sfasciumi su terreno più appoggiato verso un tratto più roccioso dove si incontrano qualche ometto e piccoli bolli rossi. Li si seguono zigzagando un poco prima verso sinistra poi ritornando verso il canale fino a rimontare sulla cresta che diventa qui più marcata e sottile. La si segue per grossi blocchi quasi in piano, spostandosi poi sul lato destro per evitare le difficoltà (ometti). Seguendo i segni di passaggio si rimane sempre a destra fino a un canale che riporta nei pressi della cresta e si continua fino al tratto finale prima del bivacco che rimane sempre nascosto alla vista (neve, 3200 m circa, 3.30 h dall’attacco delle corde). Si sale per rocce rotte (ometti e bolli rossi) verso un canale abbastanza ampio, rimanendo poi dal lato destro dove si sale un caminetto (III-, 2 spit), continuando sempre sul lato destro per terreno più appoggiato (I/II, 2 spit) per poi spostarsi a sinistra verso la cresta. Si doppia lo spigolo spostandosi sul lato sinistro per blocchi (I/II) rimanendo però sempre vicino al filo. Per un canaletto si raggiunge infine terreno più agevole quindi la Capanna quintino Sella (3370 m, 7.15 h, 4 h dall’attacco delle corde).

SALITA

Dal bivacco abbassarsi sul ghiacciaio seguendo una traccia a destra, ometti. Per terreno ripido e delicato si raggiunge la neve (5 minuti). Traversare a sinistra costeggiando le rocce quindi risalire verso l’evidente pendio nevoso a destra. Risalirlo su pendenze non eccessive (40/45°) al centro se in buone condizioni, più convenientemente sulla destra se affiora del ghiaccio (probabilmente è anche possibile aggirarlo completamente sulla rocce di destra). Salendo le pendenze diminuisco e si continua a salire fino a una spalla che conduce alla grande conca del Ghiacciaio del Monte Bianco (1 h, 3670 m). Attraversarlo direttamente al centro perdendo inizialmente un po’ di quota passando grandi crepacci nel senso di marcia. Se in cattive condizioni si può anche rimanere più alti a sinistra allungando un po’ il giro. Compiere un ampio arco in senso orario che permette di non perdere molta quota fino a raggiungere la base dello sperone. Risalire il pendio alla sua destra, tenendosi a sinistra di un isolotto roccioso (2 h, 3800 m). In questo punto si trovano alcuni crepacci/terminali che vanno oltrepassati con attenzione. Continuare a seguire l’ampio pendio nevoso (35°) guadagnando un centinaio di metri di quota fino a quando si attacca lo sperone vero e proprio sulla sinistra a quota 3900 m circa (2.45 h). In buone condizioni si può proseguire per gli ampi pendii nevosi a destra dello sperone che permettono una progressione più costante e molto più semplice come orientamento ma decisamente più esposta alla caduta di pietre.

La salita dello sperone si può dividere in tre parti:

1° parte: tratto decisamente faticoso e delicato vista la pessima qualità della roccia ma probabilmente a inizio stagione con miglior innevamento risulta più semplice. Da quota 3900 m circa, salire per placchette abbastanza compatte inizialmente verso destra poi zigzagando ricercando i passaggi migliori (II). Il terreno diventa poi più semplice ma molto rotto e instabile e si sale con percorso non obbligato (I/II) rimanendo sempre sul lato destro e puntando a un evidente canaletto che si segue poi direttamente e porta nei pressi del filo di cresta (4100 metri circa, 4 h) dove è presente un friend incastrato in una fessura.

2° parte: nella parte centrale la roccia migliora un poco e l’itinerario si fa più evidente e le ramponate aiutano a trovare i passaggi (I/II con qualche passo di III). Dal friend incastrato salire direttamente il diedro/canale di sinistra ma spostarsi quando questo diventa verticale a sinistra uscendo per placchette (II+) che portano su terreno più semplice e appoggiato. Continuare lungamente rimanendo sempre nei pressi della cresta con passaggi mai difficili. Ogni tanto si incontrano brevi tratti nevosi che spezzano la monotonia della salita. Un pendio nevoso più lungo aiuta a guadagnare quota rimanendo un po’ sul lato destro e portandosi in vista di una grossa cornice che da lontano sembra la vetta (qui si può anche giungere se si rimane lungamente sugli scivoli nevosi di destra ed evitando tutta la prima parte dello sperone). Salire più ripidamente (II, misto) uscendo poi direttamente (ripido) sulla cornice di neve che sostiene la spalla nevosa a quota 4500 metri (6.30 h) da cui si vede l’uscita della cresta. Qui è anche possibile uscire a sinistra per pendii di neve (variante J. Lepiney, L. Nelter, 26 luglio 1960, sconsigliabile!)

3° parte: ultima sezione, quella più verticale e difficile della salita, solo all’apparenza breve. Salire il docile pendio nevoso ascendente verso destra puntando alle rocce sul filo. Salirle direttamente (II/III, misto) ricercando sempre i passaggi migliori per rocce gradinate, molte ramponate. Dopo un primo tratto ripido e roccioso, la cresta diventa quasi orizzontale. Superare un tratto affilato su neve, poi rocciosa, e rimanendo a volte sul lato sinistro ci si porta verso il tratto finale più ripido caratterizzato da un evidente canale dal fondo ghiacciato a destra (probabilmente nevoso in buone condizioni). Non farsi invogliare da traversare a destra verso il canale e salire per rocce ripide ma gradinate per un vago diedro/canale che lo costeggia (II+/III) rimanendo sempre vicino al filo dove la roccia è migliore. Si supera poi un caminetto/goulotte dal fondo ghiacciato (III). Uscire a sinistra in cresta e continuare con passi più semplici fino a rimontare su una bella crestina di neve che rapidamente conduce alla vetta dei Rochers de la Tournette (8 h, 4706 m) e alla traccia della Cresta delle Bosses.

Seguire la cresta a destra sempre nevosa e molto scenografica che in circa 30 minuti permette di raggiungere la cima del Monte Bianco (8.30 h, 4806 m).

DISCESA

Dalla cima del Monte Bianco tornare sui propri passi e seguire la Cresta delle Bosses. Ritornati alle Rochers de la Tournette scendere un primo pendio più ripido quindi superare una zona di seracchi che precedono i dossi nevosi della Petite e Grandes Bosses. Un nuovo pendio sempre nevoso porta alla Capanna Vallot (4362 m, 1 h). Scendere sempre lungo la traccia quindi, lasciarsi a destra quella che si dirige verso il Rifugio Gouter, e risalire i dolci ma faticosi pendii del Dôme du Goûter. Senza raggiungerlo si taglia a sinistra ritornando in cresta (crepacci). Scendere poi direttamente lungo la cresta che diventa più ripida ed esposta (attenzione se ghiacciata). Un tratto orizzontale più sottile porta al Piton des Italiens (4001 m, 2 h). Lasciare la cresta principale che scende verso il Col de Bionassay e seguire a sinistra la cresta delle Aiguilles Grises dove sale la via italiana. Abbassarsi per terreno misto/rotto con alcuni tratti di neve quindi proseguire su roccia (molto rotta), appoggiandosi sul lato sinistro. Ritornati in cresta si scende uno stretto caminetto (scomodo incastro) e si raggiunge in breve il Col de Aiguilles Grises (3805 m, 2.30 h). Qui si scende sul lato sinistro: in buone condizioni si segue prima una comoda cengia poi i pendii di neve (esposti a caduta sassi); in alternativa si scende la paretina sotto la cengia (doppia attrezzata su spuntone) che permetteva di evitare il pendio esposto a caduta pietre. Calarsi 20 metri e raggiungere il pianoro superiore del Ghiacciaio del Dome quindi seguire la traccia che è solitamente sempre presente ed evita grandi crepacci. Dopo un primo tratto ripido che si supera o con ampio semicerchio a sinistra o direttamente zigzagando per i crepacci ci si sposta a destra sotto la parete della Tour des Aiguilles Grises quindi si passa sotto alcuni seracchi per poi scendere per pendii meno ripidi ma sempre molto crepacciati. Si traversa poi a destra e lasciato il ghiacciaio si risalire qualche metro su terreno polveroso aiutandosi anche con un cavetto di acciaio e in breve si raggiunge il Rifugio Gonnella (3071 m, 3.30 h). Dal rifugio scendere lo sperone roccioso (corde fisse, catene, scalette) fino a un grande nevaio. Scenderlo rimanendo poi a destra e ritrovando il sentiero che si segue continuando a perdere quota sempre con andamento verso destra. Alcune corde aiutano nei tratti più ripidi. Si raggiunge infine il Ghiacciaio del Miage in un tratto spiano ma dove sono presenti grandi crepacci (attenzione!). Percorrerlo nella parte centrale fino a recuperare la traccia di ometti seguiti in salita e ripercorrendo lo stesso itinerario dell’avvicinamento si torna alla partenza (8 h).

osservazioni

Grande e lunga salita che si snoda in ambienti unici (a partire dal primo giorno) e che non richiede mai di superare particolari difficoltà. L’ingaggio è comunque notevole vista la lunghezza dell’itinerario, l’isolamento e la quota); certamente è una via che va percorsa con ottimo allenamento e acclimatamento dato che una volta superato il bivacco non ci sono possibilità di ritirata oltre che con meteo perfetto. Sullo sperone sembra di non guadagnare mai quota e la roccia di scarsa/pessima qualità nella prima parte può abbattere decisamente il morale. L’innevamento aiuta a migliorare la varietà dei passaggi e il divertimento della progressione. I tempi si possono dilatare notevolmente e sono molto variabili a seconda delle condizioni e modalità di progressione.

Noi siamo saliti in agosto in quando lo sperone si presentava quasi completamente asciutto ma nonostante ciò abbiamo sempre tenuto i ramponi per evitare inutili cambi di assetto nei brevi tratti di neve che si incontrano di tanto in tanto. Dall’uscita sulla cornice manca ancora molto e soprattutto la parte più sostenuta ma rappresenta simbolicamente il punto da cui “si inizia a vedere la fine”. L’uscita al sole sulla Cresta delle Bosses è un momento di sicura emozione.

L’accesso al bivacco è lungo e in ambiente grandioso ma complessivamente non difficile (F+); le corde aiutano notevolmente nel primo tratto ripido, poi il percorso è meno obbligato ed evidente ma sempre molto intuitivo sullo sperone. La Capanna Sella è posta su una cresta ed ha un aspetto decisamente instabile; al netto dei problemi strutturali, ufficialmente inagibile nell’estate 2024, è in ordine e si trovano letti ampi con piumone e persino prese USB per ricaricare il telefono (luce non funzionante). L’acqua si può prendere o nei torrentelli sui primi prati dello sperone (ancora lontano) o fondendo l’ultima neve che si incontra a circa 30 minuti o scendendo sul ghiacciaio direttamente dal bivacco (5 minuti).

Le tempistiche dell’itinerario dato lo sviluppo, l’impegno e la variabilità delle condizioni possono risultare molto variabili: il primo giorno se si sale senza correre (conviene davvero risparmiare le energie per il giorno dopo) contare circa 7/8 ore; il secondo giorno 7/9 h per la cima del Bianco e almeno 8 h per la discesa passando dal Gonnella. La salita è molto lunga ma non esagerare con le partenze mattiniere soprattutto a stagione avanzata quando la prima parte dello sperone si presenta più rocciosa, conviene arrivarci con la prima luce.

Personalmente credevo l’arrampicata complessivamente più piacevole e ripensando alla salita non c’è il ricordo di un solo passaggio bello (come arrampicata) in oltre 1000 metri di via, nonostante si usano le mani praticamente dall’inizio alla fine; solo la goulotte finale d’uscita e l’uscita dalla cornice sul nevaio pensile lasciano belle emozioni… ma forse perché rappresentano l’uscita dalla via! Per questo si consiglia assolutamente la salita ad inizio stagione con innevamento abbondante, quando i passaggi di misto aumentano ma rendono anche più piacevole la salita. In ogni caso resta un magnifico salitone per appassionati di grandiose salite classiche.

I pericoli oggettivi complessivamente sono contenuti e limitati al pendio di accesso al tratto attrezzato del primo giorno (caduta sassi) e nella prima parte dello sperone quando si rimane sul pendio nevoso di destra (più si sale su neve più si rimane a tiro) ma soprattutto nella prima parte dello sperone in presenza di altre cordate.

La scelta della discesa non è scontata tra le tre vie normali del Bianco. Ognuna presenta differenti pro e contro, oltre che problemi logistici. La discesa per la normale italiana del Rifugio Gonnella è quella più elegante e che permette di chiudere l’anello riguardando tutto il versante di salita e di ritornare direttamente alla partenza, passando per il Ghiacciaio del Dome (attenzione agli orari!) ma è molto lunga per l’eterno Ghiacciaio del Miage (il Rifugio Gonnella può essere un buon punto di appoggio). La via dei 3 Monti è un po’ più difficile ma se in buone condizioni è quella che permette un ritorno più rapido in fondovalle; a patto di prendere l’ultima Skyway (dalla cima bisogna avere un range di almeno 5 ore circa per arrivare al Rifugio Torino in tempo – per l’Aiguille du Midi calcolare invece circa 3 h), dalla partenza della funivia si può ritornare in Val Veny con 2 giri di navette. La discesa in Francia, oltre ai problemi logistici prevede il passaggio dal Couloir del Gouter in orario poco conveniente. In tutti i casi per l’ascensione è consigliabile tenersi un terzo giorno di bonus/pernotto anche in Valle zona Courmayeur.

Al Bivacco abbiamo incontrato il mitico Patrick Gabarrou e cenato con la musica di parole francesi riferite ad aperture qua e là nel massiccio del Bianco.

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

Noi ci siamo fermati a pranzo al Rifugio Gonella per un rapido piatto di pasta. Attenzione al listino e alla qualità dei piatti non esattamente da ‘gourmet’ (la peggiore pasta mai mangiata dopo quella al Borelli quando era ancora gestito oltre 10 anni fa…) ma che risultano comunque indispensabili prima di affrontare l’interminabile rientro alla macchina.
Il Rifugio Combal
Il ghiacciaio del Miage
Il ghiacciaio del Miage
Faticoso avvicinamento
La cresta verso la Capanna Quintino Sella
La Capanna Quintino Sella
La Capanna Quintino Sella
Il pendio da affrontare appena svegli è ben visibile dal bivacco
Il pendio da affrontare appena svegli è ben visibile dal bivacco
Prime luci sullo sperone
Prime luci sullo sperone
Raro passaggio su roccia compatta
Raro passaggio su roccia compatta
Sullo sperone
Sullo sperone
Nella goulotte d'uscita
Nella goulotte d'uscita
Foto di vetta
Foto di vetta
Discesa lungo la via Normale Italiana verso il Gonella

Condividi la relazione con il tuo compagno di cordata.

Condividi la relazione con
il tuo compagno di cordata.

ALTRE SALITE IN ZONA

Scritto da

altre salite simili

Lascia un commento

entra nella cordata REDclimber

REDfriend #2

€ 29.90/anno

PER I NUOVI ABBONATI INCLUDE

Maglietta tecnica
REDclimber

PER I NUOVI ABBONATI INCLUDE

Maglietta tecnica REDclimber

REDfriend #1

€ 24.90/anno

PER I NUOVI ABBONATI INCLUDE

Maglietta tecnica
REDclimber

PER I NUOVI ABBONATI INCLUDE

Maglietta tecnica REDclimber

La spedizione della maglietta è inclusa nel costo del piano e la taglia XS-XL sarà richiesta via email.

L’iconico colore rosso accesso e le linee classiche del logo di REDclimber.

T-shirt tecnica unisex realizzata in 100% Poliestere – 140 g/m².

Maglietta Tecnica REDclimber

Resistente per essere stressata, lavata spesso e consumata nelle vostre arrampicate e salite più impegnative in montagna o sfoggiata in tutte le attività sportive.

Taglie XS – S – M – L – XL

L’iconico colore rosso accesso e le linee classiche del logo di REDclimber.

T-shirt tecnica unisex realizzata in 100% Poliestere – 140 g/m².

Maglietta Tecnica REDclimber

Resistente per essere stressata, lavata spesso e consumata nelle vostre arrampicate e salite più impegnative in montagna o sfoggiata in tutte le attività sportive.

Taglie XS – S – M – L – XL