Caré alto – Via Cerana: una classica via di misto nel Gruppo dell’Adamello

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Logicità della linea

8.5

Ingaggio della salita

8

Bellezza dell'ambiente

9

Qualità della roccia

7.5

Eleganza dell'arrampicata

7.5

Cresta elegante su una bellissima montagna!

Il Carè Alto (3465 m) è una montagna delle Alpi Retiche meridionali, nonché una delle principali cime del Gruppo dell’Adamello. È una montagna isolata e imponente, che attrae lo sguardo e i desideri di molti appassionati di montagna. Tra le pieghe delle sue creste si trovano ancora numerose testimonianze dalla prima guerra mondiale, a monito per i moderni alpinisti.

La Via Cerana che percorre la Cresta Est della montagna è un’elegante e area cavalcata in cresta in un ambiente naturale di grande bellezza, arricchito dalle testimonianze della Prima guerra mondiale. Complice la comodità di accesso dal Rifugio Carè Alto, la Via Cerana è diventata forse la via più seguita per raggiungerne la cima in estate: la cresta sud-ovest (via degli Alpini) e la via normale sono più facili ma richiedono un accesso più lungo. Roccia e neve si alternano dando vita a un giro completo e di soddisfazione con passaggi vari e divertenti e difficoltà mai eccessive.

Primi salitori: H.F.Montgomery e S.Taylor il 08 agosto 1865

CARÈ ALTO (3462 m) – VIA CERANA

Carè Alto
Il Carè Alto e la sua cresta Est

Esposizione
Avvicinamento
4.30 h (1600 D+) – Dal rifugio 1.30 h (500 m D+)
Discesa
5 h (2200 m D-).
Tempo totale
14 h (3 h la cresta).
Dislivello
2200 m (500 m la via)
Sviluppo
800 m
Acqua
Fontanella al rifugio
Salita il
10 Agosto 2011
16 Agosto 2020
14 Luglio 2024
Itinerario
Cresta est Carè Alto – Via Cerana
Tipologia itinerario
Località di partenza
Quota di partenza e arrivo
1254 m – 3465 m
Tipologia arrampicata
Difficoltà globale
Tiro di III, spesso I e II, possibile misto facile
Difficoltà tecnica
Chiodatura
Qualche chiodo nei passi difficili. Soste di calata per la discesa a spit
Roccia
Frequentazione
Periodo consigliato
Attrezzatura consigliata
Normale da arrampicata, Normale da ghiacciaio, Ramponi, Piccozza, Friend a misure alterne, Qualche chiodo per le emergenze, Corda da 60 m

Vista verso il Ghiacciaio dell’Adamello dal Presena

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PREVISIONI METEO ADAMELLO-PRESANELLA

INDICAZIONI STRADALI

Risalire la Val Rendena fino a località Spiazzo, da cui prendere la stradina a sinistra (indicazioni per Pian della sega) e seguirla per circa 7 km risalendo al Val Borzago fino a raggiungere il parcheggio di Pian della Sega (1250 m).

AVVICINAMENTO

Dal parcheggio si segue il sentiero 213, direzione Rifugio Carè Alto, in un fitto bosco di abeti. Si attraversa il Rio Bedù su un bel ponte di legno con funi, ammirando l’impetuosità della corrente e le cascate che si vedono sullo sfondo. Il sentiero diventa poi più ripido, risalendo l’antico gradino glaciale, e con pendenza costante si raggiunge il Rifugio Carè Alto (3 h).

SALITA

Dal rifugio, si prende il sentierino che sale tra grandi massi di granito verso la Bocchetta del Cannone dove termina il sentiero (2850 m, 1 h). Si prosegue seguendo rari ometti, salendo tra nevai e detriti in direzione dell’evidente Cresta E del Carè Alto, giungendo alla ripida Vedretta di Conca. La si risale (35/40°) tenendosi sulla destra e rimanendo vicini alle rocce della cresta, fino a un tratto dove la vedretta si dirige verso un’evidente paretina fessurata alta qualche decina di metri (1.30 h).

In basso e a destra rispetto all’evidente paretina fessurata sono visibili dei bolli rossi che identificano il punto dove passare dal ghiaccio alla roccia. Questo passaggio può risultare più o meno agevole a seconda dello stato di innevamento. Raggiunta la roccia si risale per facili roccette (I/II) lo zoccolo che porta all’evidente paretina con fessure. La “paretina” rappresenta il passaggio chiave della via, la roccia è di buona qualità, e l’arrampicata molto divertente. Le fratture parallele sono tutte percorribili e più o meno della stessa difficolta; la via più comunemente seguita parte centrale da una sosta per poi spostarsi leggermente verso sinistra, prosegue dritta ed esce leggermente a destra (30, III, 2 chiodi). Usciti in cresta nei pressi si una sella si sosta su cordino metallico o su spuntoni.

Sulla cresta il panorama si apre sulla sottostante Vedretta di Lares e la corona di vette che le fanno contorno. Si prosegue lungo la cresta verso sinistra (consigliato procedere in conserva), prestando attenzione a scegliere i passaggi più intuitivi e facili (I, max II). In genere conviene mantenersi sul lato N della cresta più agevole; il percorso migliore è comunque ben segnalato dalla presenza di bolli rossi. Dopo circa mezz’ora dal superamento della paretina, si raggiunge il caratteristico passaggio della “gobba d’asino”, si tratta di una dorsale lunga circa 30 m molto stretta, dai fianchi estremamente ripidi. Si segue il filo di cresta a cavalcioni o, per i più temerari, in piedi (chiodo a metà) e alla fine del tratto esposto si sosta presso un cordino metallico. Dopo il passaggio la cresta torna più semplice, con la possibilità di trovare spesso neve e facili passi di misto, fino a incontrare un baraccamento di guerra ristrutturato con tanto di volano della teleferica annesso. Da qui si prosegue arrivando alla forcella sotto la cima, dove si incontra la traccia della via normale. Un’ultima paretina appoggiata di II grado conduce infine alla vetta del Carè Alto (3462 m, 4.30 ore dal rifugio).

DISCESA

La discesa si svolge lungo la via normale della cresta NO. Dalla cima si ripercorrono le proprie tracce fino al colletto e si prende il filo di cresta in direzione NNO. Ad un certo punto della discesa, ben marcato da una freccia rossa, c’è un breve passaggio esposto (fix e cordone) dove occorre aggirare uno spigolo sul lato ovest ed entrare letteralmente in un bunker per riprendere il lato Est della cresta. Si continua in discesa seguendo i bolli rossi fino ad arrivare ad una evidente forcella dove è situata una sosta a fix con catena. Da qui due brevi calate in corda doppia (20 m circa la prima, la seconda variabile a seconda dell’altezza della neve sul ghiacciaio) depositano direttamente sulla Vedretta di Lares – attenzione alla crepaccia terminale.

Raggiunta la neve si scende la vedretta in direzione del Croz de la Stria (evidente formazione rocciosa sulla sinistra) in corrispondenza del quale si esce dal ghiacciaio e si individua una traccia di sentiero. La si segue ripida, ben segnalata da numerosi ometti. Si scende in un vallone selvaggio, rimanendo su una dorsale di placche montonate fino ad arrivare ad un caratteristico guado su ponte tibetano. Su sentiero segnato e attraverso il Passo Bus del Gat, si ritorna in breve al Rifugio Carè Alto (3/3.30 h dalla cima). Per il sentiero dell’avvicinamento si scende al parcheggio di Pian della Sega (2 h dal rifugio).

osservazioni

Itinerario mai difficile ma nemmeno banale ideale per prendere confidenza con le prime vie di misto in quota. La via da seguire è sempre logica e ben segnata da ometti e bolli rossi nei punti di più difficile orientamento. I dislivelli e gli sviluppi sono comunque importanti: si consiglia di partire alle prime luci dell’alba, e di portare con sé alcuni friends medi per integrare le scarse protezioni. Per le doppie e per il tiro di III è sufficiente una corda da 60 metri.

La discesa per la stessa via di salita è molto laboriosa e complessa, complessivamente sconsigliabile.

La via è stata percorsa da Federico e Alberto nel 2011, ripetuta da Luca, Carlo e Mario nel 2020 e da Giacomo e Pietro nel 2024. La relazione è di Giacomo in occasione della sua salita.

NEI DINTORNI: BERE, MANGIARE, DORMIRE

Il Rifugio Carrè Alto è il naturale punto di appoggio: la cucina è ottima e i gestori sono veramente accoglienti e disponibili.
Risalendo la Vedretta di Conca
La Vedretta di Conca
1° tiro
Giacomo sulla cresta
La cresta finale
Discesa in doppia sul ghiacciaio
Discesa sul ghiacciao

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