Un paio di vie al Gendarme

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Gendarme

In quest’estate che non vuole arrivare (e non arriverà mai) gli Appennini restano la nostra unica consolazione. Dopo la ripetizione di Macigno Paradise al Braiola su cui prima o poi scriverò qualcosa, le nostre mire di ravanatori appenninici si spostano sul Gendarme della Nuda. Posto splendido, tra i miei preferiti dell’Appennino. L’obiettivo è lo spigolo SW; l’idea è di percorrerlo integralmente scendendo nel versante toscano e scalando dalla base. 

L’avvicinamento è lungo, due orette intense e arrivati al colletto scendiamo nel ripido versante toscano. L’attacco dello spigolo non è come me lo aspettavo e girato l’angolo c’è una bella parete dalle forme invitanti. Ci sono chiodi dappertutto, alcuni in posti davvero improbabili. Una fessura che sale verticale tra le placche ci attrae subito e un bel chiodo alla base ci infonde il coraggio necessario per partire. Vado io. Un paio di metri facili e prendo la fessura. Bella e difficile la salgo per un paio di metri, poi la fessura si allarga talmente che mi ci infilo dentro. Sopra di me un bel chiodo in mezzo alla placca. Da sotto mi chiedevo perchè piantare un chiodo lì, ora capisco il motivo. A malincuore abbandono la bella fessura, traverso in placca a destra aiutandomi col chiodo e doppio lo spigolo. Mi accoglie un diedro un poco strapiombante con scaglie più o meno solide. Lo salgo e raggiungo una sosta attrezzata a chiodi su piccola cengetta.

Un chiodo viene via con le mani, lo ripianto e recupero Alberto che prosegue senza indugi. Sale un paio di metri, poi traversa verso una serie di diedrini a sinistra. Li scala con bell’arrampicata e rimonta sullo spigolo (foto a lato). Lo raggiungo. Tiro con passi impegnativi su ottima roccia. Via bella! Siamo ora all’attacco della classica dello Spigolo SW. Lo saliamo con tre tiri divertenti e raggiungiamo la cima. Una firma sul libro di vetta e scendiamo. C’è il tempo per fare qualcos’altro, cosi decidiamo di salire lo spigolo Ovest della Sentinella, recentemente riattrezzato (VEDI QUA). Il primo tiro è di Alberto e lo sale senza problemi. Il secondo è mio. La relazione riporta V+ e VI. Alla vista non è che il tiro sia proprio invitante: una fessura strapiombante su roccia dubbia. Parto.

Salgo la fessura molto atletica e mi infilo nel diedro. La roccia fa schifo! In realtà il problema non è la roccia ma lo spesso strato di licheni che la ricopre rendendo il tutto sbricioloso e scivoloso. Con pazienza e fatica raggiungo la sosta e recupero Alberto. Il tiro successivo è breve ed elementare. Via dalla linea bella e logica, il tiro centrale è purtroppo rovinato dai licheni. Scendiamo con le ultime luci e i soliti discorsi sulle future salite. Nonostante sia agosto e con il desiderio di essere altrove, l’Appennino non delude e regala sempre belle giornate e arrampicate!

La via sconosciuta alla parete SW l’ho ribattezzata Via della Fessura in attesa di qualche informazione sui primi salitori.






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