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I 4 Spigoli: Sterpara, Roccabiasca, Scala e Pumaccioletto in giornata

by Frasso
17 minuti di lettura

Atto 0- L’idea

Tutto inizia nel lontano settembre del 2022 in un pomeriggio di lavoro in negozio da Move Mountai Lovers. Non è un giorno come tutti, oggi abbiamo un ospite speciale, uno degli alpinisti italiani più importanti del momento: Hervè Barmasse.  Barmasse vanta un curriculum lunghissimo di grandi imprese, tra cui anche spedizioni importanti in Himalaya ma c’è una salita che lo contraddistingue e di cui va particolarmente orgoglioso. In un solo giorno ha percorso tutte e 4 le creste del Cervino. Il Cervino infatti non è solo una delle montagne più importanti del mondo per storia, estetica e prestigio ma è anche la sua montagna di Casa. La sua famiglia è una dinastia di Guide alpine del Cervino e nessuno come lui può dire di aver vissuto su quelle pareti.

Hervè si rivela una persona piacevolissima, con cui trascorriamo il pomeriggio e la serata; è una giornata memorabile per il negozio e per me che sto imparando proprio in questi giorni come ci si muove sulle vie lunghe di arrampicata. Affascinati dai suoi racconti, nei giorni seguenti non lasciamo svanire i suoi racconti e le immagini stupende delle creste che ci ha mostrato e tra un cliente e l’altro iniziamo a fantasticare su nuove avventure alla nostra portata.

Qualche giorno dopo riceviamo un’altra visita importante; durante la serata con Barmasse abbiamo conosciuto Mattia di @montagnefilanti. Mattia è un appassionato di montagne che sta avviando una nuova piccola attività. Si occupa di stampare in 3D riproduzioni fedeli delle montagne, creando modellini molto accurati, al punto che è possibile distinguere con buona precisione le vie di arrampicata, in base alla scala. Lo abbiamo conosciuto perché ha portato a far vedere a Hervè Barmasse la riproduzione del Cervino. Di fronte a quel modellino, Matteo non ha resistito e gliene ha chiesto uno dell’appennino parmense, che comprendesse tutte le montagne tra il Passo del Cirone e il Passo del Lagastrello.

Il modellino in stampa 3D

Quel pomeriggio Mattia ci consegna il modellino da esporre in negozio; la visione in 3d di quei luoghi ha un effetto inaspettato. Come se fossimo del tutto nuovi a quei sentieri, a quelle cime a quei canali iniziamo a percorrerli sulla plastica grigia del modello, immaginando itinerari e percorsi che all’improvviso paiono così evidenti. Nascono molte idee, dalle più scontate come attraversare tutto il crinale di corsa, alle più curiose, come salire le direttissime (sentieri che partono dal versante toscano) di Braiola e Marmagna in inverno. In questo gioco in cui facciamo passare le dita sul modellino si delinea un’idea che spazza via tutte le altre: come Hervè Barmasse fece con il Cervino anche noi potremmo percorrere le 4 creste delle nostre montagne. Non abbiamo la fortuna di avere una cima così importante da raccoglierle tutte ma per ragioni morfologiche che sicuramente i nostri Geologi saprebbero spiegare, in alta val Parma con una certa regolarità si incontrano formazioni rocciose che tra loro hanno una certa coerenza. Le chiamiamo creste quando sono più allungate e discontinue o spigoli se verticali e dirette, ma sono tutte strutture di arenaria macigno disposte perpendicolarmente al crinale, esposte a sud. Su ognuna di queste si snodano alcune vie di arrampicata di cui le più semplici sono quelle che ne percorrono lo spigolo e sono tra i primi tiri che un aspirante appenninista studia quando vuole muovere i primi passi. Le difficoltà sono contenute e la chiodatura generosissima. Un perfetto luogo dove fare pratica. L’idea è quella di salire le quattro vie più famose in giornata: i 4 spigoli. Sono lo Spigolo dello Sterpara (anche detto Sentiero Alpinistico Roberto Fava), la Cresta del Roccabiasca, lo Spigolo Sud dello Scala e lo Spigolo SUD del Pumaccioletto.

L’idea è chiara, a questo punto si inizia a fare qualche calcolo: quanti km saranno da camminare, quanti tiri da arrampicare, quanto dislivello da salire ma soprattutto quanto tempo sarà necessario. Poi ci sono da prendere molte decisioni di carattere etico: cosa è ammesso e cosa non lo è, da dove partire, come rientrare. Questi discorsi si dilungano per giorni e lentamente si mettono al corrente dell’idea tutti gli amanti di queste piccole avventure appenniniche: Federico, Simone, Luca, Alberto e piano piano tutti i Redclimber. La sfida è stata lanciata, resta da capire solo chi, come e quando.

Atto 1 – Il lungo silenzio

Dopo l’entusiasmo iniziale, l’intenzione di salire i 4 spigoli è diventata una certezza ma lentamente quel desiderio che all’inizio era stato travolgente si affievolisce. Un po’ perché c’è sempre di meglio da fare, un po’ perché comunque è richiesta una certa motivazione per affrontare un itinerario del genere. Ogni tanto l’argomento torna in auge, magari arricchito da ulteriori complicazioni. Federico sostiene di poter percorrere i 4 spigoli in giornata in inverno, Luca di poterlo fare partendo da Parma “by fair means” ma nessuno prende l’iniziativa. Io dentro di me coltivo l’idea e aspetto il momento giusto, con lo sguardo vigile che non salti in mente a qualcuno di rubarmi la prima! In realtà non ho la certezza che nessuno lo abbia mai fatto prima, è possibile che qualche alpinista di una generazione precedente ci abbia già pensato (vista l’ineccepibile logicità), ma comunque apprezzerei il valore anche di una prima salita “della nostra generazione”.

Atto 2- Il compagno di cordata

Sono passati anni e siamo a maggio 2024. Dopo una stagione votata interamente allo scialpinismo mi dirigo con Stefano in Valle dell’Adige per ripetere Desiderio Sofferto la cui roccia pare essere eccezionale. 

Durante il viaggio Stefano mi racconta della sua ultima impresa ciclistica. Ha appena corso L’Etape del Tour de France organizzata a Parma. Non ho confidenza con i numeri del ciclismo ma capisco velocemente che si tratta veramente di una “Grand Course”. Faccio fatica ad apprezzare la descrizione delle salite o le sensazioni ciclistiche ma c’è un aspetto che non mi lascia indifferente; Stefano mi sta parlando come se avesse appena fatto una grande impresa, di quelle che non si dimenticano, eppure ha solamente girato in bici nelle zone di casa, come avrà fatto mille altre volte. Allora capisco che in realtà è proprio questo il punto; il fascino di questa impresa sta proprio nella gioia di trovare l’avventura ad un passo da casa, nell’elevare i luoghi che conosciamo a terreno di ingaggio e di sfida con se stessi. Sapere che si possono compiere imprese degne di essere ricordate non solo senza andare lontano ma anche godendo di luoghi a cui siamo affezionati che apparentemente non offrono grandi possibilità

Arriviamo al parcheggio e ci dirigiamo all’attacco della via.

Non arrampico da mesi e non sono molto a mio agio su quelle difficoltà e infatti l’ultimo tiro mi richiede qualche tentativo in più del solito. Finisco la via stravolto, con qualche dito sanguinante e col morale a terra, nonostante il resto della via sia stato davvero piacevole. 

Lungo la strada del ritorno riprendiamo le nostre discussioni e, abbattuto dalla fatica fatta su un tiro di 6a, dirigo i miei discorsi su itinerari più accessibili come grado ma resi interessanti da altri aspetti, come la lunghezza, l’isolamento o la bellezza dell’ambiente. Con imbrazzo mi rendo conto che poco prima con Stefano ho deriso chi ama percorrere dislivelli importanti o itinerari inutilmente lunghi per il gusto di “fare dei numeri” ma all’improvviso queste cose sembrano molto più interessanti perché non richiedono di saper scalare su certe difficoltà.

Tra tutti i progetti che nominiamo saltano fuori i 4 spigoli. Curiosamente scopro di non averne mai parlato con Stefano, forse perché abbiamo iniziato a scalare insieme un po’ più tardi, forse solo per caso. Ne parlo con lui come se già conoscesse tutti i dettagli ma lui mi ferma e mi chiede se ha capito bene, se voglio proprio scalare i quattro spigoli in un solo giorno. Chiarito ogni dubbio vedo accendersi in lui il fuoco dell’appenninista e capisco di aver trovato il mio compagno di cordata. Non ha problemi ne a scalare né a camminare tanto ma soprattutto intravede come me un’occasione di avventura, proprio come nella sua gara in bici. Fissiamo una data; da quel momento non se ne parla con nessuno.

Atto 3 – La via

Partenza verso il rifugio Mariotti al crepuscolo

Martedì 14 Maggio. La troppa neve fa saltare un impegno a Stefano. Durante una serata presso la sede del CAI ne parliamo e capiamo che possiamo anticipare la data. Il meteo è favorevole, il periodo ideale. Il giorno dopo prenotiamo il Rifugio Mariotti per venerdì sera e iniziamo i preparativi. La nostra idea è quella di partire dal rifugio al mattino, salire i quattro spigoli in ordine per scendere infine al Rifugio Lagoni presso cui la sera prima avremo lasciato la macchina. Giovedì sera preparo lo zaino e durante la notte sogno di scoprire che Luca e Angelo ci stanno soffiando l’impresa, c’è l’ansia delle grandi occasioni. Conclusa la giornata di lavoro mi dirigo direttamente ai Lagoni dove trovo Stefano pronto. Parcheggiamo a Lagdei e saliamo al Lago Santo. Si sta benissimo, la primavera qui è appena sbocciata. Solo un po’ di vento di troppo ci preoccupa. Arriviamo al rifugio, c’è un simpatico gruppo di ottuagenari bergamaschi che cantano canzoni di montagna a squarciagola. Ci accoglie la rifugista Martina che è la compagna di un nostro amico e compagno di cordata. Anche se la conosco solo di vista ci fa sentire a casa. La preoccupazione del giorno dopo e la consapevolezza che ci aspetterà una lunga giornata è mitigata dalla tranquillità di essere al sicuro, di essere nei luoghi dove siamo cresciuti e dove ci possiamo muovere  con disinvoltura. Ci accordiamo per fare colazione in autonomia, fissiamo la sveglia alle 5.00 e andiamo a dormire.

Dopo alcune manovre mattutine di carattere sanitario partiamo. Sono le 6.00, la giornata è splendida; non c’è vento, il lago è lucido come il cielo, gli uccellini cantano. Ci dirigiamo di buon passo all’attacco dello Sterpara. Conosciamo bene la strada, proprio io e Stefano quest’inverno abbiamo ripetuto la via. Nonostante questo rischio di sbagliare diverse volte come avverrà per tutta la giornata. Fortunatamente la sentieristica del CAI Parma lavora molto bene e Stefano mantiene l’occhio vigile. In circa 35 minuti siamo all’attacco. Procediamo sempre il conserva lunga sfruttando i numerosi spit, con le scarpe, visti i continui trasferimenti nel bosco tra un tratto e l’altro. Non corriamo mai, cerchiamo solo di non perdere tempo inutilmente. Apprezziamo l’arrampicata. Lo Sterpara riserva sempre qualche bel passaggio di roccia. Arriviamo in fondo; siamo in largo anticipo sul tempo che avevamo ipotizzato. Il merito è del tipo di progressione che al contempo ci dà grande sicurezza e permette di scalare velocemente. La cresta dello Sterpara si guadagna il titolo di “spigolo più bello”.

Le sensazioni sono molto buone ma ci aspetta probabilmente il tratto più faticoso. Dobbiamo scendere fin sotto al Lago Santo, risalire fino alla Sella dello Sterpara (sella?!) e poi raggiungere il Passo delle Guadine. È il tratto più lungo a piedi, dove la logica dell’itinerario scende a qualche compromesso. Non c’è altro modo che ripercorrere una parte del sentiero fatto alla partenza. Siamo in forma, il Lago è ancora silenzioso e il sole ancora non scalda troppo. Dopo 3 ore dalla partenza siamo al passo. Ancora 15 minuti e siamo al secondo salto del Roccabiasca dato che il primo si sale facilmente slegati. Ci fermiamo 15 minuti a bere e mangiare. Siamo largamente nei tempi; sappiamo che il Roccabiasca, lo “spigolo più lungo”, è dove si rischia di perdere più tempo. Ripetiamo la strategia di prima, conserva lunga e scarpe. I salti si susseguono velocemente tanto da confondersi con quelli dello Sterpara. Ad un certo punto siamo indecisi su dove passare e finiamo per due volte (colpa mia) nello stesso punto girando in tondo. Dopo questo attimo surreale riprendiamo e solo per l’ultimo salto mettiamo le scarpette. L’arrampicata li è più continua e richiede un paio di passaggi un po’ più delicati. Dopo un cambio di materiale siamo in cima. La croce di acciaio è sempre una vista confortante.

Per noi lo è di più del solito; siamo a metà e sappiamo che le parti più faticose sono alle spalle. Sono le 11.00 (5 h dalla partenza). Dopo una breve pausa trottiamo fino alle Capanne di Badignana. Qui incontriamo le prime persone che come noi si riforniscono di acqua. Il luogo è incantevole, il ruscello gorgoglia e i fiori gialli splendono. Mi sdraio qualche minuto per godere di tutto questo, alle Capanne di Badignana si dovrebbe salire ogni primavera in pellegrinaggio. 

Il paradisiaco vallone di Badignana

Saliamo il Vallone di Badignana, al cospetto della bella parete dello Scala, puntando al Passo di Fugicchia. Qui una terribile visione; c’è gente in parete, forse proprio sulla nostra via. Mi indispettisco all’idea di dover fare della coda. Fortunatamente ci basta avvicinarci di pochi metri per capire che la cordata che vediamo si trova a destra dello spigolo e ormai sta concludendo l’ultimo tiro, non ci saranno problemi di coda. Ci avviciniamo ancora un po’ e comincio a riconoscere da casco e zaino dei colori famigliari: davanti a noi ci sono Alberto e Pietro, con una ragazza! Incredibile, sul terzo spigolo abbiamo incontrato una cordata di amici. Affretto il passo e preparo la corda velocemente desideroso di raggiungerli. In pochi minuti superiamo la famosa fessura (che rende lo scala lo “spigolo più difficile”) con un “incastro di piede ed allungo su manetta” e siamo in cima con i nostri amici. È un bel momento, sembra quasi che siano saliti apposta per farci compagnia, per condividere un pezzetto della nostra avventura. Facciamo due chiacchiere mentre riprendiamo fiato, sono già 7.30 h che siamo in giro. Vediamo la fine.

Foto di cordata scattata da Pietro Delcanale, incontrato in cima allo Scala

Scendiamo a fianco della falesia fino al Lago Scuro. Qui perdiamo cinque minuti dato che veniamo quasi assaliti da un cane la cui padrona esita a tirare fuori il guinzaglio al grido di “tranquilli non fa niente”. La signora finirà con un piede nel lago nel tentativo di trattenere il demonio. Ci allontaniamo alla svelta, superiamo le capanne del Lago Scuro e attraversiamo la mirtillaia. Incrociamo finalmente il sentiero che porta alla Sella del Pumaccioletto e lo risaliamo tutto. Ultimi faticosissimi metri su erba verticale e siamo all’attacco. Siamo stanchi, manca pochissimo ma serve ancora un po’ di lucidità. Ormai da ore parliamo solo in francese, dialetto toscano e romano ma per questi due tiri ci concentriamo un’ultima volta. I primi metri sembrano di sesto grado, siamo davvero alla frutta.

Superiamo anche la placchetta superspittata passando tutti i rinvii e usciamo in vetta allo spigolo. Non riusciamo a trovare un “record” per il Pumaccioletto. Potrebbe essere lo “spigolo più evidente” o il “più logico” ma non siamo convinti, poco importa. Sono passate 9.40 h, siamo in cima all’ultimo spigolo, è fatta, resta solo da scendere. Stando attenti a non perderci siamo velocemente ai Lagoni. Gli ultimi metri di sentiero lastricato sono un tappeto rosso per noi. Siamo felici, soddisfatti. Torniamo a Lagdei dove ci fermiamo per un panino e una cochina. Non sembriamo certo due alpinisti reduci da una salita; siamo in mezzo alle famiglie, agli anziani, ai turisti. Nessuno può neanche immaginare che quei sentieri siano un luogo di avventura come lo è stato per noi. Non si tratta certo di una grande impresa, siamo riusciti in 10.20 h senza dover correre per cui ora posso dire che sia alla portata di molti, ma è stata una avventura che ricorderò sempre, per averla ideata, sognata e percorsa con un amico. E’ stato un modo per godere di questo luogo speciale a cui mi sono affezionato negli ultimi anni, per ripercorrere col pensiero i ricordi delle prime vie e per aggiungere un tassello alle mie memorie. 

Atto 4 – Il futuro

Noi abbiamo fatto la prima (forse) traccia. Abbiamo capito che impegno richiede, quanto tempo, quanta fatica. Mi sento personalmente di consigliare questo giro a tutti gli amanti dell’appennino, in alternativa a fare una via in giornata, per assaporare nuovamente il gusto di un’avventura ad un passo da casa. Non ci sono molte alternative d’estate su questo versante…

Ovviamente come tutte le grandi imprese si aspetta solo che qualcuno trovi un modo di renderne memorabile la ripetizione. Ben vengano prime solitarie, invernali, anelli completi, percorsi che includono altre vie o cime. Alberto ha già nominato un quinto spigolo… Si potrebbe anche guardare al cronometro, puntando ad un FKT dei quattro spigoli. Sbizzaritevi!

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