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Tu chiamale, se vuoi, sovrapposizioni: panoramica sullo stile di chiodatura in Apuane

by Montagnatore
11 minuti di lettura

Se uno pensa alle Alpi Apuane, le associa subito alle cave di marmo. In realtà le Apuane sono molto altro: laghi, borghi antichi, forre scavate dai torrenti, faggete fresche e prati ripidissimi arsi dal sole, regno dei mufloni… ma le Apuane sono soprattutto roccia: che non è stata soltanto affettata e sbriciolata, ma anche scalata – e da tempo immemore. Già gli uomini del marmo potevano considerarsi proto-alpinisti, specialmente i tecchiaioli, addetti a bonificare le pareti sopra i bacini di estrazione (dette “tecchie”): sentieri vertiginosi ancora in parte percorribili collegano le cave più in quota, e ogni tanto si trovano fittoni e chiodi vecchissimi in posti insospettabili.

Monte Corchia - Via Un asfodelo per Paolo

Sentiero di cavatori su cui oggi esce la via Un asfodelo per Paolo

Procinto - Capanna Ceragioli e Innominata

I gradini intagliati nella roccia sulla ferrata del Procinto

Non tutti poi sanno che sulle Apuane nel 1893 è nata la prima via ferrata d’Italia, che conduceva (e conduce tuttora) in vetta al monte Procinto, protetto da ogni lato da pareti di roccia. Ideata dall’ingegnere milanese Aristide Bruni, primo salitore della montagna accompagnato da cavatori esperti del luogo, ma realizzata soprattutto grazie a migliaia di colpi di scalpello, che hanno dato vita alla lunga serie di gradini sulla parete sud. L’accesso alla “ferrata” (che in realtà era costituita appunto dagli scalini e da alcuni fittoni) era consentito solo con l’accompagnamento di una guida del luogo, che sistemava e rimuoveva una scala a pioli dalla paretina strapiombante – priva di gradini intagliati – alla base della montagna. Oggi la scala è diventata fissa.

Già questo episodio anticipa in modo simbolico tante pagine di alpinismo apuano dei 130 anni successivi, che si potrebbero riassumere nel termine “sovrapposizione”.

Una sosta storica sulla via Oppio

Le Apuane hanno avuto visite illustri di alpinisti nati a nord del Po: Aristide Bruni era di Milano, proprio come Nino Oppio, che nel 1940 ha soffiato agli alpinisti liguri e toscani la prima salita della via più bella e logica di questa catena montuosa: la Oppio Colnaghi (Vedi la relazione) sulla parete nord del Pizzo d’Uccello, un viaggio paragonabile alle grandi vie delle Dolomiti. Da queste parti un paio di decenni dopo è venuto anche il trentino Cesare Maestri, amico del fiorentino Giancarlo Dolfi che è stato uno dei grandi protagonisti dell’arrampicata sulle Apuane nell’epoca dell’artificiale – ma allo stesso tempo il primo a ripetere la Oppio al Pizzo nel 1956 e a farne la prima solitaria senza usare la corda. Del resto per capire di che stoffa era fatto Dolfi basta ripetere la sua via sulla parete est del Procinto, aperta in artificiale (come era ovvio nel 1961 su strapiombi del genere) ma con una perizia di chiodatura da vero maestro. Oggi è attrezzata con solidi fittoni resinati e in libera si può considerare 6a+/6b. Spostandosi di pochi metri, sempre sul Procinto, si incontra il tiro Indian Girl, primo 8a della Toscana, che però segue in parte il percorso di una già presente via artificiale (chiamata 13 Chiodi) arbitrariamente schiodata. Il tiro Indian girl aveva alcuni appigli scavati, vi furono polemiche e alla fine il tiro in artificiale è stato ripristinato.

3° tiro

Penna di Sumbra, Canale NO

Sul Procinto si contano decine di vie spesso molto vicine, e i percorsi delle vie moderne intercettano le vie classiche (a loro volta quasi tutte richiodate a fittoni) creando spesso confusione. Il Procinto si può ormai considerare una grande falesia, ma questo genere di sovrapposizioni in Apuane sono avvenute anche su vie in contesti più alpinistici e isolati. È davvero difficile trovare su queste montagne una via classica non condizionata da varianti o vie “indipendenti”. Il Pilastro Montagna alla Pania Secca e la via del Cottolengo; la Via di sinistra al Torrione Figari e la via Arrapaho, lo Spigolo della Roccandagia e la via Estasi; il Diedro sud del Pizzo d’Uccello e la via Anti-diedro, la Tiziana e la via Dinko, la Via dei Fiorentini alle Torri di Monzone con tutte le varianti che la tagliano… e l’elenco potrebbe proseguire se da vie classiche tuttora ripetute si passasse a quelle cadute nel dimenticatoio.

Torrione Figari - Variante di uscita sull'anticima

Variante di uscita sull’anticima del Torrione Figari

Anche sulle Prealpi e in Appennino sono avvenute sovrapposizioni, ma mai con la frequenza che si osserva sulle Apuane. Forse la tradizione anarchica di queste terre ha avuto un peso anche sullo stile di apertura? Oppure l’ansia di vedere le cave ampliarsi sempre di più ha spinto a sfruttare ogni metro delle pareti anche a costo di scavalcare ciò che era già stato salito? 

Sicuramente sarebbe stato meglio anteporre il rispetto e la cura dell’usato alla voglia di nuovo. Il risultato di questa mancata scelta è un gran numero di vie con chiodi arrugginiti mezzi spezzati, intercettate da vie moderne con spit che invecchiano e arrugginiscono a loro volta.

Luoghi relativamente scomodi da raggiungere come il contrafforte sinistro della sud del Pizzo e le Guglie della Vacchereccia, pur essendo talvolta frequentati, stanno cadendo sempre di più in uno stato di abbandono: qualche via è stata richiodata, ma tante fessure sono tappate dall’erba, ci sono massi pericolanti qua e là e in generale tanto ciarpame ormai poco affidabile lungo i tiri e alle soste.

Si trovano vie di stampo classico riattrezzate a spit ormai tempo fa, come la via dei Fiorentini alla Pania di Corfino, dove ci sono varianti con gli spit rimessi di recente e piastrine ormai vetuste sui tiri originali; pure la via del già citato Cesare Maestri sulla Torre Francesca è stata spittata una decina di anni fa senza troppe remore.

Occorre però citare altri angoli di Apuane in cui negli ultimi anni sono state operate richiodature allo stesso tempo rispettose del passato (un passato non così remoto, in cui già si apriva con il trapano in ottica semi-sportiva) sia del presente, con criteri di sicurezza accettabili: ci riferiamo alle Placche di san Viano e al monte Rovaio dove alcune vie sia facili sia difficili stanno vivendo una seconda giovinezza. Ma anche sul Procinto di cui si parlava prima, nonostante gli itinerari siano davvero tantissimi, piano piano stanno venendo tutti risistemati.

Accademiche idiozie - Pizzo d'Uccello

Accademiche idiozie – Pizzo d’Uccello

Sul Monte Corchia invece, le cui pareti nonostante siano a 1500 m hanno l’accesso più comodo di tutte le Apuane, sono recentemente state richiodate sia la Via Erik sia le soste della Classica al Secondo Torrione. La prima è una via nata a spit, molto ripetuta, che ormai da qualche anno necessitava di essere risistemata; mentre le immagini dei lavori sulla seconda via, pubblicate sul profilo Facebook delle Guide Alpine Prorock, hanno suscitato qualche polemica: un po’ perché le vie classiche andrebbero lasciate così come sono, un po’ perché le vecchie soste non sono state rimosse. In effetti, sostituire i chiodi arrugginiti con altri nuovi sarebbe stato più rispettoso, e dal momento in cui sono stati piantati nuovi spit vicino, tanto valeva portare via le vecchie soste come spazzatura invece che lasciarle lì a mo’ di reperti museali (le Apuane ne sono già piene)… ma a fronte della situazione di delirio di nuove aperture sopra descritta, un lavoro comunque ben fatto su una via già esistente può essere soltanto lodato. Anche in Dolomiti molte delle vie più frequentate di IV e V grado hanno ormai da anni le soste attrezzate a spit o fittoni resinati, e nelle Grigne sono stati messi pure lungo i tiri. Questo sicuramente diminuisce l’ingaggio di tali vie, ma non significa automaticamente maggiore sicurezza: volare lungo queste salite di natura alpinistica è sempre diverso (e più doloroso…) che su quelle sportive in piena parete; mentre una maggiore frequentazione aumenta il rischio di incidenti per caduta sassi. Va anche detto che si tratta di itinerari che già erano parecchio ripetuti, e lasciarli con soste poco affidabili sulle quali magari erano ancorate più cordate in contemporanea, non aveva molto senso.

Torre Pelissier - Via Bonelli Gemigniani

Sulla Via Bonelli Gemigniani alla Torre Pelissier

Quello che secondo noi ha senso è lasciare uno spazio di avventura sulle vie più isolate e in contesti ambientali severi che già tendono a fare selezione. Smartellare gli spit messi alle soste della via Oppio sulla nord del Pizzo è stato un gesto discutibile, ma quella è una via che sta bene così com’è con le soste a chiodi. La comunità alpinistica dovrebbe riconoscere alcune zone ormai frequentate come falesie in cui chi vuole richiodare e ripulire abbia via libera; e allo stesso tempo vie storiche “patrimonio dell’alpinismo” da lasciare stare.

È vero che l’alpinismo praticato nel 2024 non è paragonabile a quello che si faceva 150, a 100 e neanche a 50 anni fa; che oggi abbiamo friends, previsioni meteo affidabili, relazioni dettagliate e soprattutto la possibilità di venire soccorsi praticamente ovunque; però una via a spit o con le soste a spit rimane pur sempre un’altra cosa rispetto a una via alpinistica dove sappiamo che troveremo solo i chiodi; non la affronteremo con lo stesso stato d’animo e soprattutto non ci darà le stesse soddisfazioni anche se i movimenti e la parete sono gli stessi. La scala che veniva messa e tolta all’inizio della ferrata del Procinto, come dicevamo all’inizio, è rimasta fissa ed è giusto così; in altre pareti però è meglio lasciarci andare solo chi si sente di passare lo stesso anche se manca la scala.

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2 commenti

Roberto Vigiani 26 Giugno 2024 - 21:10

Non dici niente di nuovo e sinceramente potremmo discuterne per ore sul dibattito spit si o no, vie sovrapposte o altro,ma di fatto non si arriverà mai da nessuna parte.
I tempi sono cambiati e nel bene o nel male le cose vanno avanti e nessuno di noi singolarmente può imporre la sua visione del problema, anche se è liberissimo di farlo. Solo la maggioranza avrà la meglio sul futuro e se è quello a cui stiamo andando incontro penso che i nostalgici del vecchio alpinismo(tra cui in parte mi ci metto anch’io)dovranno rassegnarsi alla dilagante ricerca della sicurezza ad ogni costo. Roberto Vigiani

Risposte
Luca Castellani 27 Giugno 2024 - 7:49

Ciao Roberto grazie del commento. Sì vero che sono stati scritti già papiri sull’argomento e nessuno ha la soluzione in tasca… tanto meno io che alla fine ho solo goduto passivamente del vostro lavoro di chiodatura. Certe vie alla parete Striata non sarei andato a ripeterle quando c’erano gli spit vecchi e arrugginiti; ora reputandole più sicure le ho fatte anche se ero un po’ al mio limite. Non trovo però corretto applicare lo stesso ragionamento a contesti meno sportivi e più alpinistici, che sulle Apuane esistono. Quelle pareti andrebbero approcciate sempre con il giusto margine e la consapevolezza dei rischi che ci si corrono, riattrezzarne le soste o farci nuove vie vicino / sopra significa farci andare più gente e aumentare il rischio di incidenti, secondo me. E non sono convinto che “la maggioranza “ dei fruitori voglia questo!
Buona giornata , Luca

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