Nel maggio 2017 siamo andati in Val d’Adige a salire la via Mamma li Turchi a Canale di Rivoli, poco prima di Tessari, aperta qualche mese prima. Nella relazione scrivemmo senza girarci troppo attorno che la via ci era sembrata brutta, sovra-gradata e non ci spiegavamo come mai avesse tante ripetizioni. Il tempo non ci ha dato ragione, così come i chiodatori che (giustamente) non avevano preso troppo bene i nostri giudizi; amici e conoscenti andati a ripetere la via ne hanno quasi tutti ricevuto un’impressione positiva: Mamma li Turchi è diventata una classica della valle e addirittura nel 2024 risulta una delle relazioni più lette su RedClimber.
Domenica scorsa (10 novembre 2024) la via è stata trovata parzialmente schiodata da ignoti con la scritta “climbers go home” vicino al nome della via. Forse la “massa” di alpinisti in zona non risultava più sostenibile, nè gradita a qualche residente, e si è arrivati a questo gesto estremo? Chi lo sa! Sicuramente lo schiodatore dei turchi per ora sta facendo l’indiano e non ha rivendicato l’atto.
Un paio di settimane prima, nell’aprile 2017, eravamo invece sul Monte Forametto, in un angolo appartato del Garda Bresciano vicino al Rifugio Pirlo allo Spino: la scelta fu la via Con un Tocco di Classe, di Tiberio Quecchia. I gradi dichiarati erano gli stessi di Mamma li Turchi, ma fare paragoni è quasi ridicolo: la via sul Forametto era molto più impegnativa, sia nel complesso sia come singoli passaggi; e nonostante pure di quella pubblicammo la relazione, il suo destino non è cambiato: Con un Tocco di Classe è rimasta una via dimenticata.

Alberto sulla via Con un Tocco di Classe nel 2017
Per una strana coincidenza, sabato 9 novembre siamo tornati in zona Rifugio Pirlo, ma per andare a visitare la parete vicina, quella del Monte Marmere: una lavagna di magnifico calcare a rigole, al sole tutto il giorno, con la vista aperta sul Lago di Garda.
Il programma era di salire una via di IV grado (la Gnaccarini-Bosio), complice un post del 2019 del CAI di Salò che parlava di lavori di pulizia cominciati su quella e altre vie. Una bella sosta a spit luccicanti alla fine del primo tiro, con pure la scritta in blu GB, ci aveva illuso, per un attimo sembrava quasi di essere ad Arco… Peccato che il terzo tiro ci abbia riportato coi piedi per terra (anzi per erba!): i lavori evidentemente erano stati cominciati ma non terminati, e la parte alta della via risultava troppo sporca e con chiodatura precaria. Similmente alla via di Quecchia sul vicino Forametto, pure qui i gradi ci sono sembrati molto stretti. L’altra cordata del gruppo, partita sulla vicina via Rogerway, ugualmente spaventata da chiodatura gradi e sporcizia, ha deviato sulla Graccarini Bosio: ci siamo così ritrovati a metà pomeriggio in cinque, appollaiati sulla quercia della seconda sosta (l’ultima buona), e la cosa più sensata da fare ci è sembrata buttare giù una doppia per limitare i danni e rimandare la nostra salita a un’altra volta, con uno spirito diverso, un’altra attrezzatura e più ore di luce davanti.
Al Rifugio Pirlo ci hanno poi confermato che sulla parete della Marmere ormai non va praticamente più nessuno dai primi anni 2000, e le vie (una ventina) versano quasi tutte in stato di abbandono, con chiodatura datata e spesso pericolosa. Sarebbe bello se qualche volenteroso chiodatore venisse in zona a rimettere mano su queste vite storiche, che da sotto sembrano semplicemente fotoniche: riattrezzandole in un’ottica sì rispettosa dei loro apritori, ma pure dei potenziali ripetitori, che non sempre sono disposti a rischiare la vita per portarsi a casa una via a 1200 metri.
Forse questo potrebbe far cambiare destinazione almeno a qualcuno tra le centinaia di persone che tutti i weekend vanno a Tessari e dintorni, causando qualche inevitabile fastidio ai residenti; persone che spesso non sanno dove andare a fare colazione prima dell’arrampicata o a bere una birra e mangiare un panino dopo, essendo pochi e spesso affollatissimi i bar tra Rivoli e Brentino; persone disposte a stare in giro qualche ora in più e fare un po’ di coda in meno sulla via, invece che a Tessari e Canale di Rivoli, potrebbero andare ad arrampicare sul Monte Marmere, e poi passare a trovare i simpatici gestori del Rifugio Pirlo, aperto tutti i weekend dell’anno, che spesso soffrono un po’ di solitudine. Forse resterebbe loro qualcosa in più della giornata!
Da parte nostra preferiamo senz’altro salire e descrivere vie belle e da riscoprire, piuttosto che brutte e da dimenticare; purtroppo non siamo in grado di andare a riattrezzare con criteri moderni una via, ma possiamo dare un contributo pubblicandone una bella relazione che invogli le persone ad andarci. Sicuramente salire sulla parete delle Marmere a sostituire o aggiungere chiodi cordini e spit è un bell’impegno, ma una cosa è (quasi) certa: nessuno si prenderebbe la briga di andare fin lassù a toglierli!











2 commenti
Mi sa che o vaete compreso male o Fabio aveva bevuto… Sulla parete de Le Marmere, risultano a posto sia la Roger way (strano che i vostri amici si siano trovati male, magari hanno cannato la via?), che la diagonale dei sogni richiodata da me 4 o 5 anni fa con fix inox 316 quindi per i prossimi 100 anni durano e la mia via Il profumo dei gelsomini (a breve spero, terminerò anche un altro itinerario che purtroppo non sono riuscito a finire per svariati motivi di tempo…). So che ultimamente hanno risitemato anche la Gnaccarini Bosio per la quale non metto la mano sul fuoco viste le verzure sulla quale passa già in originale… Per alte “ristrutturazioni” dovete aspettare un po’ ma ci saranno (non mi pagano per farle e devo lavorare anch’io oltre a dover cacciar fuori el dinero per le attrezzature…)
Ciao Stefano, grazie del commento e soprattutto del lavoro che fai su queste e altre pareti.
Sì, avevo saputo che la Gnaccarini Bosio era stata richiodata per altri 2 tiri qualche mese dopo la nostra visita.
Può anche essere che i nostri amici sulla Rogerway siano finiti su una via vicina.
Sulla placconata della diagonale dei sogni (almeno nella parte bassa) ricordo di avere visto solo vecchie piastrine, però può essere che mi sia sbagliato. Il rifugista ci aveva detto che la parete era in stato di semi-abbandono, e questa era l’impressione che ci aveva dato. Aveva accennato al fatto alcune guide (non specificando chi) avevano attrezzato un nuovo sentiero d’accesso, e di quello me ne ero accorto siccome nel 2017 ne avevamo fatto uno più basso e lungo. Se avessi saputo delle tue richiodature lo avrei scritto, e hai fatto bene a puntualizzarlo.
Ad ogni modo conto di rifarci un giro il prossimo inverno!
Luca