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L’importante è far stare (quasi) tutto nello zaino! L’attrezzatura da arrampicata di Luca

by Montagnatore
7 minuti di lettura
Nello Zaino - Materiale Arrampicata Luca

Avrei dovuto scrivere su un sito chiamato Yellow Climber, vista la mia predilezione per tutto ciò che è giallo… Ma Red suona senz’altro meglio! Se la neve per i miei giallissimi sci Black Crows Orb Freebird manca o è troppo lontana, e si lasciano desiderare le condizioni per sfoderare le mie Grivel Light Machine, faccio comunque in modo che ci sia qualcosa di giallo tra me e la roccia. Da ormai 8 anni sono felice consumatore di scarpette La Sportiva, prima Miura poi Katana, rigorosamente con i lacci. Buon compromesso tra comodità e precisione, le uso anche indoor; la volta che capita il boulder con aggancio di punta o tallonata rude, ho un’ottima scusa per non provarlo nemmeno!

Per tutto il resto, sui miei gradi (fino al 6c nei momenti di gloria), non mi sono mai sentito limitato rispetto a modelli più aggressivi, e in via posso tenerle ai piedi per ore senza provare fastidio. Ho comunque una scarpetta-muletto più ciabattosa, la Five Ten Anasazi, che apprezzo soprattutto sulle vie con scalata di aderenza o su quelle più facili, diciamo tra il IV e il V grado; al di sotto di tale difficoltà non mi chino neppure per cambiare le scarpette e demando tutto il lavoro alle scarpe da avvicinamento Zamberlan Salathe, un bel carro armato molto calzante e confortevole sulle lunghe camminate, ma con l’allacciatura che arriva quasi in punta e offre buona sensibilità sull’appoggio; forse risultano un tantino pesanti appese all’imbrago, ma in tutte le vie sportive con rientro in doppia non le porto nemmeno su: tanto le Katana sono comode, e alla peggio (cioè se le doppie depositano da tutt’altra parte…) un po’ di scalzismo non guasta.

Non appartengo alla generazione Z con rislvoltino e caviglia fuori, ma nemmeno di quella di Emilio Comici coi pinocchietti: pantalone senza vie di mezzo, o lungo o corto, ma solo se c’è davvero caldo e non si corre il rischio di “cingolare” su per camini (come però puntualmente capita, specialmente a Bismantova nelle sere estive dopo lavoro).

Come imbrago ho usato per lungo tempo il Black Diamond Momentum, robusto e ben strutturato: fascia principale con inserti morbidi in vita, comoda quando tocca passare del tempo appesi in sosta, e quattro porta-materiale rinforzati in gomma, sui quali eventualmente abbondare con la mercanzia.

Essendo ormai un po’ vecchio, lo ho recentemente sostituito con lo Zone della stessa marca, imbrago maggiormente orientato verso l’arrampicata sportiva, più leggero e soprattutto più giallo.

Generalmente tengo sui due porta-materiale davanti i rinvii: da un lato quelli corti, dall’altro quelli lunghi, sempre con apertura verso l’esterno; sempre davanti tengo i friend, DMM Dragon Cam con cui mi sono sempre trovato molto bene: 3 misure piccole da un lato, 2 più grandi dall’altro: nonostante sia giallo, il n. 2 per me fa già parte dei friend grossi, da portare soltanto quando si è certi che serviranno!

Nello Zaino - Materiale Arrampicata Luca

Friend DMM in posa sul macigno dell’Appennino

Nei porta-materiale posteriori lascio i moschettoni sciolti, quelli con set piastrina e reverso, eventualmente i dadi Black Diamond Stopper (in una ghiera), chiodi (in un moschettone semplice), i friend grossi; e infine i cordini corti, infilati a bocca di lupo nello stesso portamateriale – detesto quando i compagni me li propongono raggomitolati su una ghiera… tengono occupata la ghiera e per rimetterli in ordine ogni volta c’è da contattare una sartoria (si vede che non ho mai fatto un corso di alpinismo al CAI, pur essendo istruttore)… cordini più lunghi e fettucce invece li tengo a tracolla, non più di tre, e comunque si impigliano sempre volentieri.

Nell’asola posteriore dell’imbrago appendo le mie robuste Zamberlan (non mi piace portarle nello zaino), oppure il martello, assicurato con un moschettone e un cordone sottile di circa 2 metri… normalmente preferisco piuttosto tenere lui nello zaino, tirandolo fuori soltanto all’inizio dei tiri o prima di passaggi su cui sono quasi certo di doverlo utilizzare… se si è su vie dove serve il martello, quasi sempre ci vuole anche lo zaino!

Tollero gli scampanellii all’imbrago solo mentre arrampico: in fase di avvicinamento e di discesa tutto ciò che riesce a stare nello zaino deve entrarci, compreso eventualmente uno zainetto più piccolo da usare solo in via.  Possiedo quasi più zaini che rinvii. Quello grande, che sfrutto anche per scialpinismo e alpinismo invernale, è un Salewa Ortles Guide 35 litri, zaino pro e davvero prezioso, tanto che è quasi un peccato lasciarlo in rifugio, tanto meno sotto una via: unico difetto, non è giallo. Giallo è (o meglio era) il mio Black Diamond Speed 22 litri, altro ottimo compagno di scalate su roccia e ghiaccio che però mi fa un po’ penare per uno spallaccio che si sta scucendo, e non ho ancora trovato un sarto capace di ripararlo a dovere… altro ottimo tutto-fare, ma meno capiente: probabilmente lo spallaccio ha ceduto appunto a forza di caricarlo “abbestia”, qualche volta con corda sci e piccozze insieme, altre volte con sassi molto belli che ci tenevo a portare a casa. Alla fine lo zaino che ho utilizzato di più in arrampicata è il banale Simond Cliff 20, leggero e sostanzialmente indistruttibile. Lo ho recentemente affiancato/sostituito con il Black Diamond Blitz 20: senz’altro più figo, ma alla fine svolge le stesse funzioni. Stipati in qualche armadio ce ne sono almeno altri 5 o 6 di varie capienze.

Di caschi ne ho cambiati diversi ma non troppi, prediligendo quelli in poliuretano, più leggeri; per lungo tempo ho usato un Black Diamond Vision, che era giallo ma poi si è stinto a forza di stare al sole; lo ho dunque sostituito, in un momento di follia, con un Grivel Salamander comprato solo per il suo colore (chissà quale sarà!); casco a scodella concepito più per le ferrate e l’escursionismo che non per l’alpinismo e l’arrampicata, lo ho dimenticato un giorno appeso su una pianta in una falesia – in falesia sparpaglio sempre tutto ovunque – ed è stato recuperato da un ragazzo di Modena, che lo ha tenuto nascosto in cantina per quasi un anno; non ne ho mai sentito la mancanza, continuando a usare il veterano Black Diamond ormai diventato bianco; poi un giorno piovoso di inverno ho deciso di fare 60 km di pianura per andare a Modena a recuperarlo, e tuttora lo sto usando (e odiando) di nuovo, in attesa di perderlo una seconda volta definitivamente.

Infine le corde: ho iniziato con una singola Mammut Infinity da 70 m, fidandomi del nome che prometteva vita eterna… infatti ormai ha compiuto 10 anni, e in falesia va a finire che uso sempre quelle degli altri (facendo forza sul fatto che in falesia ci vado sempre come ripiego!). Su via lunga, anche sportiva, preferisco sempre andare con le mezze, che invece sostituisco più di frequente. Attualmente ho due Edelweiss Oxigen II Supereverdry Unicore da 60 m, 8.2 mm; nonostante il trattamento impermeabilizzante, tendo a usarle quasi solo su roccia; quando capitano gite in alta quota allora mi accontento volentieri di certi “spaghetti” sottili e leggeri posseduti dai soci.

Nello Zaino - Materiale Arrampicata Luca

Nell’ormai lontano 2016, in un periodo di noia in falegnameria, ho auto-fabbricato alcuni cunei di legno (rovere, presto soppiantati dai friend) e due staffe con il legno e i cordini, usate in qualche esperimento di arrampicata artificiale in Pietra – vizio che per fortuna ho perso quasi subito. Ogni tanto comunque le dissepellisco per mostrarle con orgoglio ai compagni di avventura, in occasione di prime ripetizioni o in rari tentativi di apertura dal basso.

Per concludere vorrei citare un po’ di materiale trovato qua e là: rinvii, dadi, chiodi, cordini, moschettoni e tante maglie rapide… ognuno conserva il ricordo del luogo, della via e dell’episodio in cui ne sono entrato in possesso. Ho anche senz’altro qualcosa appartenente ai tanti compagni di scalata, diventato mio per usucapione… ma del resto io stesso tendo a smarrire o dimenticare tante cose, dunque in qualche modo tutto si compensa!

Ringrazio tutte le persone a cui ho rubato le foto inserite in quest’articolo: in ordine di comparsa, Giulio, Federico, Giorgia, Frasso, Andrea, Mario B, Orazio, Francesco, Mario Z.

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Alle prese col macigno (codigno) del Braiola con staffa artigianale e zainetto Simond Cliff

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