FEDERICO ROSSETTI

SCALO FOTOGRAFO RACCONTO

— SPACER —

CHI SONO

— SPACER —

IO E LA MONTAGNA

— SPACER —

PERCHÈ LA MONTAGNA PERCHÈ L’ALPINISMO

— SPACER —

REDCLIMBER

— SPACER —

CONTATTI

— SPACER —

HOME

[text_block style=”style_1.png” align=”left” font_size=”24″ font_font=”Shadows%20Into%20Light”]

« Il vero alpinista è un girovago (…). Intendo chi ama trovarsi dove nessun essere umano è mai stato prima, chi si diverte ad afferrare rocce che non hanno mai sentito il tocco di dita umane, o a gradinare su per canalini di ghiaccio la cui cupa penombra è stata consacrata alle nebbie e alle valanghe (…). In altre parole, il vero alpinista è chi tenta nuove vie. (…) costui apprezza egualmente il divertimento e la gioia della battaglia. Le placche nude e spoglie, i gradini squadrati e verticali della cresta e il ghiaccio nero e gonfio del canalino sono per lui autentico alito di vita. »

[/text_block]

[text_block style=”style_1.png” align=”right”]Albert-Frederick Mummery[/text_block]
[custom_html] [/custom_html]

-> CHI SONO

[text_block style=”style_1.png” align=”left” top_padding=”80″ left_padding=”30″]

All’anagrafe e per la storia Federico Rossetti, nato a Parma il 28 luglio del 1989. Per gli amici Federico, RED, Rossa o come preferite!

Alpinista, blogger, autore (Ferrate nelle Dolomiti Centrali è la mia prima pubblicazione), fotografo e viaggiatore.

Da piccolo mi divertivo a contare i ponti e le gallerie delle autostrade e li annotavo maniacalmente su un quadernino riportando nome e lunghezza. Forse per questo qualche anno dopo mi iscrissi a ingegneria civile.

L’ingegnere però non era la mia strada e visto che la vita è una sola, certe volte bisogna inseguire i propri sogni, e così oggi:

« Salgo le montagne alla ricerca del mio posto nel mondo »

Nell’ultimo anno ho vissuto sei mesi fantastici a Vancouver in Canada e ho viaggiato ed esplorato per i grandi parchi di Canada e Stati Uniti (35  giorni – 35 fotografie).

[/text_block]

— SPACER —

arrow

Al cospetto dell’immenso oceando di granito della parete dell’El – Capitain a Yosemite (USA)

Io e Eleonora al Berg Lake dopo il lungo trekking tra la Valle delle 100 cascate ai piedi del Mount Robson (CANADA)

arrow

— SPACER —

— SPACER —

[custom_html] [/custom_html]

-> IO E LA MONTAGNA

Io e Alberto in cima al Pizzo Badile

[text_block style=”style_1.png” align=”left” left_padding=”20″]

Ho da sempre un rapporto stretto con la montagna.

La ‘leggenda’ vuole che dopo esserne stato iniziato, prima da mamma e papà, poi dai tanti anni nel Corso di Alpinismo Giovanile al CAI di Parma, mi presi una pausa con i monti. Il compagno Alberto sostiene che persi le retta via per correre dietro alle ragazze. Ciò non è del tutto vero ma fa molto figo e romanza assai la nostra storia.

La verità, NON ditela in giro, è che la ragazza (Eleonora) è stata una sola e le corro ancora dietro tra una salita e l’altra. Alpinisticamente parlando furono anni bui e tormentati, tra amori fugaci, veri rimpianti e profonde illusioni ma grazie all’encomiabile persistenza del buon Alberto feci anche qualche bella salita, di grande soddisfazione per me, alpinista alle prime armi.

[/text_block]

Oggi sorrido ripensando a quelle piccole avventure.

La prima fu la mitica Segantini alla Grignetta, battesimo di tutti gli alpinisti o presunti tali. Fu la mia prima vera arrampicata in montagna, ci impiegammo un tempo biblico e tra tiri, soste e manovre di corde raggiungemmo la vetta all’imbrunire. Seguirono la ‘quasi tragica’ e fallita, almeno per me, salita all’Adamello dove dovetti rinunciare alla vetta per sopraggiunta fine della benzina, tanto qual era il mio allenamento e la bella e poi neanche tanto banale via Cerana al Caré Alto dove mancammo le doppie e ci ritrovammo in bilico su un’improbabile parete ghiacciata..

Quelle spensierate giornate alla scoperta di un mondo nuovo e misterioso stavano già smuovendo qualcosa dentro di me ma solo due veri pilastri riuscirono a rompere definitivamente quel muro invisibile: Bonatti e il Monte Bianco. Non c’è tanto da dire, lessi lo spettacolare “Montagne di una vita” del mito Walter e salimmo la Cresta di Rochefort con gran vista sul Gigante. Da quel momento tra me, l’alpinismo e la montagna furono solo rose e fiori: una salita tira l’altra, una cima la successiva, in un vortice di emozioni senza fine.



— SPACER —

Io e la “sorellina” di ritorno dall’avventurosa salita alla Cresta SE della Cima Campelli (Val Vigezzo)

[custom_html] [/custom_html]

-> PERCHE’ LA MONTAGNA PERCHE’ L’ALPINISMO

In apertura sul Canale Matteo (Appennino Settentrionale)

— SPACER —

[text_block style=”style_1.png” align=”center” top_padding=”40″ left_padding=”20″ top_margin=”30″]

Perché mi piace e mi è sempre piaciuta.

Perché là, in alto, sto bene.

Perché montagna è ricerca della via migliore.

Perché mi piace faticare, spremermi nella salita e gioire in cima.

Perché è una sfida con me stesso in cui l’unica regola è tornare a casa.

Perché mi piace non dipendere da nessun altro.

Perché mi regala gioie, emozioni e soddisfazioni uniche.

Perché montagna è avventura.

Perché mi piace contare solo sulle mie braccia e gambe.

Perché montagna è spingersi nell’ignoto dove nessuno ha osato prima.

Perché mi piace collezionare vette, vie e salite.

Perché mi piace stare da solo o con poca/pochissima gente intorno.

Perché vivere la montagna mi fa crescere nel fisico e nello spirito.

Perché mi piace vedere, fotografare ed esplorare posti nuovi.

[/text_block]

buona montagna !!

— SPACER —