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Il Peso della Farfalla [RECENSIONE e INTERVISTA a Erri de Luca]

by Jack
6 minuti di lettura

Un po’ strana forse a un primo sguardo la scelta di questo libro, in questa rubrica. Non si parla infatti di grandi salite alpinistiche o di avventure ad alta quota. Eppure, la Montagna è presente in ogni pagina di questo racconto. E leggendolo si percepisce la passione dell’Autore, Erri de Luca, per questo ambiente. Uno dei protagonisti del libro, d’altronde è un bracconiere/alpinista, che scala senza protezioni pareti verticali al solo scopo di prendere di sorpresa i camosci sull’altro versante della montagna. L’altro protagonista invece, beh…per lui la forza di gravità è un’opzione e non una legge, come scrive Erri stesso, è infatti il re dei camosci, e le pareti verticali sono il suo habitat naturale. 

In questo libro Erri de Luca, col suo caratteristico stile conciso ma denso di significato, pennella con poche, evocative parole una scena senza tempo: un duello più che una battuta di caccia, tra un cacciatore solitario e il re dei camosci. 

Entrambi sanno che il loro tempo sta per terminare, ma lo affrontano in modo diverso: l’animale vive di istinto, in perfetta armonia col momento e con il suo essere, in perenne accettazione di ciò che è. Mentre l’uomo, col suo pensare e interpretare, si crea speranze e illusioni, credenze che gli impediscono di vivere a pieno il presente. Ed è la farfalla bianca del titolo a sottolineare i momenti più topici del racconto: come quando, alla fine, si posa sul corno del re dei camosci ormai abbattuto e schiantando, col suo impercettibile peso, anche il cacciatore che lo portava in spalla. 

Il racconto, si legge benissimo, e in alcuni passaggi mi è parso anche poetico. Inoltre, ripercorrendo i pensieri del cacciatore, vengono toccati tanti temi interessanti, come il rapporto uomo-natura, la solitudine, l’amore ed anche il rapporto con Dio, che viene considerato dal cacciatore il Padrone del tutto, e nei confronti del quale ogni essere vivente è in perenne debito.

Consiglio di leggere Il Peso della Farfalla ad ogni appassionato di montagna, per la bellezza delle parole, per rivivere anche in un libro le atmosfere dei ghiaioni e delle pareti scoscese,  e per fermarsi un attimo a pensare alla montagna e ai mille modi in cui può essere vissuta.

 

6 DOMANDE ALL'AUTORE, ERRI DE LUCA

1 – Nel libro spiccano due figure, forti e solitarie: il Re dei Camosci e il Cacciatore, ma non sono loro gli unici protagonisti di questo libro, c’è un terzo personaggio, la farfalla che compare nel titolo, ma poi quasi scompare nel racconto, sembrando quasi non trovare spazio nel confronto totale tra i due rivali. Ma quale è in realtà il suo ruolo e il suo significato?

La farfalla è l’ultima goccia che completa il carico degli anni, dei giorni, dei minuti. Non quella che fa traboccare, ma quella alla quale non c’è niente da aggiungere. Sì posa sul corno del re dei camosci, abbattuto e issato sulle spalle, e questo impercettibile peso schianta la lunga vita del cacciatore. 

2 – Il re dei camosci è il padrone assoluto della montagna. Montagna che viene descritta anch’essa come assoluta, perfetta e ostile per l’uomo. Il cacciatore sembra un estraneo in questo contesto. Cos’è che lo spinge a sopportare gli inverni in solitudine e in quota? A confrontarsi con questa Natura, quali sono le sue motivazioni più forti? Dal racconto si vede la sua ammirazione, e quasi invidia, per il vero Re dei Camosci, ma c’è altro che lo muove?

Il cacciatore è un montanaro solitario, uno che si è appartato al termine di un tempo burrascoso. È un ospite non invitato, come il resto della specie umana. Ma in montagna è più forte la percezione di essere un intruso, uno che si accampa e deve farsi bastare il minimo. In fine di vita e di forze sa di doversi ritirare, sente che è l’ultimo inverno.

3 – Qual è, secondo lei, l’aspetto più importante e più significativo che l’uomo può imparare dal mondo animale e dalla Natura più in generale? Cosa la affascina di questo mondo e perché?

Vado in montagna per allontanarmi. Salendo mi procuro una distanza, un largo. Lassù non sono vicino a niente, una cima è solo il punto più remoto che raggiungo e dal quale devo fare marcia indietro. So di essere vulnerabile, ma è una vulnerabilità dalla quale non sento il bisogno di difendermi. In parete non esiste il vuoto, esiste il corpo, l’aria, il vento e il regno minerale. Sento che il mio scheletro vibra.

4 – Sia l’uomo che l’animale stanno fronteggiando la vecchiaia, e il tramonto dei loro giorni migliori. Entrambi sono consapevoli di questo e devono fare un bilancio della loro vita. Quali sono le differenze e quali le similitudini tra i due nell’affrontare questo tema?

L’animale sa quando è il momento. Ammiro in ogni creatura la perfetta aderenza all’attimo, al presente. Ogni animale si comporta con precisione in maniera giusta in suo istante, Non dubita, a differenza della specie umana che nel presente si comporta da incerta, credendo ogni volta che avrebbe potuto fare meglio di quanto ha fatto. Perciò l’animale sa quando deve morire e l’essere umano invece continua fino all’ultimo a immaginare di poter aggiungere ancora qualcosa.

5 – Come scrittore, da cosa prende ispirazione? E come decide che un argomento/soggetto sia materia valida per un libro?

Spesso un ricordo improvviso mi presenta un luogo e delle persone dimenticate. Allora per far durare il ricordo comincio a scriverlo. Altre volte un racconto ascoltato mi ispira una variante. Ma non posso premeditare una scrittura.

6 – Infine, volevamo chiederle, visto il tema principale del nostro blog, se ci può raccontare un po’ del suo rapporto con la montagna e con l’arrampicata/alpinismo.

È la superficie sulla quale il mio corpo si muove meglio. Ora che invecchio la pratica della scalata mi stimola a tenere in buon esercizio il tempo che mi resta. Oggi la montagna per me è un presidio sanitario

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